Tomb Raider

Tomb Raider: l’evoluzione di un capolavoro rimasto tale nel tempo

Un'analisi sul comparto grafico, del gameplay e della storia di Tomb Raider, dal primo capitolo del '96 fino a oggi

Sembrano lontani (e lo sono) gli anni in cui vedevamo per la prima volta l’atleticissima e prosperosissima Lara Croft nel primo capitolo della saga uscito nel 1996. Originariamente il titolo era stato pubblicato per Sega Saturn e solo successivamente convertito per PlayStation e PC, piattaforme dove avrebbe poi espresso tutto il suo potenziale.

L’evoluzione di Tomb Raider è però un fenomeno che ha toccato la saga solo in positivo, mantenendo intatta l’originalità e il concept di gioco, migliorandolo a ogni nuovo capitolo nella grafica e nel gameplay, aggiungendo sempre nuovi elementi che andavano a migliorare la già enormi possibilità esplorative.

Per chi come me ha giocato sin dal primo capitolo, ha visto la nascita e crescita di un vero capolavoro della storia videoludica… Tranne che nel caso di alcuni incidenti di percorso con i quali si è cercato di sfruttare il successo del brand. Diciamo che in ogni famiglia c’è una pecora nera e nel caso di Tomb Raider c’è un piccolo gregge.

Inciampi di percorso a parte, vediamo nel dettaglio come si è evoluto Tomb Raider dal 1996 al 2018:

Comparto Grafico

Nessuno potrà mettere in dubbio il miglioramento grafico, titolo dopo titolo, della saga di Tomb Raider. Lara ha subito poche modifiche durante i primi capitoli e solo nei più recenti ha assunto la figura di una ragazza dall’aspetto normale, fisicamente preparata ma senza esagerazioni nelle curve. Finalmente esprime stati d’animo attraverso le espressioni del volto, molto ben curate soprattutto in Shadow of the Tomb Raider e gli effetti di movimento su capelli e indumenti fanno pensare che realmente ci sia qualcosa sui personaggi in grado di muoversi, assorbire l’acqua se si bagnano, riflettere la luce, sporcarsi di fango e altri dettagli ben studiati e realistici.

Gli ambienti che nei primi capitoli si perdevano in tunnel bui in lontananza, o addirittura stanze completamente nere dove comparivano solo gli elementi platform sui quali saltare e aggrapparsi, con un sapiente lavoro di scripting sono diventati delle vere e proprie opere d’arte, le quali non possono non essere ammirate durante il gioco: raggi di sole che filtrano tra gli alberi, ombre che si allungano e si muovono in base allo spostarsi di una torcia, riflessi sull’acqua e sulle pareti lucide. Tomb Raider è un titolo che va giocato anche guardandosi intorno per goderselo appieno.

Giocabilità

Il gameplay di Tomb Raider non è mai cambiato: corri, salta, arrampicati, scivola, scatta, spara, scappa e in alcuni capitoli è stata inserita anche una componente stealth non troppo invadente, la quale può essere omessa adottando lo stile classico di Tomb Raider, ma aggiunge tuttavia un elemento in più per gli amanti dello “striscia e uccidi”. Rispetto ai primi capitoli, dove l’unico aiuto che si aveva a disposizione era la fortuna di trovare la strada giusta o l’interruttore necessario per sbloccare una porta o un passaggio, è stata aggiunta la modalità istinto, che permette d’individuare il punto da raggiungere o trovare elementi utili per proseguire. Inoltre, le pareti da scalare o i cornicioni ai quali aggrapparsi, non si capisce da chi e per quale motivo, sono stati cosparsi di vernice bianca, come a voler dire “hey, qui devi fare un doppio salto” oppure “hey guarda, qui puoi aggrapparti”… Tomb Raider for dummies.

Molti (me compreso) avevano trovato quest’aggiunta eccessiva, che quasi rovinava quel gameplay esplorativo tipico di Tomb Raider, per il quale le giornate passavano solo per trovare la strada giusta da seguire. Per fortuna in Shadow of the Tomb Raider le nostre preghiere sono state esaudite con la possibilità di modificare le impostazioni di difficoltà, non solo non legate ai soliti tre gradi “facile, intermedio, difficile”, ma completamente personalizzabili. Grazie a ciò è possibile eliminare la modalità istinto, la vernice bianca che indica i punti sensibili e molti altri espedienti che rendevano il gioco più semplice. Finalmente adatto a tutti.

La storia

Le cose più belle vanno sempre lasciate alla fine. La storia di Tomb Raider, praticamente inesistente nel primo capitolo, è stata un continuo evolversi e arricchirsi di elementi che oggi l’hanno resa godibile e avvincente tanto quanto un film. D’altronde è innegabile la “cinematograficità” del gioco che specialmente negli ultimi capitoli ha preso il sopravvento, incollando i giocatori allo schermo con colpi di scena, momenti nostalgici, allegri, drammatici e contenenti tante altre sfaccettature della natura umana. La versione femminile d’Indiana Jones ha sempre dato riferimenti archeologici sui luoghi visitati, aumentando l’interesse del giocatore nei confronti della storia, ma le ultime vicende vedono la nostra eroina alle prese con la Trinità, un vero e proprio culto che ha scatenato una guerra che si è protratta per diversi capitoli… Ma a quanto pare stavolta…

L’evoluzione di Tomb Raider ha segnato intere generazioni e sempre in maniera positiva è riuscita a intrattenere milioni di giocatori che, per gusti fisici o semplicemente spirito d’avventura, hanno seguito le imprese della giovane esploratrice, che a differenza di molti protagonisti in giochi con molti capitoli, non invecchia mai. Questa scelta è ottima perché lascia spazio agli sviluppatori di creare sempre nuovi capitoli e nuove avventure per farci esplorare parti del mondo che forse non vedremo mai, se non attraverso gli occhi di Lara Croft.

Fonte

L'ultimo capitolo è stato già masticato e digerito dai fan che sono già in attesa di una nuova avventura. Nel frattempo, raccontaci la tua esperienza con Tomb Raider e se hai giocato tutti i capitoli dal primo all'ultimo.

Benedetto Giuliano
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