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The Blind Prophet la recensione

La software house Ars Goetia prova a dare un tono dark al genere punta e clicca con questo titolo

Una realizzazione ottima, per un punta e clicca vecchio stampo, che però non riesce ad emergere per colpa dei numerosi buchi di trama e dall’estrema facilità delle sue meccaniche di gioco.

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The Blind Prophet è un gioco punta e clicca alla vecchia maniera, tipo Broken Sword o Monkey Island per capirci, il quale prende grandissimo spunto da opere tipo Sin City o Constantine, sia per quanto riguarda lo stile grafico che la trama. Una visualizzazione “fumettosa”, ma estremamente dark e una storia che intreccia apostoli e demoni.
Il progetto della software house Ars Goetia parte da una campagna fondi, su Kickstarter, la quale ha i 10000 € come traguardo per la realizzazione del titolo. Obiettivo centrato di pochissimo, ma comunque sufficiente per darci un’esperienza che punta tutto sulla storia e sul suo peculiare stile grafico, ma che purtroppo non soddisfa al cento per cento. Gravi carenze a livello di trama, un livello di sfida troppo basso e una rigiocabilità praticamente nulla affossano un titolo tecnicamente molto buono, ma privo di mordente.

Mi manda Dio

Come ti spiegavo nell’introduzione, la trama di The Blind Prophet, prende molto spunto da altri classici del genere come Constantine. Vestiremo i panni dell’Apostolo Bartholomeus. La profezia narra che, ogni 200 anni circa, un servo di Dio viene mandato sulla terra ad estirpare il male demoniaco che serpeggia in determinati luoghi.
Sarà il turno di Rotbork città corrotta che basava tutta la sua economia sul mercato ittico. Un bel giorno, nel mare intorno al borgo, spariscono tutti i pesci e i suoi abitanti, presi dal panico del collasso economico, iniziano a cedere alle lusinghe demoniache e al suo lato oscuro.

Appena iniziata la nostra avventura dovremo salvare Vic, tatuatrice e abitante di Rotbork, la quale sta per essere violentata da un abitante della città, posseduto. Successivamente la stessa diventerà la nostra spalla durante tutta l’avventura e ci aiuterà nella nostra missione di purificazione.

Il problema con la storia di The Blind Prophet sono i grossi buchi di trama di cui il titolo è cosparso, e in un gioco dove la storia stessa dovrebbe essere posta in primo piano, è una pecca non da poco. Cose non spiegate, personaggi che compaiono così senza un ben preciso motivo e non più riproposti. Sono tutti elementi che alla fine ti lasceranno con l’amaro in bocca. La stessa caratterizzazione dei personaggi lascia a desiderare. Se il protagonista Bartholomeus verrà approfondito e di lui sapremo vita, morte e miracoli lo stesso non si può dire dei personaggi comprimari come la nostra spalla Vic. La stessa Rotbork viene meglio presentata rispetto ai personaggi giocanti.

La città è estremamente cupa e la grafica dark del titolo aiuta a trasmettere tutto il mood dell’avventura. In più il fatto che il luogo dove si svolgerà l’azione sia liberamente tratto da opere tipo Sin City (non è stato detto esplicitamente, ma si vede) aiuta a caratterizzare i luoghi come veri e propri centri di peccato. Statue gotiche, gargoyles, strip club e tutti i gli elementi del paesaggio danno una mano a caratterizzare i luoghi esplorati.

Fin troppo facile

The Blind Prophet, come già accennato ad inizio articolo, è un punta e clicca alla vecchia maniera e il suo gameplay è molto simile ad altri classici del genere come Broken Sword o Monkey Island. Tuttavia, rispetto a questi mostri sacri, ci troviamo di fronte ad un sistema davvero troppo semplice che può andare bene per un neofita del genere, ma che farà storcere il naso al giocatore più esigente che cerca, in un titolo del genere, una sfida maggiore ed enigmi più ragionati. Esempi di questa estrema facilità li ritroviamo negli oggetti chiave. Quest’ultimi infatti saranno sempre presenti all’interno dello stage che stiamo affrontando. Se da una parte questo ridurrà a zero il fattore frustrazione, di contro la sfida verrà ridotta ai minimi termini. Ci basterà in realtà cercare di cliccare un po’ a caso finché non troveremo il punto esatto per proseguire nell’avventura. Altra cosa che ci facilita, e non poco, la nostra esperienza, è l’ausilio dello Stalker’s Eye. Premendo questo pulsante avremo una panoramica di tutti gli oggetti cliccabili grazie a dei puntini rossi sugli stessi. Come detto prima se questo può andare bene per l’utente che si approccia per la prima volta ad un titolo del genere, lo stesso non si può dire a chi è cresciuto a pane e Monkey Island.

Altra nota dolente è il fattore durata. Ci troviamo di fronte ad un gioco estremamente corto, circa 6/7 ore e il titolo avrà già dato tutto il possibile. Persino la rigiocabilità è ridotta all’osso, visto che una nuova partita non ci darà ulteriori quest o cambiamenti. L’unica cosa a mutare saranno alcune righe di testo diverso se faremo scelte differenti in determinati punti del gioco, ma il risultato sarà sempre il medesimo.

Una gioia per gli occhi, ma non basta

La grafica è il punto di forza del titolo. Se la trama e il gameplay mostrano il fianco più di una volta, lo stesso non si può dire della realizzazione tecnica. Essa si rivela uno spettacolo per gli occhi con scene, sia in game che di intermezzo, veramente eccellenti e ben disegnate a mano.
Più di una volta ti capiterà di vedere similitudini con altre opere come Sin City o 300. Il tutto a schermo è reso davvero in maniera ottimale, con vignette di intermezzo che danno ancora di più l’idea di avere tra le mani un fumetto interattivo.
Lo stesso sonoro è davvero ben fatto, con una colonna sonora che spazia dall’elettronica alla musica rock. Peccato il non aver avuto un doppiaggio, sarebbe stata davvero una cosa gradita.

Bene, ma non benissimo

Peccato, si poteva fare di più. Una trama, purtroppo, piena di buchi, un gameplay troppo semplicistico e una rigiocabilità praticamente nulla, invalidano un titolo partito con buone intenzioni. La realizzazione tecnica fatta davvero bene, con disegni bellissimi i quali sembrano fatti da Frank Miller (il creatore delle visual novel Sin City e 300) in persona, non sono sufficienti per salvare il titolo dalla bocciatura.
Probabilmente queste pecche sono figlie di una campagna Kickstarter che ce l’ha fatta davvero per pochissimo e per colpa di un team di sviluppo costituito da sole tre persone. Spero vivamente che Ars Goetia faccia tesoro di questi errori e che ci dia in futuro un’avventura finalmente completa, perché la basi, le intenzioni e gli spunti per fare un buon titolo ci sono tutti .

Graficamente ottimo

Colonna sonora molto bella

Troppo corto

Rigiocabilità pari a zero

Troppo semplice

Troppi buchi di trama

Non sono presenti trofei

Grafica
70
Sonoro
65
Longevità
35
Impatto
50
Voto
VOTA
0

In un gioco dove la trama dovrebbe essere tutto, avere tutti questi buchi non è davvero accettabile. Il fatto, inoltre, che il tutto si risolva in appena 6/7 ore e che non ci sia nulla che ci spinga a ripercorrere la storia di Bartholomeus dà il colpo di grazia al titolo. Peccato, perché The Blind Prophet ha una realizzazione tecnica davvero buona e degli spunti interessanti. Ma purtroppo i contro affossano il pro non salvandolo dall’insufficienza.

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