Sviluppato da Save Sloth Studios e pubblicato da Yogscast Games, The Royal Writ è un colorato, surreale, autoironico e folle roguelike deckbuilder medievaleggiante. Parliamo di un titolo solo apparentemente vivace ma che nasconde un’anima crudele e spietata dove il sacrificio e relativa permadeath dei propri fedeli e seguaci è la chiave di ogni nostra spedizione. Noi ci siamo dedicati a spedizioni su spedizioni su PlayStation 5 e questa è la nostra recensione!
The Royal Writ e la dura vita di un re
The Royal Writ è un titolo marcatamente e dichiaratamente ironico e autoironico, un titolo che prende in giro la sua stessa ambientazione e personaggi presentando una narrazione leggera, spensierata ma anche abbastanza cinica e con una leggera vena quasi satirica. Un titolo quindi che non mira a raccontare chissà quale epopea medievaleggiante e che, anzi, sbeffeggia proprio il medioevo e non solo.
La scelta in partenza di mettere in scena personaggi in forma d’animali antropomorfi funziona e offre una spiccata identita visiva al titolo stesso che trova nell’animazione e nel mondo eccessivamente colorato, un’ulteriore forza identitaria, distinguendolo da diversi altri congeneri. Inoltre, l’aspetto puccioso e vivace della messa in scena non deve ingannare. The Royal Writ è un gioco molto crudele e che mette al centro del gameplay e quindi anche della narrazione, il sacrificio spietato e continuo dei propri seguaci.

Al centro delle vicende di The Royal Writ, come facilmente intuibile, c’è il sovrano. Un essere che comunica con lettere e che non manca di mostrare la sua approvazione in caso di vittoria con un glorioso pollice in su. E sì, non è che si cura poi molto dei suoi sudditi non per niente la campagna divisa in due atti, inizia proprio con una serie di rivolte a cui dovremo puntualmente metter mano dando vita a spedizioni in cui, neanche a dirlo, il re non combatterà praticamente mai.
Da bravo sovrano, infatti, il suo compito è quello di gestire le truppe e confidare nel loro successo o mandarli a morire dal primo all’ultimo. Per quanto riguarda le vicende stesse, invece, seppur mai realmente profonde, spiccano per l’umorismo e sono tra l’altro impreziosite da un cast di stravaganti personaggi. Alcuni di questi appaiono anche nella mappa e possono causare sorprese più o meno spiacevoli come un dentista particolarmente folle e letale…

Facile da iniziare, difficile da padroneggiare
The Royal Writ è un roguelike deckbuilder in 2D single player che può risultare particolarmente ostico, soprattutto per chi non ha pazienza e inventiva. Sia chiaro, il tutorial abbastanza esaustivo, mostra le regole base ma scalfisce appena la superficie di un sistema ludico sorprendentemente stratificato e aperto a un numero di strategie ludiche molto elevate. Uno dei punti a favore del titolo, infatti, è il gran numero di carte e la loro differenziazione.
Tra formiche che si potenziano a vicende, carte con bonus e malus variabili, abilità che possono letteralmente stravolgere uno scontro e una situazione casuale legata alla conformazione del campo ma anche alla natura roguelike del gioco stesso, The Royal Writ sorprende e mette alla prova di continuo. Ogni singola spedizione può potenzialmente essere l’ultima, basta un attimo di distrazione. E la cosa essenziale e da non dimenticare, è che un suddito morto… rimane morto.

Esatto, in The Royal Writ esiste il permadeath e questo significa che far morire i nostri sudditi è un qualcosa che può danneggiare l’intera run oltre a destabilizzare la strategia stessa del deck fino ad allora composto. Ma come si gioca a The Royal Writ? Essenzialmente ogni scontro avviene su una griglia che può variare per dimensione e numero tanto verticalmente quanto orizzontalmente. Per vincere, dobbiamo azzerare i punti vita avversari.
Ogni turno, possiamo posizionare i nostri sudditi partendo dal lato più a sinistra della plancia di gioco. Ogni turno, i nostri soldati avanzano verso destro di una o più caselle, a seconda di bonus e malus vari. Se i sudditi raggiungono l’estrema destra della plancia prima della nostra vittoria, moriranno in modo permanente. Diventa quindi una sorta di corsa contro il tempo o, in alcuni casi, tocca decidere chi sacrificare per guadagnare ulteriore tempo.

Inoltre, ogni carta è a suo modo essenziale. Si distinguono in due tipologie: la carta che crea un TOT di danno e una che aggiunge un TOT di moltiplicatore. Viene da sé che per sferrare ingenti danni, urge avere un buon equilibrio tra le due tipologie. Ad aggravare tutto, ci sono le abilità di ogni carta con tipologie di bonus e malus che possono ottenersi man mano che si procede nella spedizione. Inoltre, durante le boss fight si aggiungono ulteriori regole da rispettare con nemici che possono infierire in modi imprevedibili.
Per quanto riguarda la spedizione in sé, come da roguelike che si rispetti, si tratta di un percorso ramificato fatto a tappe. Alle inevitabili lotte, si contrappongono spazi dove acquistare ulteriori truppe o carte di vario genere ma anche episodi con personaggi imprevedibili, una ruota da girare che può fornire bonus ma anche terribili malus e tanto, tanto altro. Il sistema è abbastanza standard ma rende ogni run una costante e piacevole sorpresa ma non riesce comunque a minare la ripetitività tipica del genere.
Quindi sì, The Royal Writ funziona e funziona anche bene solo che può diventare terribilmente frustrante dando poche occasioni concrete di recupero. Diventa quindi essenziale pianificare un deck in grado di sopravvivere anche alla perdita di determinati sudditi. Tali strategia diventano spontanee solo dopo ore e ore di addestramento e fatica. Senza contare che dopo l’atto uno, il titolo si schiude all’atto due con armi a distanza che rendono l’esperienza ancora più ostica e traumatica oltre che rivoluzionaria, chiedendo di creare tutta una serie di strategie inedite. Insomma, un titolo non per tutti… ma in grado di regalare grande soddisfazione.

Grafica e sonoro
Graficamente parlando, il titolo è delizioso. Lo stile scelto è abbastanza cartoonesco e buffo, oltre che vivace e colorato, e riesce a fornire una valida identità al mondo di gioco e al suo bizzarro cast. Anche l’interfaccia è intuitiva e pratica. E sì, sono presenti anche diverse animazioni che risultano fluide e perfettamente inserite durante le partite, rendendole ancora più vive e coinvolgenti.
Il sonoro è gradevole e idoneo all’atmosfera proposta dal titolo. Alcune tracce sono molto orecchiabili mentre altre tendono un po’ a ripetersi. Nonostante ciò, l’accompagnamento acustico ben si sposa allo stile grafiche, potenziando la già citata identità del titolo. Peccato, invece, per la totale assenza della lingua italiana che può minare non poco l’esperienza di gioco, considerando che bisogna capire bene ogni pro e contro delle carte per pianificare al meglio le proprie partite.
