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Shenmue III, la fine di un lungo viaggio

Dopo una fortunata campagna Kickstarter e a distanza di 18 anni, arriva il sequel di Shenmue II. All'altezza delle aspettative?

Forse ai giocatori più giovani il nome dice poco, ma per noi appassionati di lungo corso Shenmue è un grande classico, una leggenda e tanto altro ancora.

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E’ stato uno dei titoli più importanti di quella meravigliosa e sottovalutata piattaforma chiamata Dreamcast ed è grazie al suo successo, immutato negli anni, che dopo una collection uscita per PlayStation 4 e Xbox One siamo arrivati a vedere il terzo e ultimo capitolo della saga ad esattamente 20 anni dal suo inizio.

Sono passate due decadi infatti da quando Yu Suzuki coniò il termine F.R.E.E. per definire il suo Shenmue; il termine, come andava di moda negli anni ’90, è un acronimo che sta per Full Reactive Eyes Entertainment e indica la possibilità di interagire al massimo con l’ambiente di gioco, in totale libertà.

La filosofia alla base dell’opera di Suzuki era quella di creare un gioco in cui immergersi, perdersi girando il mondo presentato, piuttosto che concentrarsi sul completamento dell’avventura principale.

In’un epoca in cui i personaggi dei videogiochi continuavano a camminare anche se finivano contro un muro, Suzuki voleva il massimo del realismo possibile; oltre a condizioni meteo dinamiche (era addirittura implementato un registro del meteo della zona di Yokosuka negli anni in cui si svolge il primo capitolo) il nostro protagonista Ryo può dirigersi verso una porta, aprirla ed entrare nell’ambiente interno senza caricamenti o pause di gioco.

Una volta all’interno, eventuali conversazioni sarebbero state interamente doppiate, ed era possibile aprire qualsiasi contenitore, cassetto o sportello per esaminarne il contenuto; un ambiente reattivo alla vista, per l’appunto.

Nonostante il medium abbia fatto dei passi avanti dall’uscita di Shenmue (giunto nel 2000 in Europa), non possiamo dire che queste caratteristiche siano parte degli RPG attuali. Fanno invece parte di Shemue III.

Il viaggio di Ryo

Grazie ai fondi ricevuti su Kickstarter, Shenmue III è pieno di personaggi, con le due aree in cui è diviso ricche di dettagli; sia nel villaggio Bailu che nel distretto urbano di Niaowu.

Sono tutti aspetti che non emergono però a primo impatto: la sequenza di apertura a Bailu è d’impatto, e i dialoghi mantengono intatto il fascino di Shenmue, ma è solo dopo avere speso una decina di ore sul titolo che si inizia a realizzare quanto il design sia ambizioso. 

Shenmue III

Per correttezza va detto che, nonostante giri decentemente, Shenmue III mostra tutte le idiosincrasie dell’ormai vecchio Unreal Engine 4. Le texture si caricano in un paio di secondi, le ombreggiature e i dettagli soffrono di un effetto pop-up dalla distanza e più in generale tutto appare un po’ più opaco rispetto alla vita reale.

Pur con questi difetti, ci sono numerosi momenti in cui la bellezza del gioco emerge in maniera lampante, con giochi di luce magnifici e dettagli fenomenali, nonostante la grande scala del gioco.

E’ possibile attraversare tutta la città in una sola sessione, andare al mercato ed esaminare tutta la frutta in vendita, senza un solo caricamento. Tenendo conto di questo aspetto, qualche incertezza tecnica è del tutto perdonabile.

Shenmue III riesce nel complesso ad impressionare ancora, nonostante non sia del tutto in linea con gli standard moderni; per certi versi sembra ancora un titolo per Dreamcast, che emula alcuni filtri foschia presenti nei first party Sega dell’epoca.

Dal punto di vista del design il gioco è talvolta frustrante fino a diventare esasperante. Il fenomeno noto come Quick Time Event, in cui il capostipite fu pioniere e che è stato ampiamente utilizzato dai titoli della scorsa decade, è qui inserito con parsimonia. 

Per fortuna, dato che talvolta i comandi non ci danno il tempo di reagire e spesso ci troveremo a dovere rigiocare una sequenza dall’inizio finendo per memorizzare quale bottone premere, anziché reagire all’azione su schermo.

Per fortuna, sono gli unici momenti in cui il gioco delude. Per la maggior parte, il gameplay è solo banale; la nostra vita quotidiana consiste nel salutare Shenhua, la ragazza di Shenmue II che ci fa da compagna in questa avventura e uscire in un mondo a cui poco importa della nostra presenza. Possiamo pescare, collezionare gashapon, giocare nelle sale giochi (purtroppo senza classi SEGA) o guadagnare token in svariati minigiochi.

La vita quotidiana all’interno del gioco: non solo gameplay

Se nei vecchi Shenmue collezionare gashapon non aveva un vero e proprio scopo e le monete venivano usate raramente, in questo terzo capitolo tutto ha un obiettivo ed è interconnesso. I collezionabili vengono divisi in set, vendibili ai titolari dei banchi dei pegni o scambiabili con i libri delle abilità.

Questi ci insegnano mosse di arti marziali, che vanno esercitate e padroneggiate presso il dojo; livellare il nostro Kung Fu è più semplice quando la nostra vita è piena, quindi dovremo acquistare del cibo.

shenmue III

Per comprare gli alimenti ovviamente serve il denaro, che possiamo guadagnare tagliando la legna, pescando o catturando anatre mentre il gioco d’azzardo utilizza una diversa valuta, i token.

I token servono per vincere premi, i premi si vendono e con i soldi possiamo comprare quanto ci occorre, tornando all’inizio del ciclo.  

Alla fine, quello che è in apparenza noioso e poco sensato ci conduce nel viaggio di Ryo verso la maestria del Kung Fu. Il tutto non è mai stato reso così brillantamente e in maniera coesa.

I gashapon non sono l’unica cosa che possiamo acquistare: tutti i  negozi vendono oggetti di uso quotidiano che potremo utilizzare, raccogliere o vendere. Inoltre ogni negozio avrà un negoziante con una propria caratterizzazione e un doppiaggio abbastanza buono, che gli consentirà di rispondere a qualunque domanda fatta da Ryo.

La qualità del doppiaggio è alta, ed è la migliore della serie. Fondamentale per ottenere questo risultato è stato il ritorno del doppiatore originale, Corey Marshall, che dà un tocco di autenticità al tutto. Come negli altri capitoli, la localizzazione italiana è affidata ai sottotitoli.

Impiegheremo il resto del nostro tempo in un semplice, ma laborioso lavoro di investigazione, volto a risolvere man mano il problema del momento, che ci aprirà una nuova parte della mappa.

Parliamo di minigiochi in Shenmue III

I minigiochi, invece, sono molto schematici e per la maggior parte del tempo ci richiedono semplicemente di premere un solo tasto.

Tuttavia, svolgono il loro compito e, parlando di arti marziali, ci fanno intuire la pazienza e la disciplina necessarie per padroneggiare queste tecniche.

Il nuovo editor di mosse è ben fatto e ci da la possibilitàdi mappare 5 mosse con R2, alternabili con L1 e R1, mentre il combattimento sembra ancora troppo sottotono se paragonato a quelli di Virtua Fighter. Il motivo del paragone è dato dall’origine di Shenmue, presentato come il GDR di Virtua Fighter.

Il minigioco più strambo contenuto nel gioco, nonché uno dei più nascosti, riguarda un piccolo uccello chiamato Choubo Chan; si tratta di un volatile che si mimetizza all’interno dei negozi e che va cercato in ogni esercizio commerciale. E’ talmente ben nascosto che prima di trovarne uno e capire il meccanismo del minigioco mi ci sono volute svariate ore. Saremo così chiamati ad entrare in ogni negozio ed esaminarne gli ottimi modelli in 3D alla ricerca del Choubo; qualcosa di genuinamente divertente, che non prescinde dal semplice premere il tasto X.

Senza il suo elevato livello di dettagli Shenmue III non funzionerebbe, semplicemente.

 

Nessuno degli elementi del gioco, brilla particolarmente se preso da solo. E’ l’insieme, inserito in un mondo sorprendentemente ricco, a funzionare mostrandoci un ambiente splendidamente bilanciato e nettamente più profondo di quanto non appaia al primo sguardo. I dettagli si svelano solo quando il giocatore si ferma e li osserva attentamente: avviene con gli inside joke sui libri nelle librerie oppure quando alcune mosse di Ryo ricordano molto da vicino quelle di Bruce Lee.

Il modo in cui Shenhua si siede e ci parla del Giappone e della sua infanzia, finchè non si fa ora di andare a letto, è esattamente quel tipo di cose che rese popolare il titolo originale.

Si avverte un vero e proprio senso di ritorno a casa, mitigato parzialmente dallo shock di dovere lasciare la casa di Shenhua nel villaggio di Bailu per una stanza d’albergo a Niaowu. Questo ci da qualcosa che troviamo solo in pochissimi altri giochi: un mondo di gioco in grado di assorbirci completamente, così da rendere d’impatto tutto quello che accade.

Ad esempio è possibile chiamare la vecchia cameriera di Ryo a Dobuita, in un momento davvero emozionante per i vecchi appassionati.

Tutta questa ricchezza non è infinita, il gioco dura circa 35 ore che possono anche raddoppiare se ci si prende il tempo di fare tutto con calma. Il consiglio è esattamente questo: Shenmue III va affrontato senza fretta, immergendosi completamente nella sua ambientazione, abbracciando la filosofia di Yu Suzuki.

Ambiente di gico immersivo e dettagliato

Fedele ai capitoli precedenti

Le attività nel gioco hanno un fine

Minigiochi troppo spesso ridotti alla pressione di un tasto

Vi sono 37 trofei totali: 22 di bronzo, 9 d’argento e 5 d’oro, oltre al platino finale. Non sarà semplice ottenerli tutti, sarà necessario svolgere praticamente tutte le attività all’interno del gioco.

Grafica
70
Sonoro
75
Longevità
80
Impatto
80
Voto
VOTA
3

Molti remake e sequel moderni tendono a distaccarsi dalle origini, rivoluzionando canoni prestabiliti, ma questo non avviene in Shenmue III.

Il gioco funziona perché è genuino ed è in tutto e per tutto un seguito dei primi due, amatissimi, capitoli.

E’un titolo pensato realmente per i suoi fan, che lo hanno anche finanziato e da questo punto di vista è un successo.

Nonostante alcune prevedibili pecche, è un titolo migliore di quanto si potesse immaginare. I fan non potevano desiderare di meglio, tutti gli altri possono accostarsi ad un gioco profondamente diverso da quelli cui siamo abituati.

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Commenti

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Miei

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