recensione to the moon

To the Moon: recensione di un viaggio coinvolgente ed emozionante

Pronti a commuovervi con questo capolavoro?

Negli ultimi tempi il panorama indie è riuscito a ritagliarsi un angolo di tutto rispetto nel mondo dei videogiochi, grazie a titoli capaci di dimostrare che non serve nè un motore grafico sensazionale, nè un budget stellare per poter sfornare delle perle, ciò che è fondamentale è avere un messaggio e delle emozioni da raccontare. Una di queste perle è To the Moon.

To the Moon si tratta di un’avventura piuttosto lineare disponibile per PC, creata dal piccolo studio indipendente canadese Freebird Games, sotto la guida del fondatore Kan Gao. Il team aveva già tentato esperimenti videoludici, fondendo generi diversi, con due brevissimi titoli: Quintessence: The Blighted Venom e The Mirror Lied. Essi sono disponibili sul sito degli stessi sviluppatori e già fanno trasparire ciò che rappresenterà il loro marchio di fabbrica, il desiderio di far leva quasi unicamente sulla componente narrativa al fine di colpire l’animo del giocatore. Tali intenzioni raggiungono la loro apoteosi con To The Moon che sarà il primo titolo del team ad avere una visibilità maggiore, complice senza dubbio il riuscito sbarco su Steam nel mese di settembre 2012, sebbene il titolo fosse già in commercio sul sito di Freebird Games da novembre 2011.

La storia: da un rimpianto ad un desiderio

Nel gioco vestiremo i panni di due scienziati, Neil Watts ed Eva Rosalene, che lavorano per la Sigmund Corp, società che si pone il seguente obbiettivo, dare alle persone in punto di morte la possibilità di poter esaudire un desiderio liberandosi dai propri rimpianti. I due personaggi potranno perseguire questo scopo con l’ausilio di un macchinario futuristico che permette ad essi di entrare nella mente delle persone innestando il desiderio, con un processo che ricorda molto il film Inception. Infatti si inizierà un viaggio a ritroso nei ricordi del paziente, fino ad arrivare alla sua gioventù; quest’ultima, rappresentando il momento più remoto della vita della persona, risulta essere anche quello più ideale per far affondare le proprie radici ad un’idea, la quale una volta innestata permetterà di rielaborare i ricordi del paziente e di cancellare i suoi rimpianti.

Attraverso il controllo dei due scienziati veniamo a conoscenza del protagonista vero e proprio; Johnny. Egli è un vedovo anziano, proprietario di una grande villa, che sta vivendo i suoi ultimi istanti di vita. Il suo ultimo desiderio è alquanto insolito; andare sulla Luna. Ed è in questo modo che avrà inizio il viaggio dei due dottori all’interno della mente di Johnny, un viaggio nel tempo ricco di colpi di scena e risvolti emotivi che saranno duri da affrontare anche per il meno sensibile dei videogiocatori.

Non procedo oltre a dilungarmi sulla trama perché vorrei che assaporaste il piacere della scoperta. Infatti, essendo raccontata a ritroso, la storia dà proprio la sensazione di essere portata alla luce volta per volta, permettendo al giocatore di raccogliere tasselli da mettere tutti insieme una volta vicini alla conclusione.

Grafica e gameplay: gioco di ruolo o avventura grafica?

Il gioco si presenta con una grafica a 16 bit creata tramite il tool RPG Maker XP: ambientazione e personaggi appaiono pixellosi e con tonalità di colore che variano a seconda degli eventi che si svolgono, dando rilievo a deteminati momenti della storia. Il tutto ricorda molto lo stile retrò dei vecchi JRPG del passato, come Chrono Trigger ed i primi Final Fantasy, con i quali condivide però soltanto l’aspetto grafico e per nulla il genere di appartenenza.

Infatti To the Moon non può essere inquadrato come un gioco di ruolo, dal momento che non c’è alcun tipo di livellamento o accumulo di esperienza. L’unico elemento in comune con un RPG è rappresentato da un inventario nel quale verranno raccolti gli oggetti trovati durante lo spostamento, con mouse e tastiera alla mano, fra le varie ambientazioni, che serviranno per sbloccare nuove linee di dialogo da leggere per proseguire nella storia.

Ed è su quest’ultimo aspetto che si fonda sostanzialmente il gameplay: esplorare l’ambiente, raccogliere oggetti e leggere nuovi brani narrativi. Ma non possiamo far rientrare il titolo neanche nel classico genere delle avventure grafiche, non è una tradizionale avventura ”punta e clicca” poiché non condivide con esse la ricchezza di enigmi. Anzi, qui i puzzle presenti sono abbastanza esigui e rischiano di apparire superflui, spezzando un po’ il ritmo della narrazione.

Momenti esilaranti e climax emozionali

Dunque ci si trova dinanzi ad una scelta stilistica che fa avvicinare molto il gioco ad una visual novel, la quale punta tutto il suo potenziale sulla narrazione. Le linee di dialogo, in lingua italiana, sono scritte in maniera magistrale: ci troviamo dinanzi ad un racconto interattivo in grado di tenere incollato il giocatore allo schermo per tutta la sua durata, pari a circa 4-5 ore. E nonostante l’assenza di un doppiaggio, i testi non appaiono mai pesanti. La trama è  raccontata in modo che il giocatore non si aspetti affatto cosa stia per accadere, sorprendendo con colpi di scena inaspettati.

Il racconto si vivacizza grazie anche alla strabiliante caratterizzazione dei personaggi. I due scienziati Neil ed Eva sono la ”strana coppia” perfetta: mentre lui è sempre pronto alla battuta, lei appare determinata a svolgere il proprio lavoro. Il rapporto tra i due personaggi si evince dai continui scambi di battute in stile ”botta e risposta”, spesso accompagnati da citazioni provenienti da: film, serie TV e altri giochi, riuscendo a strappare un sorriso agli amanti di queste ”pillole”.

Inoltre gli spezzoni di dialogo ricchi di gag, aiutano ad alleggerire gli attimi più drammatici che permeano il viaggio nella mente di Johnny, del quale si osserverà un’evoluzione psicologica e caratteriale a ritroso, poiché inizia dai suoi momenti di vecchiaia più prossimi al presente, per poi giungere al passato più remoto dell’infanzia. Saranno proprio questi momenti di malinconia che arriveranno a toccare il cuore del giocatore, rendendolo poco a poco consapevole del vissuto di Johnny, fino a fargli vestire del tutto i panni dei momenti trascorsi da quest’uomo tra gioia, tristezza, amore e rimpianti.

Un capolavoro nel capolavoro: la colonna sonora

Quel velo di malinconia che si arriva a percepire in maniera imponente, soprattutto in particolari momenti del gioco, è reso possibile senza dubbio grazie anche ad una colonna sonora deliziosa e delicata.

Essa consiste in composizioni prevalentemente al pianoforte che sono il risultato di una collaborazione a quattro mani tra lo stesso Kan Gao e  Laura Shigihara, che abbiamo già avuto modo di ascoltare per i suoi brani nel gioco Plants vs Zombies. L’ottima fattura delle tracce musicali, risalta al di sopra dei canoni indie ai quali siamo abituati; le dolci noti accompagnano il giocatore per tutta la trama, ponendo tensione nei grandi momenti di pathos e risultando di buon accompagnamento nei momenti più leggeri e scherzosi.

Sicuramente il motivetto principale vi rimarrà in testa per un po’, coinvolgendovi fin da subito già all’apertura del menù di gioco.

“emozione pura”

Una seconda occasione per cambiare strada

Tutti abbiamo dei sogni messi da parte che vorremmo realizzare, ma spesso le incombenze della vita ci portano a rinunce e decisioni che non corrispondono ai nostri desideri. E a quel punto ci chiediamo se fosse stato possibile cambiare la realtà dei fatti scegliendo di intraprendere una strada diversa, per evitare i rimpianti che ci assillano.

Questi sono i presupposti su cui si sviluppa To the Moon, un racconto che riesce a oltrepassare la semplicità della veste grafica, sfruttando dialoghi e musiche che hanno il potere di sorprendervi e coinvolgervi in un’esperienza splendida e imprescindibile, che dal punto di vista emotivo trova ben pochi concorrenti all’interno del panorama videoludico.

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Commento finale

To the Moon è riuscito ai coinvolgermi sempre di più, con un approccio graduale che spinge il giocatore a voler scoprire quali siano le motivazioni dietro le azioni dei personaggi, fornendo nuovi stimoli al “piacere della scoperta” grazie soprattutto ai colpi di scena della trama.

Ma di certo non è un titolo che consiglierei a chiunque. Stia alla larga chi pensa di avere a che fare con una classica avventura ”punta e clicca”, poiché questo videogioco si tratta di un racconto interattivo nel quale l’interazione a livello di gameplay è alquanto minima.

Al contrario, l’interazione emotiva che il titolo può fornire ha ben pochi concorrenti all’interno del panorama videoludico. Proprio per questo vorrei invitare più persone possibili a dargli una chance, magari partendo dall’ottica che si stia per giocare ad una sorta di visual novel, in modo da godere al meglio dell’esperienza di gioco, per poi prendere consapevolezza di avere una perla inaspettata dinanzi ai propri occhi.

Fonte

Massimo Segante
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