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La trilogia reboot è conclusa: ecco la nostra recensione!

Shadow of the Tomb Rider

Shadow of the Tomb Raider chiude la trilogia reboot della bella Lara. Purtroppo, come nel nome del gioco, le ombre sulla nostra eroina sono molteplici: procediamo con ordine.

Redattore
-
Gabriele Bielli

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Approcciarsi a un titolo come Shadow of the Tomb Raider genera inevitabilmente molte aspettative. E’ senza dubbio una di quelle pubblicazioni tripla A molto attese, con per altro una storia videoludioca di oltre vent’anni sulle spalle. Per descrivere al meglio la situazione: chi scrive ha giocato ogni singolo appuntamento con la saga, spin-off compresi e pure Relic Run per smartphone. Non li ho giocati tutti assieme o in pochi anni ma, anzi, li ho visti uscire e ho quindi potuto vivere a pieno tutto lo svolgimento del franchise Tomb Raider. Perchè vi dico tutto questo? Per contestualizzare una recensione che va contro corrente rispetto alla quasi totalità dei pareri delle redazione specializzate reperibile in rete. Mettetevi comodi: si va alla scoperta di Shadow of the Tomb Raider!

Trama

L’intreccio della storia ci porterà ad avere ancora a che fare con la Trinità, questa volta sotto forma del villain Dominguez e del suo tirapiedi Rourke. All’inizio dell’avventura prenderemo un pugnale che, se non riunito a un altro artefatto chiamato “Lo Scrigno”, porterà diverse calamità naturali che distruggeranno il mondo. Lo stesso Dominguez vorrà mettere le mani su entrambi gli oggetti per poter riscrivere la storia della sua città natale. A noi l’onore e onere di fermarlo. Durante l’avventura conosceremo la regina di un’antica civiltà e l’immancabile Jonah ci aiuterà a raggiungere l’obiettivo finale. A livello di colpi di scena non c’è sostanzialmente nulla a parte una rivelazione sul finale e i personaggi sono caratterizzati poco e male. La saga reboot di Tomb Raider è stata basata sulla nascita della Lara Croft coraggiosa e risoluta che siamo stati abituati a conoscere ma, purtroppo, la crescita emotiva del personaggio non si nota, non siamo riusciti a viverla. Nel primo capitolo reboot del 2013 questa crescita era palese, appassionante. Qui, invece, tutto è piuttosto piatto. Peccato.

Gameplay

Se avete giocato Tomb Raider 2013 e Rise of the Tomb Raider sapete già cosa aspettarvi: il sistema di controllo è esattamente quello, con gli stessi pregi e difetti. Sarà quindi possibile saltare, arrampicarsi e utilizzare il rampino per raggiungere zone altrimenti inaccessibili. Le nuove mosse da ricercarsi in questa terza incarnazione della trilogia reboot sono la possibilità di passsare dalla picozza al rampino mentre si scala una parete e la scalata stessa in orizzontale, con la parete di roccia sopra di noi. La vera novità sono però gli insediamenti, tre in totale, in cui potremo rimediare mercanti, missioni secondarie e trovare cripte da esplorare. Queste ultime ci doneranno accessori di vestiario con proprietà particolari, come la capacità di fabbricare una maggiore quantità di frecce per l’arco. Le famose tombre opzionali, invece, garantiranno lo sblocco di abilità esclusive nell’albero di progressione del personaggio. Ques’ultimo è piuttosto semplice ma in linea con la moderata componente di ruolo di Shadow of the Tomb Raider. Sono presenti poi un’ottima quantità di collezionabili sparsi per tutto il gioco, con le varie zone collegate tramite il viaggio rapido come nei precedenti capitoli reboot. Anche le armi sono migliorabili attraverso i materiali raccolti durante l’avventura. I quick time event sono stati ridotti. Presenti, invece, le sessioni in cui dovremo saltare ed evitare ostacoli mentre scivoleremo. Un’ottima novità di gameplay è da ricercare nella difficoltà scalabile di combattimenti, esplorazione ed enigmi. Consiglio vivamente di impostare la difficoltà dell’esplorazione su difficile, in modo da eliminare le spennellate di colore che sottolineano le sporgenze utili ad aggrapparsi: in questo modo si riporta la componente esplorativa a un livello entusiasmante, con lo sguardo che cerca di trovare un appiglio o un cunicolo per proseguire. Ora, purtroppo, veniamo ai problemi, che non sono pochi. Partiamo dalle animazioni che, fuori dalle scene animate, non rappresentano certo un bel vedere: scivolate di lato come se fossimo su uno skateboard, salti palesemente allungati in volo, movenze impossibili e animazioni stesse non collegate fra loro (scattose, per intenderci) sono all’ordine del giorno. Queste cose andavano bene nel 2013… rivederle oggi in un gioco con un budget di questo tipo fa decisamente male. Lo stesso gunplay è molto lontano dall’essere soddisfacente, con una “sensazione di colpo a segno” totalmente mancante e un fucile a pompa che risulta sostanzialmente errato proprio nella programmazione, visto che riesce a uccidere con un sol colpo anche a 20 metri di distanza. Una menzione d’onore per la freccia “terrore”. Praticamente questa speciale freccia non ucciderà il nemico ma anzi lo porterà a sparare addosso ai suoi stessi compagni. Sorvoliamo su questa scelta… ma vedere un personaggio con una freccia in testa girarsi e sparare ai suoi amici per poi ricordarsi di aver subito un danno mortale e accasciarsi a terra crea una sana dose di sgomento. Anche le sessioni stealth lasciano il tempo che trovano per via di un’intelligenza artificiale dei nemici abbastanza limitata: ciò che faranno sarà attaccarci frontalmente ad armi spianate, lanciando qualche volta una granata e trovando riparo lasciando ben in vista la testa. Le eliminazioni furtive non tengono conto dell’effettiva distanza del nemico: spesso quando ci sara chiesto di premere il tasto riservato all’uccisione il malcapitato sarà magicamente spostato vicino a Lara con un salto anche di due o tre metri. Provate anche a camminare all’indietro mentre parlate con un personaggio e osservate il commovente incrocio di ginocchia. Per finire, un’altra menzione d’onore alle tenere vecchine di paesini rurali sperduti che, fra pentoloni e patate, ci venderanno fucili automatici e munizioni. Potremmo andare avanti ma ci fermiamo qui, per ora.

Grafica & Sonoro

Diciamolo subito: sotto l’aspetto meramente grafico Shadow of the Tomb Raider risulta decisamente convincente, potete apprezzarlo dagli screen che abbiamo catturato per voi. Il level design è eccellente e anche l’ottimizzazione risulta ben fatta. Con una GeForce 1060 (o una RX580) riuscirete a maxare il gioco a 30fps in 1080p mentre, se desiderate i 60fps con le stesse impostazioni, sarà necessaria una GeForce 1070Ti o una Vega 64. I panorami offerti dal titolo sono veramente spettacolari e anche a livello di texture siamo su ottimi livelli. Buona anche l’espressività dei personaggi principali e i caricamenti sono praticamente assenti. L’audio è molto buono, sia a livello delle poche musiche che parlando degli effetti in gioco. Il doppiaggio italiano è ben fatto ma poco vario: anziani e giovani hanno la stessa voce. Dobbiamo segnalare qualche caso di labiale non sincronizzato. Parlando dei difetti, purtroppo, è da segnalare una cronica ripetizione di skin per quanto riguarda i personaggi secondari e i nemici oltre a bug grafici assortiti (corpi sospesi in aria, poligoni e texture mancanti). In un paio di occasioni le scene d’intermezzo si sono interrotte portandoci in una zona nuova senza una spiegazione apparente. I cambi di scena fra una cut scene e l’altra soffrono spesso di un piccolo lag. Alcuni dialoghi non hanno un senso logico… vi riporto, per esempio, il pilota di un elicottero che sostiene di aver risolto un’avaria riaccendendo il motore. Ora… va bene tutto ma non credo che sia salutare spegnere il motore di un elicottero in volo. Non plana, cade. Precipita. Precipita male. Conosco il concetto di “autorotazione”, caro agli elicotteri… ma non è applicabile a un mezzo appena decollato a bassa velocità e comunque sarebbe una cosa troppo tecnica: semplicemente la frase usata in game è sbagliata. In sostanza Shadow of the Tomb Raider è purtroppo infarcito di incoerenze, bug e glitch grafici oltre il tollerabile, almeno per me.

Difficile, difficile davvero giudicare questo Shadow of the Tomb Raider. Doveva essere la brillante chiusura di una trilogia che sostanzialmente ha funzionato bene. Purtroppo, il gioco che ci ritroviamo fra le mani sembra essere stato sviluppato in fretta, senza cuore. Il risultato è un’esperienza fruibile ma costellata di problemi. Una trama risibile, una boss fight finale estremamente classica e colpi di scena assenti. Lara, sopratutto, non convince in quanto a emotività. Fa male davvero vedere un titolo così che, con poco, sarebbe potuto essere molto migliore. Intendiamoci: non è un completo disastro. Il gioco può e deve piacere ma, tenendo conto dell’eredità di un brand del genere, si sarebbe dovuto fare molto di più. Il reboot è stato pensato per sottolineare l’emozionalità della nuova vecchia Lara ma, avendo clamorosamente mancato l’aspetto emozionale Shadow of the Tomb Raider non è il capolavoro che ci aspettavamo. Peccato.

Level design eccellente
Qualità grafica generale ottima
Sonoro molto buono
Ottima scalabilità del gameplay

29 ottobre 2018
Testato su: PC fascia Media

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Trama piatta
Troppi problemi con le animazioni
Intelligenza artificiale da rivedere
Dialoghi spesso insensati
Poche voci per i doppiaggi
Troppi bug e glitch

Shadow of the Tomb Raider: recensione

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Massimo Segante
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Massimo Segante

Cavolo un 6.5 lo giocherò comunque, i primi due li ho divorati. Spiace per questo voto 😢