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SiN: Reloaded, recensione (PlayStation 5)

Si torna al 1998

Avatar di pasquale aversanoDiPasquale Aversano 5 min di lettura Recensioni
Sin
7,0/10
La recensione

SiN Reloaded

Gameplay6,5
6.5/10
Grafica7,0
7/10
Sonoro7,0
7/10
Longevità7,5
7.5/10

Cosa funziona

  • Varietà di situazioni e contenuti opzionali
  • Composizione delle aree di gioco
  • Effetto nostalgia di un’opera poco conosciuta

Cosa convince meno

  • Il peso degli anni è inevitabile
  • Qualche bug e problemino tecnico

SiN: Reloaded è un tuffo nel passato alla scoperta di un titolo che al suo tempo non ha avuto le dovute attenzioni. La remastered non risolve i problemi tecnici e l’età del titolo, soprattutto nel gameplay, è evidente. Eppure, alcune trovate, la varietà di situazioni e dei livelli ben congegnati, rendono l’esperienza di Blade ancora oggi discretamente interessante e divertente.

Sviluppato e pubblicato da Nightdive Studios in sinergia con Ritual Entertainment e Atari, SiN: Reloaded è la versione completamente rimasterizzata del titolo originariamente pubblicato nel 1998. Si tratta di uno sparatutto in prima persona 3D ispirato ovviamente a DOOM ma non solo, che al tempo sfruttò a dovere il Quake II Engine. Noi siamo letteralmente tornati indietro nel tempo su PlayStation 5 e questa è la nostra recensione. Pronto a far stragi di nemici?

SiN: Reloaded prova a riscattarsi

Come accennato, questo SiN: Reloaded rientra tra i numerosi progetti di questo periodo che hanno come obiettivo quello di recuperare opere più o meno note degli anni scorsi per donarle nuovo lustro e possibilità. Si tratta quindi di una remastered, non un remake, che vede il suo intervento principale in un lieve restauro visivo lasciando intatta l’esperienza originale e la struttura tecnica, bug inclusi. 

Bisogna quindi tenere in considerazione il viaggio nel tempo richiesto, gettandosi nel 1998 con la piena evoluzione del videogioco che riguardava anche e soprattutto gli sparatutto in prima persona 3D di cui SiN: Reloaded è uno dei rappresentanti meno noti. Il motivo di tale anonimato può essere dovuto sì a problemi innegabili del titolo ma anche e soprattutto ad Half-Life, uscito grossomodo nello stesso periodo e in grado, grazie a innegabili innovazioni e un immediato e meritato impatto mediatico, di oscurare gran parte dei competitor.

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Sin: reloaded, recensione (playstation 5)

SiN: Reloaded è quindi anche una sorta di tentativo di riscatto solo che si ritrova a tornare in un mercato ancora più agguerrito e che vede le sue idee, innovative al tempo, ormai quasi del tutto assimilate e superate. Bisogna quindi affrontare il titolo come se si fosse degli archeologi, alla riscoperta di titoli grezzi, antichi ma che, seppur in minor parte, hanno contribuito all’evoluzione del nostro amato medium.

Nel dettaglio, SiN: Reloaded ha dalla sua alcune piccole chicche che ancora oggi rientrano tra i suoi pregi. Prima di tutto ci sono i livelli di gioco, aree discretamente varie e aperte, ben districate e dotate di percorsi segreti e momenti opzionali che possono addirittura influenzare la trama modificandone alcuni elementi e i successivi capitoli. Origliare o meno qualcuno, scoprire o meno determinati segreti nascosti su PC e quant’altro, sono tutti elementi narrativi che influenzano attivamente il nostro percorso.

Sin: reloaded, recensione (playstation 5)

Un percorso che ci vede vestire i panni di John Blade, un carismatico e rude comandante della HardCorps, una società di sicurezza che viene inizialmente incaricata di sventare una rapina per mano del boss criminale Antonio Mancini. Ma quella che sembra essere un crimine come tanti, cela dietro di sé risvolti che aprono al mondo fantascientifico e distopico in cui è ambientato lo stesso SiN: Reloaded. Tra mutazioni genetiche, sieri disumani e una mega corporazione con a capo una prosperosa, sadica e crudele CEO di nome Elexis Sinclaire.

Il canovaccio narrativo oggi può risultare ingenuo in alcuni punti e abbastanza telefonato in altri eppure quel retrogusto nostalgico di fine anni ‘90, tra l’altro condizionato dalla cinematografia dell’epoca, riesce comunque ad affascinare e trainare fino alla fine. Tra l’altro, SiN: Reloaded include anche il pacchetto di missioni extra denominate Wages of SiN con tanto di storie e boss aggiuntivi. 

Sin: reloaded, recensione (playstation 5)

Come ai vecchi tempi, pro e contro inclusi

SiN: Reloaded è uno sparatutto old school in prima persona 3D che ritorna in qui con tutta la sua anima originale, inclusi pro e contro. L’aspetto di base e le fondamenta tecniche, infatti, non sono state toccate granché. Sì, c’è una maggior rifinitura nel sistema di controllo a cui si somma un’interfaccia più moderna e intuitiva, ma il gunplay continua a non soddisfare appieno, soprattutto se paragonato ai titoli odierni.

Può capitare, infatti, di ritrovarsi a sparare o a incassare colpi senza colpire o essere colpiti così come ci si ritrova ancora a nemici che appaiono all’improvviso a distanza ravvicinata dando vita a danni esagerati e morti inizialmente difficili da prevenire. Ostacoli dovuti all’anzianità del titolo e a modi di elaborare e posizionare i pericoli oggi superati quasi del tutto. Eppure l’IA dei nemici di SiN: Reloaded non è da sottovalutare, i nostri avversari cercano riparo e in buon numero possono causare difficoltà non di poco conto.

Sin: reloaded, recensione (playstation 5)

Certo non aiuta il fatto che possono sparare attraverso alcune coperture e a distanze non sempre facili da calcolare. Ma, ancora una volta, siamo dinanzi a un titolo con una sua età. In compenso, le aree di gioco coi loro segreti sono ancora oggi molto interessanti da esplorare e soprattutto varie e discretamente generose in termini di spazi. Inoltre, non si spara solamente ma ci sono situazioni simil stealth, eventi segreti, aree opzionali deliziosamente nascoste, armi da localizzare e tanto altro da scoprire.

Il tutto con una minuzia oggi non scontata. Da tale cura, deriva anche il fatto delle situazioni che mutano al mutare di nostre azioni e scelte, tutte opzioni che possiamo qui gestire con più facilità grazie al moderno menù e alle opzioni aggiuntive. Peccato, invece, per bug e glitch di vario genere ancora presenti. Banalmente, siamo saliti su un bulldozer e questi è schizzato letteralmente in aria… rendendo la situazione involontariamente ironica. 

Sin: reloaded, recensione (playstation 5)

Grafica e sonoro

Graficamente parlando, SiN: Reloaded preserva la sua natura originale e fortemente nostalgica ma la restituisce con una patina più fresca, omogenea e fluida, abbattendo quasi del tutto i caricamenti e incastrando il tutto in una già citata e apprezzata interfaccia moderna e intuitiva. Buoni anche i contenuti extra pensati essenzialmente per curiosi e affezionati che mostrano qualche piccolo retroscena sul titolo stesso.

Positivo anche il sonoro che rievoca, nonostante gli arrangiamenti più moderni, un’atmosfera coerente e in linea con il periodo natale dell’opera. Buono anche il doppiaggio in inglese mentre è apprezzatissima la presenza dei sottotitoli in lingua italiana.

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