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Still There – La nostra recensione

Un viaggio nello spazio quanto può essere introspettivo?

Quanto lontano è “abbastanza lontano”? Forse neanche una lontana galassia lo è abbastanza…

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Nello spazio nessuno può sentirti urlare, recitava un vecchio claim cinematografico; questo perché ogni giorno nello spazio è perfettamente uguale al precedente. Buio, silenzioso e solitario.

Questo rende lo spazio il posto perfetto per lasciarsi alle spalle il passato, o quantomeno per evitarlo il più possibile.
E’ questa la storia di Still There, che narra le malinconiche avventure di Karl Hamba, un padre che accetta il ruolo di unico operatore sull’astronave Bento per fuggire dal passato.

Questa scelta ci consegna un puzzle game in cui dovremo andare in giro per la Bento per completare i compiti giornalieri assegnatici; scavando in profondità scopriamo un gioco che parla del dolore e di come possa affliggere in maniera profonda le vite umane.
La Bento è un ambiente opprimente; non solo Karl, ma anche l’operatore che l’ha preceduto hanno riempito di oggetti ogni sua stanza, nel tentativo di renderla un ambiente più domestico. Tra gli ambienti domestici che troviamo nella Bento ci sono la stanza da letto di Karl, in cui troviamo la lucertola Tuatara, unica compagna del protagonista, la cucina di bordo, un bagno e lo spazio di lavoro.
Questo rende per certi versi il gioco simile a quei titoli che spopolano su mobile in cui siamo chiamati a scovare determinati oggetti in una stanza, per cui prima della fine del gioco impareremo a memoria ogni stanza del vascello spaziale.

Ground Control to Major Tom

Il compito di Karl, come già detto, è quello di assolvere ad alcuni compiti giornalieri attribuitigli dalla IA di bordo Gorky, che non è del tutto amichevole. Gli incarichi variano dall’invio di coordinate via mail, ad allineare una capsula per ricevere compiti più umili, manuali.

still there

Non ci vorrà troppo tempo per capire che per Karl non è il lavoro dei sogni, ma che l’ha accettato per sfuggire a ricordi dolorosi; un giorno però, riceve una strana chiamata sulla sua radio che mette fine alle giornate monotone a bordo della Bento. In Still There, il manuale tecnico è il nostro migliore amico. Molti dei puzzle da risolvere faranno riferimento ad una specifica pagina del manuale, che ci spiega come funzionano le varie macchine delle quali ci dobbiamo prendere cura.

Il manuale purtroppo non è particolarmente user friendly, spesso ci limiteremo a premere tasti a casaccio sperando che succeda qualcosa. Tuttavia una volta capito come funzionano le cose, in pochissimo tempo diventeremo super esperti della Bento.
Se comunque dovessimo rimanere bloccati troppo spesso, Still There ci viene incontro con una modalità che ci consente di saltare gli enigmi più complessi. Mentirei se dicessi che talvolta non sono stato tentato di utilizzarla.

Anche se i puzzle costituiscono il nòcciolo del gioco, sarà interessante ritagliarsi del tempo per girare la nave e scoprire qualche informazione sul passato di Karl; l’operatore non solo lavora alla stesura di un romanzo, che potremo leggere, ma tiene anche un diario e potremo sbirciare tra le sue mail.

still there
Dal momento che Karl può parlare regolarmente solo con Gorky, questi scritti sono un modo intelligente di costruire la storia e il background del protagonista.
L’unico appunto che mi sento di fare al gioco è che in questa versione per Nintendo Switch i pulsanti della Bento sono talmente piccoli, specialmente giocando in modalità handheld, che spesso capita di cliccare per errore sull’elemento sbagliato. E’ vero, esiste una modalità ingrandimento che ci consente di zoomare su una determinata zona, ma anche così è tutto un po’ pasticciato e difficile da leggere.
Per un gioco incentrato sul premere i bottoni giusti e attivare le corrette leve può essere difficile, specie giocando sul piccolo schermo dell’ibrida Nintendo.

still there

E’ difficile stabilire a quali giocatori piacerà di più Still Like, perché ci sono molti elementi da prendere in considerazione. I puzzle innanzitutto, difficili e molto soddisfacenti da risolvere. Poi c’è Karl, personaggio ben scritto, credibile e con una storia alle spalle molto commovente, da scoprire e seguire man mano che avanziamo nel gioco. Infine l’atmosfera, la sensazione di isolamento che permea l’intera avventura nello stesso modo in cui il buio dello spazio avvolge la luce a cui siamo abituati sulla Terra.
Karl non passa un buon momento, e noi avremo il compito di aiutarlo in questo viaggio difficile….

storia ben scritta

puzzle soddisfacenti

viaggio interiore da affrontare con Karl

pulsanti spesso poco distinguibili

Non sono presenti trofei.

Grafica
60
Sonoro
60
Longevità
70
Impatto
75
Voto
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Still There è un titolo molto complesso e sofisticato, che combina vari generi facendo sì che l’insieme risulti qualcosa di completamente nuovo. Dalla durata di circa 5 ore, a seconda di quanto impiegheremo per risolvere gli enigmi, è un piacere da giocare e riesce a colpirci emotivamente e lasciarci qualcosa che perdura anche dopo i titoli di coda.

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