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Lettura Rumbral, recensione (PlayStation 5)
 
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Rumbral, recensione (PlayStation 5)

Guardando a Little Nightmare

Pasquale Aversano 3 settimane fa 9
 
6.8
Rumbral

Sviluppato da OSEA Innovations e pubblicato da Out of Mana e in sinergia con Dojo System, Rumbral è un adventure platform in 2.5D a scorrimento orizzontale che rievoca opere del calibro di Little nightmare, Inside e Limbo. Un titolo anch’esso oscuro, discretamente breve, addirittura meno di alcuni di quelli già citati, con enigmi non proprio originalissimi ma un’atmosfera comunque intrigante e che riesce a trainare fino alla fine. Noi abbiamo vissuto questa oscura avventura su PlayStation 5 e questa è la nostra recensione!

Contenuti
Rumbral e un racconto quasi tutto visivoUn gameplay semplice ma coinvolgenteGrafica e sonoroTi potrebbe interessare

Rumbral e un racconto quasi tutto visivo

Rumbral è un’avventura molto breve e che può essere terminata in meno di due ore. Si tratta di una storia lineare, ben poco rigiocabile ma che, nel suo piccolo frangente, riesce comunque a regalare qualche sensazione, complice una buona atmosfera e una narrazione prettamente visiva che, seppur in parte derivativa, racchiude qualche sprazzo di originalità. Ma procediamo con ordine, prima di tutto, Rumbral è un’avventura single player in terza persona 2.5D che ci mette nei panni di un solitario e malinconico omino mascherato.

Chi siamo? Dove dobbiamo andare? Qual è il nostro scopo? Non sappiamo nulla e neanche il nostro alter ego sembra essere granché informato sul suo stesso stato… quello che conta, è uscire da quello spiazzante e desolante grigiore che ci attanaglia. Sì, perché siamo immersi in una sorta di foresta solitaria a sua volta flagellata da strutture e ruderi di vario genere. Ma quello che ci colpisce è l’assoluta desolazione iniziale. Per i primi capitoli non incontreremo praticamente nessuno e i pericoli saranno quasi unicamente ambientali.

Rumbral, recensione (PlayStation 5)

Quello che andremo a incontrare, invece, è una strana sostanza magenta che è in grado di risucchiarci e portarci in una sorta di mondo alternativo. Non è ben chiaro se si tratta di un viaggio nel tempo o una dimensione parallela ma di fatto lo stesso luogo viene specchiato e mutato in piccole parti. Sì, la sostanza sembra avere un ruolo narrativo e le chiazze sparse in giro, fondali inclusi, ne sono un indizio, ma la sua trovata principale, come vedremo nei prossimi paragrafi, è soprattutto ludica.

Oltre a ciò, come da Limbo e Little Nightmare insegnano, per mantenere alta la tensione ci vogliono anche dei nemici… o dei pericoli che possano darci la giusta carica di ansia. Ecco, Rumbral ne ha solo un tipo ma è decisamente caparbio e ben determinato a inseguirci. Queste fasi sono nuovamente più ludiche che narrative come lo è gran parte di quello che vedremo accadere su schermo. Il motivo, come già anticipo, è che la narrazione di Rumbral è soprattutto visiva. Sta all’utente cercare di trovare una logica tra la messa in scena e la sua evoluzione graduale.

Rumbral, recensione (PlayStation 5)

A darci una mano, però, intervengono dei preziosi collezionabili. Si tratta di oggetti di vario genere, spesso ben nascosti, identificati da un piccolo bagliore, in alcuni casi posizionati sullo sfondo, quasi come oggetto di scena. Bene, alcuni di questi oggetti, una volta raccolti, mostrano un piccolo testo che si traduce essere una sorta di riflessione solitaria del nostro stesso alter ego. Sono in quei momenti, in quei rari interrogativi, che riusciamo a strappare qualche piccolo frammento di lore dal gioco ma è davvero molto poco e sì, il titolo aveva bisogno di più respiro.

La conferma di ciò, la si ottiene proprio sul finale che arriva di getto, troncando l’esperienza e facendo apparire il tutto quasi come un episodio più che un titolo completo… Un peccato perché il colpo di scena finale e improvviso non ci ha colpito come doveva e, anzi, ci ha lasciato con diversi interrogativi che, nonostante tutti i collezionabili, non siamo totalmente riusciti a colmare. Nonostante ciò, il titolo ha il suo innegabile fascino anche se qualche passo in meno rispetto ai titoli a cui sembra trarre ispirazione.

Rumbral, recensione (PlayStation 5)

Un gameplay semplice ma coinvolgente

Rumbral è un platform in terza persona 2.5D a scorrimento orizzontale incentrato sulla risoluzione di enigmi ambientali di vario genere con tanto di mini fasi trial and error che richiamano un po’ Limbo senza però raggiungere la complessità di quest’ultimo. In effetti, gli enigmi di Rumbral son più semplici e in parte anche più sicuri. Andiamo da un serie di ascensori da attivare nel giusto ordine, a scatole da spostare in determinate posizioni o su determinati pulsanti, a scale e zone elevate da raggiungere e tra cui muoverci per sfruttare il salto del protagonista che non è proprio generosissimo.

A impreziosire il tutto, c’è il liquido magenta prima citato che ci teletrasporta istantaneamente in una versione alternativa del luogo, mutando le carte in tavola in termini di level design. Questo si traduce nell’abbattimento di un muro, nella nascita o scomparsa di trappole e così via. Ben presto scoprirei che la chiave per risolvere questi puzzle è quella di concatenare le due realtà spostando oggetti nell’ottica poi di mutare il piano d’azione e così via. 

Rumbral, recensione (PlayStation 5)

Ammettiamo che le prime fasi “magenta” sono state ingegnose e intriganti ma a lungo andare l’inventiva si impoverisce e la ripetitività inizia un po’ a emergere. Ed ecco che il titolo muta leggermente il suo aspetto ludico. Andiamo da fasi stealth e d’inseguimento con tanto di nemico letale e che non possiamo affrontare in alcun modo a momenti di puro platforming. Quest’ultimo, in particolare un “ponte” ha messo in evidenza quanto sia poco solido e preciso il salto del protagonista rendendo quella fase decisamente più frustrante del previsto, seppur niente di realmente ostico.

Come avrai potuto notare dalla nostra analisi, ad esclusione del liquido magenta la cui implicazione non è comunque “innovativa”, Rumbral non introduce qualcosa di concretamente nuovo e originale, eppure l’unione di questi elementi uniti a una buona atmosfera, riesce a offrire un’esperienza semplice, lineare e nel suo piccolo appagante. Risulta inoltre anche abbastanza accessibile, idoneo quindi ai neofiti del genere oltre a non risultare “spaventoso” ma giusto un tantino inquietante per piccoli elementi che ti lasceremo scoprire. 

Rumbral, recensione (PlayStation 5)

Grafica e sonoro

Graficamente parlando, considerando la natura del progetto, non è male. Le animazioni sono fluide e gli scenari, seppur in gran parte desolanti, risultano comunque interessanti da esplorare. Siamo lontano dalla profondità e dalla messa in scena di un  Little Nightmare, anche in termini di bestiario, qui ridottissimo, ma è una sorta di inizio comunque più che sufficiente e in grado di catturare da inizio fino alla fine. Intrigante la decisione di far spiccare soprattutto il magenta del liquido, vero elemento identitario del titolo, oltre al protagonista e alla sua maschera. Molto buoni anche i giochi di luce.

Il sonoro è leggero, ben dosato, ben spalmato. Nulla di realmente emozionante o identitario ma utile all’esperienza senza risultare ridondante o estremamente assente. Da segnalare, invece, la totale assenza della lingua italiana, di cui mancano anche i sottotitoli. Chiariamo, oltre ai collezionabili, non c’è molto da leggere ma sono presenti molte lingue e ci spiace sempre vedere la nostra tra le assenti.   

Scopri tutto su Rumbral
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  • Rumbral è disponibile su tutte le piattaforme
Rumbral
6.8
Grafica 7
Sonoro 7
Longevità 6
Gameplay 7
Aspetti positivi Buona atmosfera L’altro “mondo” è ben implementato Narrazione con del potenziale
Aspetti negativi Dura troppo poco Il finale è troppo “netto” e la storia meritava più respiro Ritmo ludico altalenante
Considerazioni finali
Rumbral è un titolo che spicca per atmosfera, accessibilità e qualche idea intrigante del gameplay tra cui il doppio “mondo” nato dallo strano liquame magenta. D’altrocanto, parliamo di un titolo molto breve, dalla narrazione che non si sviluppa completamente e il cui finale “netto” non soddisfa al cento per cento. Rimane comunque un titolo interessante e pensato a chi ha amato opere del calibro di Little Nightmare seppur con la dovuta differenza.

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