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Revival: Recolonization, recensione (PlayStation 5)

Un nuovo strategico post-apocalittico

Pasquale Aversano 1 mese fa 8
 
6.5
Revival: Recolonization

Sviluppato e pubblicato da HeroCraft PC, Revival: Recolonization è un gioco di strategia 4X in 3D ambientato in un mondo post-apocalittico e che ci offre una serie di strumenti sia gestionali che per affrontare battaglie di vario genere, includendo anche una sorta di mutamento morfologico delle aree di gioco oltre a vari sottosistemi che ne amplificano le sfaccettature strategiche. Un titolo non per tutti ma con più di un’idea interessante. Sei pronto a scoprire la nostra recensione per PlayStation 5?

Contenuti
Revival: Recolonization la crisi dell’umanitàUn 4X con alcune idee intriganti ma non tutte ben implementateGrafica e sonoroTi potrebbe interessare

Revival: Recolonization la crisi dell’umanità

Revival: Recolonization è un titolo che abusa di qualche cliché per raccontare l’ennesimo futuro distopico dove la terra è ormai un luogo inospitale e l’essere umano si è quasi estinto. A ciò, si aggiunge la ribellione della tecnologia, un’IA malefica pronta a radere al suolo ogni parvenza di umanità e una serie di tribù che annaspano sia nel convivere sia nel cercare di comunicare tra loro, caratterizzati da rituali e modi di vivere abbastanza diversi tra loro.

In tutto ciò, noi impersoniamo un leader ibernato da molto, troppo tempo, che riemerge in un mondo completamente cambiato. Come detto, le macchine sono ormai padrone del mondo e l’umanità annaspa in piccoli accampamenti avendo ormai perso la propria egemonia. In quanto leader con valori potenzialmente sani, il nostro scopo è quello di espandere la nostra area di influenza per poter preparare rinsaldare i legami tra i clan umani e dar vita a un fronte comune contro il nemico ultra tecnologico che ci bracca senza pietà.

Revival: Recolonization, recensione (PlayStation 5)

Ebbene, in tanti cliché, gli spunti narrativi più interessanti, sia per varietà che per approfondimento e cura, sono proprio le differenze tra i clan di sopravvissuti, ognuno di dotato di rituali, storia, e modi di vivere ben specifici e che si piegano in parte agli scopi e alle difficoltà del gioco stesso. In tal caso, l’aspetto ludico e quello narrativo vanno a incontrarsi diventando uno funzione dell’altro e viceversa. Una simbiosi efficace e che dona senso alle nostre scelte. E parlando di scelte, queste ultime sono strategicamente essenziali per l’andamento sia della sopravvivenza dell’umanità che del pianeta stesso.

Ma prima di affrontare l’avventura vera e propria dove siamo praticamente abbandonati a noi stessi e alle nostre scelte e inevitabili conseguenze, è calorosamente consigliato giocare il tutorial. Qui facciamo la conoscenza del nostro alter ego e di un piccolo drone che funge da mentore ma anche da ruolo comico. In effetti, i siparietti tra i due sono simpatici e funzionano, introducendoci con ironia sia alla lore del titolo che alle sue meccaniche. Peccato che la narrativa non regga questo passo a lungo.

Revival: Recolonization, recensione (PlayStation 5)

Un 4X con alcune idee intriganti ma non tutte ben implementate

Revival: Recolonization è un gioco strategico in terza persona 3D di tipo 4X. Un titolo che si sposa benissimo su PC ma che su console trova qualche piccolo ostacolo extra principalmente nella mappatura dei comandi e nell’interfaccia. Quest’ultima soprattutto, non è intuitiva, è troppo verbosa e può creare spaesamento soprattutto in chi non è pratico del genere. Il tutorial, infatti, non è esaustivo e ci abbandona in scelte che mal si sposano alla pratica trial and error, rischiando di farci mandare all’aria ore e ore di gioco.

Ci troviamo quindi a un impatto iniziale ostico e dispersivo che allontana i neofiti poco pazienti o li costringe a subire conseguenze imprevedibili e anche dolorose. D’altronde, il gioco in sé non risulta neanche molto bilanciato, con percentuali non sempre affidabili e conseguenze spesso inattese e/o difficili da prevedere. Così come la strategia di costruzione e rispettivo sfruttamento e impiego di risorse può trarre in inganno e diventare un serio ostacolo nelle battute finali, considerando anche lo spazio di costruzione non proprio generoso.

Revival: Recolonization, recensione (PlayStation 5)

Il sistema di combattimento, invece, sia automatico che  manuale, funziona a singhiozzo soddisfacendo solo in parte. Da un lato è apprezzabile il focus sulle battaglie e la strategia legata ai singoli “plotoni” che potremo andare a creare, dall’altra le statistiche non sempre vengono rispettate e il nemico può falcidiarci anche in modi difficili da immaginare e senza avere modo e strategia di contrattaccare. Insomma, oltre a una buona pratica, c’è bisogno anche di tanta fortuna per sopravvivere nell’ostico mondo di Revival: Recolonization.

E parlando di “mondo”, questi può essere terramorfato, mutando fisicamente sia il terreno che le sue proprietà. Queste ultime servono sia per la produzione che per la difesa e/o potenziamento delle proprie truppe o di quelle avversarie. Tradotto, terramorfare il mondo di gioco è parte attiva e strategica sia del lato gestionale che di quello combattivo ed è un’idea molto intrigante e accattivante che potenzia l’esperienza e ne alimenta la relativa soddisfazione oltre a spingerci ad evitare di basarci su unico tipo di “terreno” e premiando, anzi, una buona varietà strategicamente ben collegata. 

Infine, parliamo anche delle tribù con cui è possibile affiliarsi o scendere in battaglia. L’aspetto diplomatico, e più pacifico, è intrigante, basato su dialoghi a scelta e su una serie di missioni e aiuta ad approfondire meglio frammenti di lore di Revival: Recolonization, inclusi gli stessi nemici “esterni” e comuni, quali sono le macchine. Queste non brillano per differenziazione o originalità ma svolgono adeguatamente il loro compito, infilandosi con coerenze nel rispettivo filone narrativo di cliché.

Revival: Recolonization, recensione (PlayStation 5)

Grafica e sonoro

Graficamente parlando, Revival: Recolonization non spicca molto. AS una buona varietà cromatica e a un sincero effetto di terramorfazione ben realizzato, l’impianto grafico del gioco presta il fianco a poligoni non molto dettagliati e una sorta di alone grezzo che fatica a rendergli giustizia. A ciò si somma qualche bug legato spesso al sistema di turni e a diversi rallentamenti, soprattutto quando la mappa inizia a farsi affollata. L’interfaccia, invece, è abbastanza grezza e poco accattivante oltre che dispersiva.

Il sonoro è coerente con la messa in scena. Non brilla per originalità ma in compenso non risulta quasi mai ridondante o fastidiosa. Infine, da segnalare la totale assenza della lingua italiana di cui mancano anche i sottotitoli. Assenza da tener conto considerando non solo il genere del gioco ma anche l’interfaccia non proprio intuitiva e una buona mole di testo da leggere, soprattutto nelle attività diplomatiche.

Scopri tutto su Revival: Recolonization
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Revival: Recolonization
6.5
Grafica 6
Sonoro 6.5
Longevità 7
Gameplay 6.5
Aspetti positivi Diverse idee molto interessanti come la terramorfazione Buon livello di sfida Strategia a più livelli
Aspetti negativi Tutorial poco esaustivo Interfaccia da rivedere Assenza lingua italiana
Considerazioni finali
Revival: Recolonization è un titolo abbastanza di nicchia che spicca per diverse idee interessanti ma che presta il fianco a diverse critiche tra cui un tutorial poco esaustivo, una grafica non al passo coi tempi e un’interfaccia abbastanza ostica da padroneggiare, soprattutto per i neofiti. Gli altri troveranno un titolo non originalissimo ma che sa intrattenere e che risulta anche discretamente sfidante quando il caso non è troppo imprevedibile. Peccato per la totale assenza della lingua italiana.

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