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The Day I Became A Bird, recensione (PlayStation 5)

Una breve poesia

Pasquale Aversano 1 mese fa 8
 
6.3
The Day I Became A Bird

Sviluppato da Hyper Luminal Games e pubblicato da Numskull Games, The Day I Became A Bird è un piccolo gioco d’avventura in terza persona 3D dedicato a un target molto giovane ma che riesce anche a riscaldare l’animo dei più grandicelli. Tratto dall’omonimo e altrettanto breve libro illustrato di Ingrid Chabbert, l’avventura del giovane Frank riesce a emozionare e riportarci indietro negli anni. Noi abbiamo vissuto questa romantica e dolcissima poesia su PlayStation 5 e questa è la nostra recensione!

Contenuti
The Day I Became A Bird la dolcezza di un bambino sognatoreUn gioco per i più piccoliGrafica e sonoro

The Day I Became A Bird la dolcezza di un bambino sognatore

The Day I Became A Bird nasce dall’omonimo libro illustrato ideato da Ingrid Chabbert riuscendo, con efficacia, a riproporre non solo le vicende ma anche la dolcezza che emerge dalle pagine, comunicando con estrema efficacia col suo target principale: i giovanissimi. Perché sì, il gioco è estremamente semplice, oltre che breve, e pensato per essere giocato da utenti molto giovani mentre i più grandi potranno invece focalizzarsi sui sentimenti che tutti, in qualche modo, abbiamo provato alla nostra tenera età.

In particolare, The Day I Became A Bird si focalizza sull’amore, quello improvviso, non sessualizzato, quello che ti scalda il cuore, resetta il cervello, che ti fa mettere da parte routine, passioni e sogni… perché ora hai un nuovo sogno e ha un’altra co-protagonista. Nel caso del giovane Frank, la sua lei è Sylvia, una nuova ragazza che sembra particolarmente ammaliata dal mondo dei volatili, dal loro canto, dal loro aspetto. Non per niente Sylvia passa le giornate ad ammirare i volatili, a simularne il canto, a disegnarli e persino a creare dei piccoli modellini.

The Day I Became A Bird, recensione (PlayStation 5)

Il giovane Frank ha però un problema: è tremendamente timido. Non riesce quindi ad approcciarsi direttamente con lei… come fare quindi per incontrarla o almeno incrociare il suo sguardo? Il titolo del gioco è un piccolo spoiler ma ti basti sapere che l’avventura, della durata di neanche due ore, riesce nel suo piccolo a emozionare con una dolcezza disarmante, riproducendo con efficacia la creatività dei bambini, le loro speranze, le loro delusioni e gli ostacoli del loro ancora piccolo mondo. Ostacoli come il bullismo, qui riproposte come prese in giro e i classici bigliettini che vengono incollati sulla schiena della “vittima”.

La vita di Frank viene mostrata scandita da fasi ben specifiche: uscire di casa, dirigersi a scuola e successiva evoluzione del suo piano per incontrare Sylvia. Una quotidianità che si evolve nell’arco di quattro giorni a loro volta suddivisi in piccoli livelli che mutano solo leggermente il gameplay che fa davvero molto poco per restare memorabile, lasciando quindi il palcoscenico alla narrazione vera e propria. Tra l’altro, ad avventura conclusa, suggeriamo calorosamente di visitare la sezione “extra” e di guardare il cortometraggio omonimo. Questo ripercorre l’intero gioco e l’intero libro restituendo un filmato che completa l’esperienza lasciandoci un bel sorriso sul volto. Dolce e tenero.

The Day I Became A Bird, recensione (PlayStation 5)

Un gioco per i più piccoli

The Day I Became A Bird è un gioco d’avventura in terza persona 3D pensato per i più piccoli ma che, come già detto più volte, presta il fianco a un grosso problema: dura troppo poco. Bastano un paio d’ore per completare tutto al 100%, inclusi i collezionabili. E sì, anche un utente giovanissimo potrebbe trovarlo troppo semplice e ripetitivo visto che le azioni richieste saranno praticamente sempre le stesse, mutando giusto soggetto e scenari. Procedendo con ordine, il gioco in diviso in quattro giornate a loro volta divise in varie sezioni ludiche.

La principale ci vede al comando di Franck in scenari 3D con visuale isometrica e telecamera fissa. Lo scopo è di vagare per l’area “chiusa”, parlare coi personaggi, interagire con oggetti e cercare quanto richiesto. Il tutto, potendo anche collezionare delle piume che fungono da unico collezionabile del titolo. Ogni azione su schermo può far scattare un piccolo QTE molto semplice e privo di game over: dalla pressione di un tasto a quella di far fermare un puntatore in una specifica barra. Nulla di originale e neanche troppo completto.

The Day I Became A Bird, recensione (PlayStation 5)

Altre tipologie di livello, ci vedono procedere automaticamente in avanti in una sorta di rullo con l’obiettivo di varcare venti varchi luminosi per procedere oltre. Qui non ci sono ostacoli e non c’è game over. I varchi e il percorso sono “infiniti” e l’unico “pericolo” è il suolo che in alcuni punti potrebbe rallentarci facendoci perdere qualche secondo. Anche qui, nulla di grave. Queste sezioni, seppur spezzano il breve ritmo del gioco, non riescono a spiccare per originalità né varietà, riducendosi a una sorta di loop di cui cambia solo sfondo e qualche volta il protagonista.

Ci sono poi scenari in cui bisogna eseguire determinati movimenti con gli analogici, anche questi molto semplici e che portano poi a “scene automatiche”. Infine, il titolo infarcisce le fasi con dei puzzle da montare. Anche questi estremamente semplici e intuitivi oltre che privi di pericoli concreti. A suo favore, una volta completati i puzzle potremo ammirare dei disegni ben realizzati e perfettamente in linea col prodotto.

The Day I Became A Bird, recensione (PlayStation 5)

Grafica e sonoro

Graficamente parlando, The Day I Became A Bird regala alcune chicche e trovate grafiche di tutto rispetto. Si passa da rudimentali e abbastanza grezzi elementi 3D mescolati ad altri solo abbozzati graficamente, come degli scarabocchi, ad artwork illustrati veramente belli che trascinano la narrazione con poche frasi, come un albo illustrato. Anche le animazioni funzionano come si deve, nella loro semplicità. Inoltre, in alcuni casi, come l’iconico costume del volatile, i dettagli riescono anche a sorprendere.

Il risultato finale è quindi uno stile semplice, fanciullesco, in linea col target di riferimento ma con diverse trovate molto accattivanti, coerenti e ben implementate. Anche il sonoro si difende bene seppur con poche tracce e tutte relativamente “morbide” e leggere. Per fortuna, non risultano mai soporifere o ridondanti. Infine, il titolo presenta i sempre graditi sottotitoli in lingua italiana, essenziali per far comprendere al meglio la dolcissima storia agli utenti più giovani a cui è dedicata.

Scopri tutto su The Day I Became A Bird
The Day I Became A Bird
6.3
Grafica 7
Sonoro 6.5
Longevità 5.5
Gameplay 6
Aspetti positivi Dolce e perfetto per i più piccoli Semplice e assolutamente accessibile Il cortometraggio è un valore aggiunto
Aspetti negativi Dura troppo poco Completamente privo di sfida Gameplay ripetitivo e poco coraggioso
Considerazioni finali
The Day I Became A Bird è un gioco per i più piccoli. Un gioco semplicissimo, molto (troppo) breve ma anche estremamente dolce e rassicurante. Una poesia che scalda il cuore, lascia un piccolo segno e regala anche una bella e fugace storia, a sua volta rafforzata da un gradevole cortometraggio. Sul versante ludico, invece, il titolo è grezzo, ridotto all’osso e fin troppo semplice.

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