Ci sono giochi che provano ad aggiungere sistemi su sistemi e altri che preferiscono togliere tutto ciò che non serve. Roguecraft DX appartiene senza esitazioni alla seconda categoria. Non vuole conquistarti con alberi delle abilità, progressione infinita o decine di statistiche da gestire: ti chiude dentro un dungeon, ti affida un personaggio e lascia che siano le tue decisioni a determinare quanto lontano riuscirai ad arrivare.
Sviluppato da Badger Punch Games e pubblicato da Thalamus Digital, il titolo ha alle spalle una storia particolare. Prima di approdare su PC, infatti, Roguecraft ha visto la luce anche su Commodore Amiga, costruendo fin dall’inizio la propria identità attorno a una sensibilità apertamente retrò.
La versione Roguecraft DX amplia quella base senza snaturarla. Il risultato resta fedele alla filosofia del roguelike classico: imparare, fallire, riprovare.

Storia, personaggi e ambientazione
La narrativa non occupa il centro della scena, ma fornisce il giusto pretesto per iniziare la discesa. Zendar, avventuriero attirato dai racconti su Mordecoom, raggiunge un dungeon leggendario nel quale si nasconderebbero tesori, misteri e presenze decisamente poco rassicuranti.
Non aspettarti però lunghi dialoghi o sequenze narrative elaborate. Roguecraft DX preferisce raccontare il proprio mondo attraverso ciò che incontri. Le ambientazioni cambiano, le creature diventano progressivamente più bizzarre e il fantasy tradizionale finisce presto per contaminarsi con elementi più inquietanti, quasi lovecraftiani.
La presenza di mostri deformi, tentacoli e segrete sempre più ostili viene inoltre bilanciata da un’ironia volutamente leggera. I polli, diventati quasi una piccola mascotte del gioco, contribuiscono a evitare che l’atmosfera cada nella seriosità assoluta.
Gameplay
La struttura è immediata da comprendere. Ogni movimento corrisponde a un turno e ogni decisione del giocatore viene seguita dalla reazione dei nemici. Questo significa che muoversi senza pensare può essere molto più pericoloso di quanto sembri.
L’obiettivo principale consiste nell’attraversare 15 piani generati proceduralmente, trovando di volta in volta la chiave necessaria per proseguire. Nel frattempo bisogna gestire salute, pozioni, oro, nemici e possibili stanze nascoste.
Sulla carta può sembrare minimale, ma è proprio questa semplicità a funzionare. Il gioco ti spinge continuamente a chiederti se valga la pena affrontare un avversario, aggirarlo oppure conservare una risorsa per dopo.
I tre personaggi disponibili modificano sensibilmente l’approccio. Il Guerriero punta sulla resistenza e sul combattimento ravvicinato. Il Ladro sfrutta mobilità e attacchi alle spalle. Il Mago può colpire dalla distanza, ma deve compensare una maggiore fragilità.
Non esiste però una progressione permanente. Se una partita termina, il personaggio non conserva bonus o potenziamenti per il tentativo successivo. A migliorare deve essere soprattutto il giocatore, attraverso la conoscenza delle regole e dei pericoli.
Questa scelta rende Roguecraft DX molto più vicino al roguelike tradizionale che al moderno roguelite. Può essere gratificante, ma anche spiazzante per chi ormai associa automaticamente il genere a una crescita costante tra una run e l’altra.
La versione DX aggiunge inoltre Endless Dungeon, pensato per chi vuole continuare a scendere fino alla sconfitta, e Chicken Run, modalità più leggera che ribalta il punto di vista mettendo il giocatore nei panni di uno dei polli.
Il sistema di combattimento resta tuttavia legato anche alla casualità. Alcuni colpi mancati nel momento sbagliato possono pesare parecchio e, alla lunga, la semplicità della formula rischia di mostrare una certa ripetitività.

Livello tecnico
Sul piano estetico, Roguecraft DX abbraccia completamente il retrogaming. La pixel art isometrica richiama senza esitazioni l’epoca Amiga, ma la versione DX beneficia di ambientazioni più dettagliate, animazioni aggiuntive e una maggiore ricchezza visiva.
La leggibilità rimane buona nonostante le dimensioni ridotte dei personaggi e dei nemici, mentre i cambiamenti degli scenari accompagnano bene la sensazione di scendere sempre più in profondità.
La colonna sonora firmata da Jogeir Liljedahl si integra perfettamente con l’impostazione rétro, così come gli effetti sonori, semplici ma efficaci. Non è presente un doppiaggio vero e proprio, anche perché il gioco fa un uso minimo del testo narrativo.
Sul fronte delle prestazioni, le richieste hardware sono estremamente basse. Questo rende Roguecraft DX particolarmente adatto anche a configurazioni modeste e sistemi portatili.
