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Super Mario, svelata ufficialmente la nazionalità canonica: il personaggio è giapponese

Un’intervista di Kotaku svela la nazionalità di Super Mario, che a sorpresa è giapponese e non italiano

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Super Mario è da sempre associato, nell’immaginario comune almeno, alla nazionalità con cui l’abbiamo affettuosamente adottato nel corso degli anni. Sarà dunque uno shock scoprire il personaggio è giapponese, e non italiano. A rivelarlo sono state le battute finali di una lunga intervista stilata da Kotaku, nella quale il designer del NES Masayuki Uemura ha svelato questo sorprendente sviluppo. Prima di tuffarvi nella lettura, se volete un po’ di contesto vi rimandiamo alla terza ed ultima parte di Nintendo Unplugged, il nostro riassunto della storia prevideoludica di Nintendo.

Super Mario, svelata ufficialmente la nazionalità canonica: il personaggio è giapponese
“It’s-a watashi!”

Baffuto, tarchiato, tondeggiante e… giapponese: questo è Super Mario

Traduciamo qui sotto lo stralcio conclusivo dell’intervista di Kotaku a Masayuki Uemura di Nintendo, comprensivo della rivelazione su Super Mario.

Kotaku:I giochi giapponesi hanno conquistato il globo a fine anni settanta: Space Invaders, Pac-Man, Donkey Kong. Perché crede che questo abbia messo il resto del mondo al corrente della cultura nipponica?

Uemura:A dire il vero, volevo chiedervi proprio questo [ride]. Super Mario Bros. non è ambientato in Giappone, ma il personaggio è giapponese. Il nome Mario suona italiano, ma lui non lo è. [I designer di Nintendo] Hanno davvero saputo catturare quell’ambiguità. Il numero di puntini con cui disegnare i personaggi era davvero limitato, così [Shigeru] Miyamoto ha dovuto ricorrere ai colori per differenziarli. Ha lavorato molto a lungo ai colori. Alla fin fine, è diventato il modello da imitare per aiutare un designer ad esprimersi tramite un videogioco. Era un mondo tutto nuovo.

Masayuki Uemura, oggi.
Masayuki Uemura, oggi.

Prima che i videogiochi potessero illustrare personaggi, non erano altro che giochi strategici come lo shogi o gli scacchi. Una volta che l’hardware è stato sviluppato fino a permettere di disegnare personaggi, i designer hanno dovuto capire come usarlo. Inconsciamente si sono rivolti a ciò che hanno appreso da anime e manga. Eravamo abbastanza fortunati nel senso che gli stranieri fossero all’oscuro di ciò da cui stavamo traendo le fondamenta per le nostre idee.

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