Sviluppato da ONE-O-ONE GAMES e pubblicato da Entalto Publishing in sinergia con C&R Creative Studios, The Alighieri Circle: Dante’s Bloodline è un’avventura narrativa identificabile come walking simulator in prima persona 3D con sfumature quasi da horror, seppur molto soft e diversi enigmi ambientali. Recuperato il lascito di Dante Alighieri, la storia che abbiamo vissuto su PlayStation 5 parte da tutt’altre ipotesi con un incipit carico di grandi aspettative. Pronto a scoprire la nostra recensione?
The Alighieri Circle: Dante’s Bloodline e la discendenza di Dante
The Alighieri Circle: Dante’s Bloodline è un titolo che punta praticamente tutto proprio sulla narrazione, inserendosi nel filone sempre più vivo e popolato dei walking simulator a sfondo narrativo. A farlo spiccare più di altri suoi congeneri, c’è però l’elemento che lo lega al buon Dante Alighieri. Come ben saprai, questo non è il primo gioco che prende spunto dall’immaginario plasmato del nostro buon Dante, il buon e rimpianto Dante’s Inferno dei Visceral Games ne è l’esempio più iconico.
Eppure, The Alighieri Circle: Dante’s Bloodline sceglie una strada particolare e per certi versi intrigante e originale. Prima di tutto il protagonista, tale Gabriele Alighieri, un discendente diretto di Dante stesso. Ebbene, il nostro Gabriele si ritrova a dover vivere quello che spetta a ogni rappresentante della sua linea di sangue: sigillare le porte dell’Inferno rispettando un antico patto stretto proprio da Dante in persona.

Ogni 33 anni, le barriere tra la realtà e l’inferno cedono e spetta agli Alighieri, attraverso un rituale suddiviso in prove, affrontare gli orrori per il bene del destino dell’umanità. Tale rituale si svolge all’interno di un luogo denominato Abisso il cui accesso è situato nel seminterrato di una vecchia villa di proprietà degli stessi Alighieri. Ed è proprio tra la scricchiolante villa e il caotico Abisso che si svolge la nostra breve avventura. Breve in quanto The Alighieri Circle: Dante’s Bloodline può essere portato a termine in poco più di tre ore anche in base al nostro intuito nel risolvere i pochi enigmi che ci sbarreranno la strada.
Per quanto riguarda la narrazione, questa è altalenante. L’incipit è sicuramente intrigante ma il titolo alimenta una serie di eventi e scenari che alla fine non trovano spazio né la giusta esposizione rischiando di deluderne le aspettative. Partendo dai primi documenti, dei veri e propri lasciti storici che potremo recuperare in giro per la villa e che anticipano le trame di chi ci ha preceduto, lasciano presagire una serie di situazioni ed eventi che a conti non avvengono, smorzando discretamente il tono stesso della vicenda.

L’Abisso stesso, vero e proprio luogo “simbolo” di tutto The Alighieri Circle: Dante’s Bloodline, rischia di deludere se non si è ben informati. Il gioco non è una riproposizione della Divina Commedia e l’inferno, come lo scopriremo stesso nel gioco, non è come lo ha visto e scritto Dante. L’Abisso è un luogo profondamente personale e in questo caso viene contaminato dal vissuto di Gabriele, un personaggio che, ammettiamo, non spicca per carisma.
D’altronde, lui stesso ammette i suoi stessi limiti caratteriali. Limiti che saranno protagonisti dei risvolti stessi delle vicende. Decisamente più intrigante e coinvolgente il nostro “guardiano”, una sorta di mentore nonché voce narrante che ci farà da comprimario, alimentando discussioni e ravvivando il nostro lento pellegrinaggio nel caos visivo dell’Abisso di Gabriele. Positiva anche la figura della compagna di Gabriele, Dalila, il cui ruolo è tutto da svelare.
A sommi capi quindi, nonostante una conclusione che sembra giungere proprio sul più bello, l’intreccio narrativo di The Alighieri Circle: Dante’s Bloodline non delude ma lascia il sentore di un potenziale non espresso al massimo. In compenso, non mancano situazioni d’ansia e momenti sinceramente intriganti, complici alcuni dialoghi ben scritti e alcuni luoghi particolarmente evocativi.

Un walking simulator come tanti
The Alighieri Circle: Dante’s Bloodline è un walking simulator ad enigmi in prima persona 3D che, lo diciamo subito, non innova praticamente niente nel genere. A essere onesti, se non fosse per il legame con Dante Alighieri, faticherebbe non poco a emergere da una serie di competitor molto vari e agguerriti. Sono, infatti, proprio le location e i richiami al Sommo Poeta ad arricchire l’esperienza di gioco anche se, ancora una volta, potevano essere sfruttati ancora di più.
Per quanto riguarda il sistema di gioco, come da prassi del genere, la cosa che farai di più è camminare. Ci saranno momenti, soprattutto all’inizio, in cui dovrai semplicemente avanzare senza dover fare nulla se non ascoltare i dialoghi e ammirare gli stravaganti paesaggi che si ravvivano flebilmente intorno a noi. Poi incapperai negli enigmi. Tra questi ce ne sono alcuni molto semplici che richiedono di localizzare oggetti e studiarne i dettagli per risolvere puzzle abbastanza intuitivi.

Non mancano però situazioni più complesse dove dovrai prestare ancora più attenzione allo scenario di gioco per cogliere ogni dettaglio utile alla risoluzione dell’enigma. Purtroppo però, nulla di realmente nuovo o evocativo e anzi, diversi enigmi risultano anche abbastanza scollegati dal titolo stesso le cui prove non sempre sono perfettamente coese. Inoltre, non sono presenti pericoli di sorta nonostante alcuni momenti abbastanza inquietanti o “tesi”. Da segnalare la già citata occasione di spaziare tra villa e Abisso seppur non in modo libero.
Il titolo, infatti, è perfettamente lineare e, salvo per qualche collezionabile, difficilmente sarai spronato a esplorare i pochi scenari aperti. Il che è un peccato. L’Abisso ha del potenziale innegabile, la sua varietà si apre a scenari appena accennati e anche la varietà degli enigmi poteva essere sviluppata ancora di più. Tutto ciò, complice una longevità abbastanza bassa, rischia di rendere l’esperienza troppo fugace e ludicamente anonima per lasciare il segno, nonostante una buona narrazione.

Grafica e sonoro
Graficamente parlando, The Alighieri Circle: Dante’s Bloodline spicca per scenari discretamente evocativi e vari. Tra figure in grado di coinvolgere con pochi dettagli, tra cui spicca Caronte, a intere location fatte di figure stravaganti e anche in grado di donare piccoli jump scare, l’Abisso vince per un’esposizione stravagante e di palese ispirazione Dantesca. Meno ispirata e memorabile, invece, la villa della realtà di Gabriele.
L’edificio seppur abbastanza vasto da esplorare, risulta alquanto anonimo e standard, fungendo da breve hub tra una spedizione e un’altra dell’Abisso. Molto elementare anche l’interfaccia di gioco, priva di inventario nonostante alcuni oggetti da raccogliere. Questi, come i documenti, vengono semplicemente esposti su un tabellone stesso nella villa per essere consultabili nuovamente. Gradevole seppur fine a se stessa, l’idea di utilizzare i versi di Dante per riempire le schermate di pausa.
Il sonoro è molto positivo, non tanto per le tracce molto flebili e in alcuni casi del tutto assenti, ma per il doppiaggio in lingua italiana, ben recitato e credibile. In particolar modo, sono il guardiano e Dalila ad averci coinvolto molto, considerando che sono prevalentemente “voci” fuori campo. Buoni gli effetti sonori generali mentre tecnicamente non abbiamo riscontrato nulla di grave salvo sporadici rallentamenti. Da segnalare infine la presenza sempre gradita dei sottotitoli in lingua italiana.
