Stadia

Stadia sarà il killer silenzioso delle console?

L'impatto emotivo che ha avuto l'annuncio di Stadia sul popolo videoludico non è stato certo indifferente. Sarà la fine delle console?

Sono cambiamenti solo se spaventano (Di Domenica, Subsonica).

La citazione degli ottimi Subsonica mi pareva particolarmente azzeccata per descrivere lo stato d’animo di tanti giocatori il day after l’annuncio di Google Stadia, compreso di chi sta scrivendo. Dopo aver visionato qualche video dimostrativo direttamente dalla GDC appena conclusa, il primo impatto è stato “e adesso? Cosa succederà alle nostre amate console? Che fine farà la collezione dei giochi fisici?”. Tutte questioni che da buon videogiocatore d’annata mi hanno sulle prime messo un pochino di inquietudine tanto da farmi addormentare rannicchiato su me stesso e con il pollice in bocca, come quando da bambino tentavo di respingere gli incubi.

Anche perché l’idea di Google appare estremamente chiara: dichiarare guerra alle console, che secondo la grande G sono ormai superate. Basta guardare il nome stesso del servizio, Stadia appunto (che in latino è il plurale di Stadium, dando cioè un’idea di estrema condivisione) e anche lo slogan che ha accompagnato la presentazione del servizio, ovvero “il futuro dei videogiochi non è una console“. Direi che tutto ciò non richiede molta interpretazione, un bombardamento mediatico e totale nei confronti delle console tradizionali che la bomba atomica su Nagasaki a confronto era un petardo a capodanno.

Tutto ciò ha spaventato un po’ sia me che tanti videogiocatori. La sensazione è stata questa leggendo tanti commenti sui vari video di YouTube o i canali social: molti favorevoli ma anche tanta generale inquietudine. Devo ammettere però che a mente fredda la mia visione delle cose si è sostanzialmente ammorbidita. Come sappiamo già avendone parlato anche sulle nostre pagine virtuali, la fruizione dei titoli per Stadia sarà rapida e praticamente in tempo reale, semplicemente accedendo a YouTube da un qualsiasi dispositivo che sia in grado di supportarlo e il gioco è fatto. Voglio giocare a Doom Eternal? Basta collegarmi a YouTube, premere il pulsante Gioca e in automatico sono già dentro. Senza download, praticamente senza tempi di attesa. Volendo potrò condividere la mia sessione di gioco con altri utenti, richiamare Google Assistant qualora avessi bisogno di consigli utili oppure persino ospitare sempre in tempo reale altri giocatori se ad esempio sto affrontando una sessione online con NBA. Dai, ammettiamolo: se tutto ciò funzionasse sarebbe una figata clamorosa, è inutile negarlo. Ed è anche difficile rimanere impassibili o indifferenti a tutto ciò.

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Nonostante non sia una console, Stadia mostra dei muscoli importanti, anche a discapito della concorrenza

Vista così è palese che Stadia ha tutte le carte in regola per ridefinire il concetto di gaming, oltre che banalmente far compiere al servizio di streaming uno step molto importante, un’evoluzione di ciò che oggi stanno proponendo ad esempio PlayStation Now o Xbox Game Pass. Certo, ad oggi siamo nella fase embrionale del fenomeno Stadia perché ci sono ancora tanti dubbi che dovranno necessariamente essere chiariti col tempo. Che tipo di connessione servirà per sostenere al meglio titoli in 1080 o 4k, quali saranno i costi e che tipo di line up supporterà Stadia. Ma ciò che ad oggi è chiaro come il sole è che videogiocare tramite il servizio streaming di Google sarà teoricamente veloce, funzionale, rapido e social, caratteristica quest’ultima che sarà senza dubbio gradita da quei giocatori che amano streamare le proprie sessioni di gioco. Eppure tutto ciò banalmente può spaventare. Assimilare questo servizio sembrerà quasi di “tradire” quelle stesse console che per anni abbiamo amato e coccolato, così fieri di mostrarle imperiose accanto alle postazioni di gioco. Giocare solo in streaming sembrerà impersonale, freddo, distaccato. Sono queste le sensazioni generali testando il polso sulla community.

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Sarà davvero questo il futuro dei videogiochi?

Ci si chiede anche se Stadia traccerà la via maestra per il futuro dei videogiochi e sarà solo questo il modo di giocare tra 5,10,15 anni. Dare una risposta a tale quesito è molto complesso, perché nessuno di noi è Nostradamus e soprattutto perché la tecnologia cambia molto in fretta, così come i gusti e le abitudini dei videogiocatori. La personalissima sensazione è che le console avranno ancora appeal per molto tempo, sicuramente almeno per un’altra generazione (del resto PlayStation 5 e Xbox Scarlett sono in rampa di lancio). Questo perché ancora tanti utenti in Italia non posseggono una connessione così performante da giocare esclusivamente in streaming ma soprattutto perché esistono ancora tantissimi utenti che non rinuncerebbero mai l’accoppiata “console e gioco fisico“. È lecito comunque aspettarsi che le console di prossima generazione faranno del gioco in streaming una componente importante per il futuro, anche in risposta a quello che potrebbe apportare Google con il suo Stadia.

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Il pad di Stadia: lo ameremo o lo odieremo a morte?

È dunque assodato come lo streaming sarà un elemento importante negli anni a venire, con la consapevolezza che le console continueranno ad avere una vita rigogliosa ancora per molto tempo e ciò che bisogna fare adesso è accettare il cambiamento, l’evoluzione delle cose perché inevitabilmente sarà così. Videogiocare in streaming ci spaventa e non c’è nemmeno un motivo preciso tutto sommato. Eppure siamo gli stessi che da anni guardiamo film o serie TV in streaming con Netflix o ascoltiamo la musica sempre in streaming tramite Spotify. E la cosa meravigliosa è che ne siamo assuefatti senza nemmeno accorgercene. Sarà solo questione di tempo e lo saremo anche per quanto riguarda i videogiochi, dovremo arrenderci a questo. Sono sicuro che ne vedremo delle belle, il nostro passatempo preferito ne uscirà in ogni caso vincitore, al di là della forma. Questa è una certezza non da poco, non trovate?

 

Fonte

Che opinioni hai riguardante il prossimo fenomeno Stadia e in generale del concetto di gioco in streaming? Discutiamone insieme nei commenti.

Alessio Dossena
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