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Touhou Genso Wanderer Reloaded – La recensione: fagioli rossi per tutti

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Omen Exitio Plague, uscito su Nintendo Switch 2 anni fa, ha ricevuto in seguito un aggiornamento gratuito, contenente una storia aggiuntiva, nuovi personaggi e nuove immagini. Queste aggiunte basteranno per migliorare il giudizio sul gioco?

Omen Exitio: Plague

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Un dungeon crawler bello da vedere, ma dannatamente punitivo

Soltanto qualche mese fa, mentre in compagnia della mia adorata compagna concludevo le fatiche per “platinare” Dark Souls II, mi imbattei, per forza di cose, in uno dei boss più ostici – e nascosti – dell’intera saga.

Parlo, chiaramente, del Cercatore Oscuro, un boss difficile da trovare e da tirar giù, ma necessario per concludere al 100% la lista dei trofei del titolo di From Software. Ebbene, con poche fiaschette e quasi senza volerlo davvero, uccisi al primo tentativo l’ostico avversario, sentendomi veramente potente. Da lì, sono seguite diverse epiche conquiste videoludiche, che mi hanno fatto pensare di essere seriamente diventato un giocatore modello. Poi, però, è arrivato Touhou Genso Wanderer, in versione Reloaded, e tutto è cambiato.

Ve lo dico subito: non mi sono mai sentito tanto indifeso ed inerme pad alla mano in vita mia.

Touhou Genso Wanderer Reloaded - La recensione: fagioli rossi per tutti 1

Raccontami una storia

Touhou Genso Wanderer ha l’abilità innata di fuorviare pesantemente il videogiocatore. Al primo sguardo, infatti, è impossibile non lasciarsi trasportare dalla splendida direzione artistica di cui il titolo gode.

La sacerdotessa Reimu Hakurei, la protagonista della storia, e tutti gli altri personaggi che man mano faranno la loro comparsa nel Gensokyo, sono innegabilmente magnifici da vedere e a tratti mossi da atteggiamenti ai limiti della goffaggine. Tutto, infatti, scenari compresi, tutti molto armoniosi e gioviali, sembra procedere nella direzione di un titolo scanzonato e dallo scarso livello di sfida. Niente di più sbagliato, ma di questo parleremo più avanti. Prima di tutto c’è da analizzare quello che, forse, è il punto più debole del titolo e che ha destato i maggiori punti di domanda durante le circa 12-15 ore di gioco necessarie per portare al termine l’avventura di Reimu: la trama. La trama di fondo, infatti, non riesce proprio a convincere. Seppur sorretta da un input iniziale niente male – ma per nulla originale – va affievolendosi man mano, risultando alla fine inconsistente e priva di mordente.

Nei panni della sacerdotessa, infatti, ci ritroveremo ad affrontare Rinnosuke Morichika, grande amico della protagonista, impazzito improvvisamente a causa di una strana sfera luminosa di cui è entrato misteriosamente in possesso. Da lì, gli eventi prenderanno una piega alquanto scontata: Reimu sarà scacciata dal tempio, caduto ormai nelle mani di un Moricihika palesemente fuorviato da una qualche strana entità insita dentro di lui, e sarà costretta ad affrontare mille fatiche per salvare il Gensokyo ed il suo amico fidato.

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Quando il gioco si fa duro…

Se la trama del gioco non è dunque esattamente il piatto forte della portata, il discorso assume una forma totalmente diversa se si va ad analizzare l’aspetto prettamente ludico del titolo.

Da buon dungeon crawler che si rispetti, il titolo offre una struttura ludica semplice da capire ma complessa da proseguire. Innanzitutto, è bene tirare in ballo il lungo tutorial iniziale che – per fortuna – ci spiegherà per bene tutte le varie dinamiche del gioco. Concluso l’ottimo tutorial, siamo pronti per affrontare le enormi difficoltà che il titolo ci porrà dinanzi. E si, perché Touhou Genso Wonderer Reloaded è un gioco dannatamente difficile da approcciare, sia per gli esperti del genere sia – e soprattutto – per i novizi (come il sottoscritto) che si affacciano alla serie. Pregno di elementi roguelike, il gioco presenta una struttura avversa in stile trial and error, che si adatta perfettamente alla dinamica fondamentale del gioco: ci troviamo, infatti, a scalare una vera e propria torre composta da più piani (vedi Aincrad) ed ognuno di questi piani è sempre più difficile da superare. La nostra eroina si può muovere – ed attaccare – in tutte le direzioni con la semplice pressione del tasto “X”. Grazie anche alle spiccate dinamiche da JRPG il gioco vanta anche un sistema di equipaggiamento (potenziabile e craftabile) fatto di armi e protezioni varie, reperibili anche durante le fasi esplorative. Tramite alcuni menù che si sbloccheranno in alcuni punti del gioco, sarà sempre possibile non solo comprare, ma anche potenziare e fondere armi ed equipaggiamenti vari, per affrontare al meglio l’ostico mondo di gioco.

Gli scontri sono caratterizzati dagli iconici proiettili energetici che da sempre caratterizzano il franchise: i Danmaku. Sia gli spiriti avversari sia la nostra sacerdotessa possono scagliare i suddetti colpi, ovviamente tenendo d’occhio ad una sorta di barra del mana che sancirà la quantità di colpi che potremmo infliggere: la Barra Danmaku.

Tale barra si ricarica attraverso i “P item”, reperibili attraverso l’uccisione dei vari nemici che si pareranno davanti al cammino della giovane. La barra in questione è importante anche ai fini dell’utilizzo delle skill di cui Reimu gode. Alcune di esse sono perfette quando si è circondati da mostri (vedi Double Barrier) mentre altri sono utilissimi per uccidere gruppi di nemici in serie (Seeling Needle) e così via. La natura roguelike del titolo si palesa drasticamente anche e soprattutto nella presenza di alcuni nemici veramente difficili da arginare. Più volte, infatti, mi è capitato di fronteggiare dei veri e propri miniboss, capaci di mettere fine alla vita di Reimu – ed alla partita – in un solo colpo. Proprio a questo proposito è impossibile non approfondire un’altra delle dinamiche più ostili che il titolo porta con sé. Ci riferiamo, ovviamente, alla questione dipartita, dannatamente punitiva ed a tratti frustrante. Morire, infatti, vi riporterà istantaneamente al primo piano del dungeon, con i livelli abilità sbloccati durante la traversata azzerati. Le uniche cose che manterranno la loro potenza saranno accessori ed armi, ma attenzione anche a queste ultime: alcuni nemici possono distruggere le vostre armi, costringendovi a combattere a mani nude.

Il tutto senza dimenticare di tenere sott’occhio la barra dell’appetito, la cosiddetta “Tummy”, che si rivelerà fondamentale in più circostanze: oltre a curarsi, attaccare ed esplorare, bisognerà tenere sotto controllo l’appetito della nostra Reimu. Se tale barra dovesse calare troppo, la sacerdotessa smetterebbe di rigenerare la propria salute, fino a perdere addirittura conoscenza. Risulta consigliabile, quindi, fare una scorta di fagioli rossi, alimento di cui la dolce Reimu è golosa.

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Ora siete accomunati

Se da un lato troviamo un comparto narrativo lacunoso e che difficilmente verrà ricordato in futuro e dall’altro un gameplay curato, pieno di sfaccettature e più divertente di ciò che potrebbe sembrare, l’elemento che riesce ad accomunare il tutto è certamente il comparto artistico/grafico del titolo.

Tutti i personaggi sono estremamente curati, realizzati ad hoc e belli da vedere, garantendo al titolo una marcia decisamente prestante sotto questo aspetto. Peccato, però, che il tutto non sia equamente sorretto da un motore grafico adatto. Esso risulta veramente ridotto all’osso e, almeno su PlayStation 4 Pro, versione da me testata, si poteva certamente fare qualcosina in più. Resta, in ogni caso, un titolo molto carino da vedere, colorato ed impreziosito da una moltitudine di personaggi simpatici, soprattutto nelle fila del nemico. Guardare le carinissime guerriere nemiche, in pieno stile “Funko Pop”, darci la caccia con lo sguardo più buffo di questo mondo può strapparvi un sorriso anche mentre vi stanno facendo molto male. Impossibile, però, passare sopra ad un riciclo a tratti estenuante delle texture e degli asset dei livelli, tutti molto simili – per non dire uguali – tra loro, e che faranno storcere parecchio il naso, specialmente poiché si tratta di una versione rivisitata.

Note dolenti sono provenienti anche dal comparto audio: la colonna sonora che accompagna il titolo, seppur piacevole nelle prime battute, diventa velocemente fastidiosa e ripetitiva col passare del tempo. Buon lavoro fatto, invece, sulla localizzazione inglese, che permette di seguire con una discreta precisione i dialoghi, davvero fin troppo lunghi e continui, cui il titolo ci metterà davanti.

Ho giocato Touhou Genso Wanderer Reloaded grazie ad un codice “Review” fornitoci direttamente dal publisher sulla mia PlayStation 4 Pro con annesso televisore 4K HDR 10bit.

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