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SSD: la tecnologia più rivoluzionaria dell’ultimo decennio

Diamo uno sguardo più approfondito su cosa è un SSD

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Sicuramente se sei un appassionato di videogame leggendo della next generation ti sarai imbattuto nel termine SSD.

Solid State Disk abbreviato SSD, è una tecnologia che ha iniziato a diffondersi circa 10 anni fa e rappresenta il più importante salto tecnologico dell’ultimo decennio, riuscendo di fatti a raddoppiare, se non in alcuni casi triplicare la velocità dei sistemi.

Un po’ di storia

Prima di entrare nel dettaglio su cosa è un SSD e come è composto, vorrei fare un passo indietro e spiegarti come funzione un tradizionale Hard Disk.

Gli HDD o hard disk meccanici sono una tecnologia che è presente sin dalla genesi dell’informatica anche se, ovviamente, anche i tradizionali hard disk si sono evoluti con il tempo in termini di capacità, affidabilità e velocità.

Il principio base di funzionamento di un HDD prevede una testina magnetica, che scrive un dato su una serie di dischi magnetici roteanti.

Proprio per quest’ultima caratteristica, il dato non risiede in un unico settore del disco, ma si ritrova frammentato per tutta la superficie di quest’ultimo. Inizialmente la frammentazione dei dati non risultava un grosso problema, la velocità di accesso ai dati era comunque superiore alle tecnologie precedenti, ma con il continuo progredire di quest’ultime le esigenze iniziavano ad essere diverse.

Com’è fatto un SSD

Un SSD a differenza di un tradizionale hard disk meccanico rotativo, impiega la tecnologia conosciuta come memoria flash, la stessa tecnologia utilizzata dalle chiavette USB.

Gli SSD scrivono il dato in una determinata cella di memoria, non lo frammentano, difatti rendendo l’informazione disponibile in un lasso di tempo di molto inferiore ai tradizionali HDD.

Inoltre gli SSD sono molto più leggeri rispetto ai loro predecessori, richiedono molta meno corrente elettrica, sono molto più resistenti agli urti e scaldano molto meno, fattore che nella costruzione di un PC è da tenere in considerazione.

SSD una valida risposta ai tempi di latenza

Con l’introduzione di processori sempre più potenti e di memorie RAM sempre più veloci, il famoso collo di bottiglia adesso si sposta sulle memorie di massa, difatti le risorse in termini di CPU e RAM risultavano sempre meno sfruttate in confronto alle code che si generavano sul disco.

La soluzione a questo problema fu proprio l’SSD, introdotto circa 10 anni fa che cambiò radicalmente il concetto di velocità in un PC. I Solid State Disk inizialmente avevano un costo molto alto, che si aggirava sui 2, 3 euro al GB, portando così il costo di unità da 128 GB fino a 400€.

Naturalmente con il tempo il costo si è sostanzialmente abbassato, oggi un buon SSD da 1 TB è possibile acquistarlo a meno di 150€.

Come destreggiarsi in questa giungla di SSD

Ad oggi ci sono SSD adatti a tutte le tasche, che si differenziano principalmente per il prezzo anche se questa non è la sola differenza che bisogna tener d’occhio. Già precedentemente in un articolo del nostro settore tech abbiamo parlato di come scegliere un SSD, certamente il prezzo ha un ruolo importante ma ci sono alcune caratteristiche da controllare prima di tutto.

  • Velocità sequenziale di scrittura, espressa in MB/S o GB/S, indica la velocità teorica che il nostro SSD raggiunge in lettura e scrittura.
  • IOPS (Input/output operations per second), sono il numero di operazioni di lettura e scrittura che è possibile fare in un secondo. Naturalmente la grandezza del dato è variabile, in generale il più indicativo è quello da 4 KB.
  • MTBF (mean time between failures), questo parametro è un indice di affidabilità, espresso in milioni di ore, indica il tempo medio fra i guasti.
  • TBW (Terabyte Written), spesso accompagnato dal parametro MTBF, il TBW indica quanti terabyte si possono scrivere sul SSD prima di iniziare ad avere un decadimento delle prestazioni.
  • Cache gli SSD soprattutto quelli di alta fascia, sono provvisti di una cache su controller, quest’ultima velocizza di molto le operazioni in termini di accesso casuale.

Tipologie di SSD

Anche gli SSD in questo decennio hanno subito delle evoluzioni. Inizialmente quest’ultimi si interfacciavano sulla scheda madre solamente tramite connettore SATA III, standard già presente sulla maggior parte dei PC, con il tempo però questa tipologia di connettore si è dimostrato limitante, sopratutto in termini di velocità di trasferimento.

Il throughput massimo che un connettore SATA III può raggiungere è di 6.0 Gb/s, un valore relativamente molto alto; ancora una volta però la tecnologia non si è fermata. Per oltrepassare questo limite sono stati introdotti sul mercato due tipologie di SSD con connettori diversi dal SATA III.

SSD M.2 attualmente è la tecnologia più diffusa dopo i “tradizionali SSD”, necessita di un socket dedicato sulla Motherboard che inizialmente era presente nelle workstation di fascia alta. Con il tempo il connettore ha iniziato a essere presente anche sulle schede ROG e TUF, diventando presto uno standard molto apprezzato tra i gamer; il throughput massimo qui si attesta all’incirca sui 10 Gb/s.

Un’altra tecnologia meno diffusa rispetto alle due precedenti sono gli SSD su PCI-E, quest’ultimi non sono da molto presenti sul mercato, ma promettono di rivoluzionarlo ulteriormente. Questa tipologia di SSD utilizza tutta potenza dei connettori PCI-E, portando così il throughput a circa 32 Gb/s nel caso di una configurazione PCI-E 3.0 x4. Una velocità spaventosa se messa in relazione con le precedenti e che promette di aumentare man mano che lo standard prenderà piede.

Il mio consiglio

Quando acquisto un SSD tengo conto di tutte queste caratteristiche, in modo da essere sicuro di avere un prodotto all’altezza delle mie aspettative. Gli SSD della serie Samung EVO sono un ottimo prodotto che utilizzo sia per le mie build gaming, sia per il mio lavoro di consulente informatico. Sono molto affidabili e sono caratterizzate da un ottimo rapporto qualità prezzo, accompagnato da prestazioni davvero molto buone.

Samsung inoltre mette a disposizione un software, il Samsung Data Migration, che permette di far migrare i dati da un tradizionale HDD verso un SSD Samsung, in modo che una volta ultimato il processo, puoi cambiare il vecchio hard disk con un SSD senza perdere nessun dato, e soprattutto senza dover reinstallare sistema operativo, driver ecc…

La mia lista della spesa

In questa sezione voglio consigliarti alcuni SSD che ritengo validi e affidabili, con un ottimo rapporto qualità prezzo.

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