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Recensioni

Romeo is a dead man, la recensione

Suda51 ritorna... per stupirci?

Emanuele Ribaudo 12 minuti fa 12
 
Romeo is a dead man
8
Romeo is a dead man

Diciamoci la verità, senza troppi giri di parole, come facciamo sempre del resto: il panorama videoludico attuale ha la stessa personalità di un foglio di istruzioni di un mobile dell’Ikea. Tutto chiaro, tutto al suo posto, tutto terribilmente noioso.

Contenuti
Verona 2099, the dice was loaded from the startGameplay: la danse macabre del DualSenseSegnali di stile: grafica e sonoro

Siamo circondati da “esperienze” studiate a tavolino da comitati marketing terrorizzati dall’idea di perdere anche solo un potenziale acquirente, produzioni così pulite e levigate da scivolare via senza lasciare un graffio, da team di sviluppatori più concentrati sul come inserire delle microtransazioni che sul creare un titolo memorabile.

Poi, per fortuna, arriva il glitch nel sistema, qualcuno che (ormai quasi per abitudine) lancia un sasso negli ingranaggi e scompagina i piani.  Arriva Romeo is a dead man. Arriva Suda51.

Per capire cosa significhi questo titolo, dobbiamo fare un passo indietro e guardare a quel genio folle, sporco e irriverente di Goichi Suda, per tutti Suda51. Uno che ha passato la carriera a chiederci: “Perché vuoi giocare a qualcosa di normale quando puoi avere l’assurdo?“. Suda ci ha insegnato che lo stile non è un accessorio, è l’impalcatura. Ci ha spiegato, con la strafottenza punk di No More Heroes e la complessità schizoide di Killer7, che il videogioco può essere un atto di vandalismo estetico.

Si perchè Suda è tutto questo: il fondatore di Grasshopper Manufacture ci ha regalato delle vere e proprie perle videoludiche ricche di assurdità divertenti del calibro diLollipop Chainsaw, Killer is Dead e i già citati Killer7 e No More Heroes. Titoli, talvolta, incomprensibili alla prima partita ma in grado di conquistarti con il tempo.

Romeo is a dead man si inserisce in questo filone, pur non essendo un titolo Grasshoper. Gli sviluppatori di Neo-Gothic Studios hanno preso quella lezione, quel rifiuto per il tutorial che ti tiene la manina e quell’amore viscerale per il contrasto cromatico acido, e l’hanno innestata su una potenza di calcolo che finalmente permette di non avere limiti.

Qui non si citano solo i classici; li si prende per il bavero e li si trascina nel fango dei bassifondi cyberpunk; Romeo is a dead man un titolo arrogante, che guarda la concorrenza dall’alto in basso e chiede a noi giocatori se siamo abbastanza tosti da finirlo. Su PlayStation 5, questa visione esplode con una violenza che non vedevamo da anni: è il ritorno del videogioco come gesto ribelle, un’opera che usa il silicio per raccontare quanto sia diventata marcia la carne. Se cerchi il compitino pulito della multinazionale di turno, inutile proseguire oltre. Se invece cerchi il sangue, il neon e la sfida, benvenuto in un inferno di goduria.

Verona 2099, the dice was loaded from the start

Dimentichiamo la Verona dei balconi in pietra, dei versi sospirati al chiaro di luna e della poesia elisabettiana. Oltre a Romeo, anche Shakespeare è morto.

Nel 2099, la città degli innamorati è una necropoli verticale avvolta da una pioggia acida perenne, un ammasso di ferro e silicio dove il cielo ha il colore di un monitor che sta per spegnersi. Qui, il potere non appartiene alle casate nobiliari, ma a due divinità corporative che hanno trasformato il libero arbitrio in una sottoscrizione mensile: la Montecchi Neuro-Dynamics e la Capuleti Bio-Systems.

In questo scenario di tardo-capitalismo terminale, il nostro Romeo non è il giovane ingenuo che abbiamo studiato a scuola; è un Revenant, un sicario cibernetico, un ammasso di organi sintetici e microchip rianimato dopo un suicidio rituale che si scoprirà essere stato solo l’ennesimo esperimento di “ottimizzazione del personale” della sua stessa azienda. 

Romeo è un morto che cammina, un dipendente a tempo indeterminato anche nell’oltretomba. La sua memoria è un hard disk danneggiato, un labirinto di settori corrotti dove l’immagine di Giulietta appare solo come un glitch, un errore di sistema che i firewall aziendali cercano costantemente di purificare.

Giulietta stessa non è una donna di carne e ossa, ma l’Intelligenza Artificiale centrale che governa il flusso di dati della città. È rinchiusa nel server centrale dei Capuleti, condannata a processare il dolore e i desideri della popolazione per prevedere le fluttuazioni della borsa; ne consegue che l’amore tra i due non è una storia da raccontare, non è nemmeno reale, quanto piuttosto un bug catastrofico che sta mandando in crash l’intera infrastruttura di Verona. 

La narrazione di Romeo is a dead man procede per sottrazione, seguendo il ritmo di un noir elettronico dove ogni dialogo è una pugnalata al petto del classicismo. Incontrare i boss, come un Tebaldo ridotto a un carro armato di muscoli artificiali che vaneggia sulla “purezza del codice” o unMercuzio trasformato in un virus edonista che infesta le reti neurali dei bassifondi, significa scontrarsi con la versione mutilata di un mito che non vuole morire. È una storia che parla di noi, di quanto siamo disposti a vendere della nostra identità pur di sentirci ancora vivi in un mondo che ci ha già ridotti a semplici metadati.

Credo di poter dire, senza timore di smentita, che si tratta di una delle più interessanti riletture del mito di Romeo e Giulietta. O della tragedia di Shakespeare se preferisci.

Gameplay: la danse macabre del DualSense

Se la narrazione ti ha lasciato un senso di vuoto esistenziale, il gameplay ti ricorderà che siete fatti di carne e sangue.

Come già detto, secondo i dettami di Suda,  Romeo is a dead man rifiuta la modernità del gaming guidato e della fluidità asettica. Qui ogni fendente della lama Apothecary ha un peso reale, una lentezza calcolata che trasforma ogni scontro in un atto di resistenza fisica.

La meccanica che cambia tutto è l’Heartbeat System: il battito cardiaco di Romeo non è un semplice indicatore a schermo, è il cuore pulsante (letteralmente) dell’esperienza. Grazie al feedback aptico, sentiremo il cuore di Romeo pulsare direttamente nelle nostre mani: più combatteremo con ferocia, più il ritmo accelera e, se superata la soglia critica, la visione del giocatore viene invasa da artefatti visivi e glitch, simulando un sovraccarico nervoso che rende il controllo erratico e pericoloso. È una gestione del rischio costante: meglio essere veloci e letali o mantenere la lucidità?

I Trigger Adattivi sono stati programmati con una cattiveria che rasenta il feticismo tecnologico. Parare un colpo pesante non è solo questione di tempismo, è questione di forza: sentiremo i grilletti opporre una resistenza dinamica che simula l’attrito del metallo contro lamiere arrugginite. Non stiamo schiacciando tasti, stiamo lottando per la sopravvivenza. Ogni nemico, dai droni di sorveglianza “Friar Lawrence” fino ai colossi dei Capuleti, richiede un approccio chirurgico; non c’è spazio per il button mashing, qui si danza sul filo del rasoio e ogni errore si paga con una sequenza di morte che ci costringe a ricominciare, imparando dai frame come un monaco guerriero del digitale. È un gameplay onesto, brutale, che non ti premia se non sei disposto a sanguinare (virtualmente) insieme al protagonista: ma nel caso fossi disposto a soffrire insieme a Romeo la soddisfazione sarebbe elevata, come il click quasi metallico che possiamo sentire sotto le dita effettuando una parata perfetta.

Anche il sistema di progressione è molto “cattivo”: ovviamente, non abbiamo i classici punti esperienza spendibili per sviluppare il nostro Romeo. Per potenziare il protagonista dobbiamo utilizzare dei neuro-chip estratti dai boss sconfitti, ma ad ogni installazione corrisponde un prezzo da pagare. Ad esempio per acquisire il doppio salto potremmo perdere la percezione di un colore o si potrebbe aggiungere un fruscio permanente all’audio ingame.

Ogni scelta va quindi soppesata, quasi come fosse il gioco a giocare con noi in un costante equilibro tra costi e benefici che rende ogni partita diversa dalle altre. Ogni giocatore diverso dagli altri.

Molto interessanti anche i boss, dei veri e propri enigmi che potrebbero anche ricordarci la lezione del grande Kojima su Metal Gear Solid. Prima di combattere (e battere) i boss, va capita la loro filosofia: Tebaldo è un test sulla gestione delle dinamiche di parata, mentre Mercuzio ci costringerà ad utilizzare l’audio 3D per intuire la posizione da cui sferrerà il prossimo attacco. Paride, infine, metterà alla prova i nostri riflessi.

Romeo is a dead man non fa sconti e non regala nulla: ogni vittoria è conquistata con i denti in un gameplay apparentemente punitivo, ma che chiede “solo” di essere padroneggiato, aumentando l’immersività e calandoci sempre più nei panni di Romeo.

Segnali di stile: grafica e sonoro

Romeo is a dead man non usa la potenza della PlayStation 5 per creare mondi belli, da cartolina; usa il 4K nativo e i 60 FPSgranitici per rendere tangibile lo schifo, il degrado e la ruggine.

Il Ray Tracing è il vero protagonista visivo: Verona è un ammasso di specchi deformanti, dove le luci al neon viola e blu si riflettono sulle pozzanghere di pioggia acida con una fedeltà che lascia sbalorditi. Vedere il riflesso di un nemico che vi carica alle spalle in una vetrina incrinata non è solo un esercizio di stile, è una necessità tattica. Le texture sono di una nitidezza quasi fastidiosa: potrete contare i graffi sull’armatura di Romeo o vedere i pori della pelle sintetica che si lacera durante i combattimenti.

Ma è l’Audio 3D a chiudere il cerchio dell’immersione: grazie al Tempest Engine, Verona smette di essere uno sfondo e diventa un organismo vivo che ti sussurra nelle orecchie. Sentirai i passi dei nemici sopra la tua testa o il ronzio elettrico di un terminale alla tua sinistra con una precisione millimetrica. La colonna sonora, poi, è un capolavoro industrial-barocco: immagina un quartetto d’archi che suona Vivaldi mentre viene lentamente smembrato da un sintetizzatore distorto. È il rumore di una civiltà che crolla, un’esperienza uditiva claustrofobica che vi terrà in tensione costante fino ai titoli di coda.

Scopri tutto su Romeo is a dead man
Romeo is a dead man
Romeo is a dead man
8
Grafica 8
Sonoro 8
Longevità 8
Gameplay 8
Tragedia 8
Aspetti positivi Interessante rilettura di Romeo e Giulietta Ottimo uso del dualsense Audio 3D ben ottimizzato
Aspetti negativi Difficoltà punitiva Telecamera talvolta incasinata Sistema di progressione spietato
Considerazioni finali
Romeo is a dead man è un'opera arrogante, presuntuosa e meravigliosamente imperfetta. È il gioco che non sapevamo di volere, ma di cui avevamo un disperato bisogno per ricordarci che il videogioco può ancora essere un'arte d'avanguardia e non solo un prodotto di consumo rapido. I Neo-Gothic Studios hanno raccolto l'eredità di Suda51 e l'hanno portata in una nuova dimensione, fatta di sofferenza, stile e silicio. Non è un titolo per tutti, ed è proprio qui che risiede la sua grandezza. Se cerchi un’esperienza rilassante o un gioco “guidato”, semplicemente non fa per te. Se cerchi un viaggio nell'abisso della condizione umana, tra amori digitali e morti corporative, allora hai trovato pane per i tuoi denti. Benvenuto a Verona. Non fiori, ma una batteria di scorta.

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