Sviluppato da WorldWideSoftware e pubblicato da Kemco, Tears Revolude è un gioco di ruolo in 2D e con qualche spruzzata di 3D, che guarda ai classici del genere con un’aria vagamente nostalgica oltre a rientrare a pieno titolo nell’ormai sconfinato catalogo di congeneri pubblicati sempre da Kemco. Noi abbiamo vissuto questa nuova avventura in salsa fantasy su Nintendo Switch e questa è la nostra recensione. Pronto per un viaggio all’insegna dell’arte?
Tears Revolude va a rimpolpare ancora di più il catalogo Kemco
Kemco è ormai noto per la rapidità con cui sforna giochi di ruolo prettamente classici e nostalgici. Un numero veramente elevato e quasi sempre frutto di trasposizioni dal mondo mobile. Tears Revolude rientra appieno in questo sistema e presenta tutti i pro e contro di buona parte dei suoi congeneri. Qui però ci sono alcune aggravanti come anche alcuni pregi degni di nota che andremo a snocciolare pezzo per pezzo. Partendo dalla trama, questa qui non riesce a emergere come dovrebbe, vittima di alcuni cliché e di una caratterizzazione dei personaggi abbastanza pigra.
Il titolo si apre su due protagonisti: Sion e la prosperosa Michelle. I due saranno protagonisti di innumerevoli dialoghi ma sono entrambi vittime di cliché caratteriali molto prevedibili oltre che indeboliti da un character design che li rende abbastanza anonimi, soprattutto se messi a paragone dei cast degli altri titoli Kemco. Tornando alla trama, i due protagonisti sono alla ricerca di tesori, nel dettaglio delle opere di un certo Owiel, artista molto importante vissuto un secolo fa.

Ebbene, proprio mentre sono a caccia di tesori, si imbattono nell’enigmatica Liara, una ragazza vittima di uno dei cliché più abusati di sempre: non ha la memoria. Eppure, nonostante ci, è proprio Liara a far scatenare le prime vicende del titolo che si snocciolano in modo abbastanza serrato, complice una longevità sotto la media del genere: neanche otto ore per completarlo, dedicandosi anche alle missioni secondarie, tutte abbastanza dimenticabili.
Lo scarso tempo e una scarsa cura tanto al mondo di gioco quanto ai personaggi e alle loro relazioni, rendono la trama complessiva di Tears Revolude discretamente dimenticabile e fin troppo frettolosa. Sì, c’è un certo pathos nelle fasi più avanzate ma non si ha tempo e modo di emozionarsi in quanto è particolarmente difficile empatizzare coi membri del nostro team, tutti colpiti da un senso di “già visto” e conditi con un livello di scrittura abbastanza superficiale.

Un gameplay solido e accessibile seppur classico
Tears Revolude è un gioco di ruolo in 2D con combattimenti non casuali, a turni e di stampo fortemente classico. Per farla breve: non innova assolutamente nulla. Inoltre, se messo a paragone con altri giochi di ruolo Kemco, si può far fatica a distinguerlo per gameplay, condividendo le regole base e limitandosi semplicemente a mixare alcuni elementi. Ad esempio, qui i combattimenti non sono casuali ma i nemici sono visibili su schermo.
E sono proprio i dungeon e la loro struttura a intrigare per alcune trovate che però non vengono sviluppate completamente. Il personaggio che controlliamo è visibile su schermo sotto forma di omino deformed in 2D e si muove in uno scenario 3D con visuale isometrica. Il tutto in modo anche abbastanza legnoso ma quello che realmente intriga è un piccolo schermo che mostra la visuale in 3D in prima persona del suddetto omino. Un modo intrigante, alla Etrian Odyssey, per farci spiare il dungeon in due modi contemporaneamente.

Di base, la visuale in prima persona serve a scovare elementi nascosti per risolvere fugaci elementi ambientali ma di fatto viene sfruttata molto, troppo poco e, il fatto che è legata strettamente coi movimenti e la direzione dell’omino in 2D rende l’esplorazione abbastanza “scattosa” e meno fluida di quanto dovrebbe. Se a ciò aggiungiamo un’estetica dei dungeon estremamente povera, ripetitiva, lineare e striminzita… viene da sé che l’esplorazione in Tears Revolude non è affatto promossa.
Anche le zone “sicure” sono molto esigue e snelle, relegate a un sistema di menù poco accattivante e decisamente già visto in molte altre produzioni. La macro mappa stessa non è che un elenco di zone in cui navigare tramite menù. Tra l’altro, l’interfaccia del gioco non brilla per eleganza e originalità. I combattimenti, invece, non sono casuali ma sono quasi del tutto obbligatori. Il motivo è che le aree di gioco in cui muoversi sono molto strette ed è quasi impossibile evitare un nemico, seppur visibile su mappa… data comunque la stazza che occupa.
Una volta in battaglia, questa si svolge in modo abbastanza scolastico, legando la cronologia d’esecuzione, la forza d’attacco e di difesa alle statistiche dei vari personaggi e rendendo così il grinding abbastanza essenziale se non fosse che il livello di difficoltà è decisamente tarato verso il basso. Tutto ciò, unito a una longevità abbastanza sotto la media del genere, rende il gioco ideale per i neofiti ma molto meno appagante per i cultori del genere.

Grafica e sonoro
Graficamente parlando, Tears Revolude vive di alti e bassi. La resa grafica in 2D degli artwork dei vari personaggi è al di sotto delle aspettative per cura al dettaglio e soffrono dei problemi tipici del roster firmato Kemco: sembrano tutti uguali e faticano a differenziarsi da un titolo a un altro. Le aree di gioco, invece, risultano spoglie e poco accattivanti. Il 3D è timido, scolastico e poco sviluppato e le interfacce di gioco non aiutano. Ciò che però salva il titolo sono lo stile grafico e le animazioni dei vari nemici.
Questi sfruttano il 2D in modo ingegnoso restituendo un impatto da “falso” 3D decisamente accattivante e funzionale. Il sonoro, invece, non brilla per tracce memorabili e, anzi, soffre di qualche ripetizione. In compenso, svolge il suo dovere senza troppi fastidi. Infine, da segnalare l’ormai consueta assenza dei sottotitoli in lingua italiana. Una mancanza che si sente visto che ci sarà molto da dover leggere e comprendere anche se l’inglese utilizzato è abbastanza semplice.
