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Skully – La recensione di un’avventura ordinaria

La mia analisi di Skully su PlayStation 4, un platform 3D sviluppato da Finish Line Games e pubblicato da Modus Games, che fa della fisica di gioco il suo punto di forza

Fatti accompagnare alla scoperta di un titolo che pur senza eccellere in quel che fa, sa comunque intrattenere il giocatore in cerca di una sana dose di spensieratezza. Tra le insenature di un’isola magica e la forza dei quattro elementi, ecco Skull.

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Skully ci porta in un paradiso terrestre circondato dalle onde e apparentemente sconosciuto alla razza umana, dove gli innumerevoli panorami in cui la natura incontaminata può dare il meglio di sé, per quanto capaci di mozzare il fiato, non sembrano essere la cosa più magica.

Non ci troviamo su un’isola qualunque ma nel luogo dove pare aver origine tutta quanta l’energia del mondo. È proprio qui che giocando a Skully dobbiamo imparare a muovere i primi passi o, per meglio dire, a rotolare come dei sassi.

Ad ogni modo, la magia elementale che rende così unico questo luogo rischia anche di portarlo alla disfatta e trovare il modo di ripristinare l’equilibrio, preservando quindi l’intero creato, spetta a noi giocatori. Ma qual è la minaccia incombente che grava su questo territorio incantato?

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Proprio come le scottature e i terremoti, anche i rapporti di parentela si misurano in gradi e questa, giocando a Skully, non parrà affatto una coincidenza. Per il quartetto di congiunti che abbiamo modo di conoscere in questo titolo infatti, le uniche cose derivanti da grandi poteri sembrano decisamente essere…

Dei gravi problemi (familiari)

Prima di diventare una biglia magica che rimbalza all’impazzata da una parte all’altra di un’isola, il nostro piccolo protagonista non era altro che un vecchio cranio ormai privo di vita, che viaggiava senza meta in completa balia delle onde. Subito dopo aver avviato il gioco però, le forme tondeggianti del nostro amico ossuto incontrano l’abbraccio di una spiaggia soleggiante e noi, ancora rilegati al ruolo di semplici spettatori, facciamo la conoscenza del simpatico Terry.

Non sono certo che si possa definire fortuna, tuttavia il nostro nuovo amico conosce molto bene l’isola su cui siamo finiti, così come i poteri magici che la caratterizzano. Ora, ciò che prima si limitava a essere un freddo teschio inanimato, grazie all’argilla magica che fluisce da quel terreno, è tornato a essere pieno di vita e vanta persino una coscienza propria. Il suo nome è Skully.

È proprio qui, grazie all’intervento di Terry, che ha inizio la nostra avventura e senza entrare nei dettagli di quelle che sono le sue motivazioni, passerei immediatamente a un mio primo giudizio in merito. La narrativa in Skully riveste un ruolo piuttosto significativo e nonostante un’evidente mancanza di originalità, è innegabile che essa accompagni il giocatore dall’inizio alla fine dell’intera esperienza.

La trama del gioco, scandita da dialoghi in game e cutscene realizzate attraverso l’accostamento di immagini statiche in una sorta di effetto stop-motion, non stupisce e a malapena lascia il segno. È proprio lei però che nel fare da sfondo a un gameplay capace di divertire, riesce a dare al giocatore un motivo in più per continuare a esserlo.

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Dopo aver magicamente fatto ritorno dalla morte ed esserci ritrovati su quella spiaggia sperduta, non ci resta che seguire le indicazioni di Terry e abituarci alla nostra nuova vita da cranio rianimato. Come? Rotolando e saltando, ovviamente!

Chi rotola vive, o almeno così dicono

Nel caso ti fossi distratto/a in fase di apertura, Skully è un platform tridimensionale ampiamente basato sulla fisica di gioco, dove l’immediatezza di un gameplay solido punta a evolversi in qualcosa di più. Il titolo è suddiviso in 18 capitoli che potremmo definire livelli, nei quali si alternano sezioni guidate e scenari talvolta più aperti che, senza mai arrivare a essere dispersivi, riescono nell’intento d’instillare in chi gioca una sensazione di apparente libertà.

Lo scopo del giocatore è ovviamente quello di raggiungere la fine di ogni capitolo e nel farlo, proprio come in moltissimi altri esponenti di questo storico genere, raccogliere il maggior numero possibile di oggetti collezionabili. Questi, rappresentati come particolari fiori dorati, sono sparsi per tutti i livelli e oltre ad assumere una funziona indicativa di quale potrebbe essere la via da seguire, permettono di sbloccare gli artwork del titolo una volta raggiunte delle soglie prestabilite.

Come ho già detto, nonostante in un primo momento il titolo possa risultare molto basilare, Skully non è certo un’opera che si accontenta di un gameplay semplicistico. Salto e rotolata infatti, che a prima vista possono sembrare gli unici modi per interagire con l’ambiente, finiscono ben presto con il lasciare spazio a meccaniche un po’ più elaborate.

Le maggiori novità in tal senso, introdotte in maniera graduale mano a mano che avanziamo nella trama di gioco, sono rappresentate dalle varie evocazioni su cui Skully può fare affidamento. Ognuna di queste tre differenti forme infatti, assumibili a nostro piacimento una volta raggiunto un qualsiasi checkpoint, vanta capacità tanto uniche quanto indispensabili al nostro proseguimento.

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Nei panni di Skully ci troveremo a dover affrontare diversi nemici, che purtroppo rientrano tutti o quasi in questa singola immagine qui sopra. La varietà dei nostri avversari infatti (boss esclusi), a differenza di quella che almeno in parte è possibile trovare nel level design, è decisamente uno degli aspetti che gioca a sfavore dell’intera produzione.

A renderci la vita difficile, oltre alla furia dei 4 elementi, ci pensano infine gli enigmi ambientali basati sulle varie trasformazioni di Skully. Questi, posizionati oculatamente specie nei livelli più avanzati del gioco, contribuiscono a rendere l’intera esperienza sicuramente più variegata, donandole inoltre una curva della difficoltà a conti fatti ben gestita. Per quanto alcune situazioni vengano ripresentate più volte nel corso dell’avventura, il titolo risulta sufficientemente propositivo.

Un comparto tecnico che arranca

Dopo averti parlato di una trama un po’ insipida e di un gameplay immediato dalle solide basi, è arrivato come sempre il momento di introdurti al comparto tecnico del videogioco di oggi. Se è vero che da un lato i limiti di Skully possono passare in secondo piano, è altrettanto certo che in questa sezione alcuni di essi risultino evidenti e senza soffermarmi sul comparto artistico, che per quanto modesto fa il suo dovere, ci tengo a parlarti di quei dettagli che sarebbe opportuno chiamare difetti.

Primo fra tutti la telecamera del titolo che negli spazi stretti e in più di un’occasione, come quando è necessario scappare da una minaccia in movimento, rema decisamente a sfavore di chi gioca deviando l’elogiata difficoltà del titolo su binari artificiali e poco raccomandabili. Se a questo aggiungiamo poi una reattività dei comandi non sempre sul pezzo, delle texture a cui non piace arrivare puntuali e una colonna sonora fin troppo ridondante, ecco che il gioco si adagia sui propri limiti precludendosi la chance di arrivare più in alto.

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Per quanto la grafica di Skully non renda affatto giustizia ai suoi magnifici artwork, va detto che insieme al doppiaggio essa rientra fra le cose convincenti. I limiti del titolo non passano inosservati e alcune scelte sono discutibili, ma rimane il fatto che gli amanti del genere potrebbero apprezzare un’esperienza come questa.

Immediatezza alla portata di tutti

Idea alla base del gameplay solida ed efficace

Curva della difficoltà davvero ben gestita

Comparto tecnico non all'altezza delle aspettative

Narrativa insipida e per niente originale

Comandi non sempre reattivi e telecamera un po' dispettosa

Prezzo leggermente sproporzionato

Con i suoi 5 trofei d’oro, le sue 13 coppe argentate e i suoi 11 riconoscimenti di bronzo, il Platino di Skully si conferma essere una preda alla portata di chiunque apprezzi il cercare collezionabili in lungo e in largo.

Raggiungere il 100% di questo videogioco non è certo complicato, ma è probabile che solamente i piú temerari sarebbero disposti a farlo senza seguire alcuna guida. Nel caso ti sentissi all’altezza, preparati a dover sfoggiare una buona dose di spirito d’osservazione, una gran voglia di esplorare e parecchia pazienza.

Grafica
65
Sonoro
55
Longevità
65
Impatto
70
Voto
VOTA
0

In sostanza, Skully è un discreto gioco platform in 3D che deve tutto al suo gameplay immediato, vista anche una narrativa sì centrale ma decisamente troppo insapore. Per quanto il titolo non si accontenti di sfruttare al massimo delle meccaniche basilari, puntando quindi a una varietà più marcata che non si limiti al semplice level design, la sensazione giocandolo rimane quella di trovarsi di fronte a un prodotto ordinario.

I suoi personaggi ben caratterizzati sia a livello estetico che per quanto riguarda la scrittura, nonostante gli evidenti limiti di produzione e un’originalità non pervenuta, fanno da sfondo all’intera esperienza che riesce nell’intento di risultare piacevole. Al di là di alcuni difetti che gravano inevitabilmente sul bilancio finale, Skully resta un videogioco capace di divertire e tanto basta a garantirgli la sufficienza.

Venduto al prezzo di 29,99 € e tenendo conto di tutto quel che offre, specie a chiunque volesse portarlo a termine togliendosi lo sfizio del 100%, mi sento di consigliare l’acquisto del titolo esclusivamente a chi ama alla follia i platform. Per tutti gli altri, disposti ad aspettare o meno interessati a qualsiasi nuova proposta di questo tipo, uno sconto di almeno una decina di euro potrebbe rappresentare un’occasione migliore.

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