Recensione: Si salvi chi vuole di Costanza Miriano

Il libro

In questo periodo, mi sono dedicata alla lettura dell’ultimo libro di Costanza Miriano, dal titolo “Si salvi chi vuole – manuale di imperfezione spirituale“. Il testo si colloca tra gli altri titoli della medesima autrice tra cui: “Sposati e sii sottomessa, Sposati e muori per lei“, “Quando eravamo femmine – lo straordinario potere delle donne” e ” Obbedire è meglio – le regole della compagnia dell’Agnello”.

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Il panorama

Tutti i titoli hanno ottenuto una certa visibilità nel panorma cattolico italiano, presentandosi come saggi sulla famiglia, il sacramento del matrimonio e l’adesione alla fede.

In certi contesti, accanto alla parola cattolico è stato aggiunto il termine conservatore: non condivido questa etichettatura in quanto Costanza Miriano si rende semplicemente portavoce della dottrina in vigore nella chiesa a cui aderisce.

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Il target

Nell’affermare questo, traspare chi sia il target di questo libro: la parsona cattolica alla ricerca di indicazioni generali sulla spiritualità. Si tratta di un requisito non trascurabile per trarre un probabile giovamento dalla lettura di queste pagine.

I contenuti

L’Autrice ripercorre brevemente i capisaldi della cristianità e della sua spiritualità: la Scrittura, la preghiera, la confessione, l’Eucaristia, il digiuno. Nel farlo, veicola contenuti coerenti con quanto predicato dalla chiesa cui appartiene e non disdegna condivisioni tratte dalla sua esperienza personale.

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Cosa ne penso?

Il primo limite del testo è, a mio avviso, la distanza da ogni aspetto tipico del “manuale”: la possibilità di avvicinare il lettore ai contenuti sopra citati finisce in secondo piano rispetto agli aneddoti tratti dalla vita della Miriano. Parlando di vocazione monastica, ci sono alcuni riferimenti ai primi protagonisti di questa esperienza: gli Apostoli e i Padri del Deserto. Di contro, ho trovato la semi-centralità della scrittrice un elemento distraente dal focus: l’eredità del monachesimo ai giorni nostri.

Un secondo limite è dato dall’impossibilità di approfondire le tematiche: 160 pagine sono davvero poche per essere esaustivi su temi così sentiti ed importanti. Se, da un lato ciò non è positivo, dall’altro può divenire il trampolino di lancio per una ricerca più profonda da parte del lettore.

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Per rendermi conto dei titoli competitor, mi sono recata in una libreria cattolica: ci sono diverse collane con gli scritti spirituali di San Giovanni della Croce, Teresa di Lisieux e Teresa d’Avila. E’ vero, non si tratta di manuali ma hanno il pregio di parlare alla totalità della persona: alla sua mente e alla sua sensibilità. Dall’altro lato, il testo della Miriano utilizza spesso un linguaggio emotivo, che potrebbe essere percepito come non idoneo dal lettore interessato a tematiche quali la Scrittura e la preghiera e non altrettanto incuriosito dalla persona di chi scrive.

Lo consiglio?

Se hai già letto gli altri libri di Costanza Miriano e li hai apprezzati, questo libro potrebbe essere quello giusto per te. In caso contrario, non ne consiglio la lettura.

 

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