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Ponpu – La recensione di un tentativo di rinnovo

La mia analisi di Ponpu su PlayStation 4, un puzzle-maze sviluppato da Purple Tree Studio e pubblicato da Zordix Publishing, che tenta di ammodernare una struttura classica a cui si ispira deliberatamente

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Mentre mi appresto a scrivere questa recensione, Ponpu deve ancora fare il suo debutto, ma per analizzare al meglio il titolo di oggi occorre fare un salto nel Giappone e tornare a quasi 40 anni fa, nella fiorente città di Sapporo.

Era infatti il 1983 quando Shinichi Nakamoto, dopo aver abbandonato l’università a favore di una promettente carriera in ambito videoludico, seppe dare vita (in appena 72 ore) al primo videogioco dedicato a Bomberman; un franchise che negli anni successivi avrebbe riscosso enorme successo.

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Arrivato in occidente con il nome di Eric & the Floaters o Dynablaster, per timore che il gioco potesse essere associato agli attacchi terroristici di quegli anni, Bomberman ha toccato la quasi totalità delle piattaforme esistite fino a questo momento, arrivando a essere una vera mascotte alla pari di Sonic o Super Mario.

Inutile dire che all’epoca, il cosiddetto genere dei Puzzle Maze, chiamati così per la loro tipica ambientazione a struttura labirintica, vantava già esponenti di spessore come ad esempio il celebre Pac-Man; fu però il citato bombarolo nato sotto il segno di Hudson Soft a ispirare la nascita del nostro Ponpu, di cui ti parlerò nei prossimi paragrafi.

Dopo quasi due anni di sviluppo e la vittoria di alcuni premi indipendenti, il gioco di Purple Tree si presenta a noi senza nascondere quindi le proprie radici che, stando alle parole degli sviluppatori, non si limitano all’opera di Nakamoto ma affondano anche in altri due classici: Super Smash Bros. e The Legend of Zelda.

Ora che la genesi di Ponpu non è più un mistero, direi di non perdere altro tempo e fiondarci nel vivo di questa recensione, partendo come sempre dal “comparto narrativo” e da un titolo che ti assicuro non mira alla blasfemia.

Al cospetto del Dio Papero

Ogni 10’000 anni, una maestosa divinità beccuta si desta dal suo letargo e distrugge l’intero universo per poi ricrearlo da zero. È all’interno di questo continuo ciclo che la storia di Ponpu prende forma, mettendoci nei panni di un servitore sottratto a forza dal proprio destino.

Il Papero del Mistero decide infatti di interferire con quella che fino a un attimo prima sembrava essere la normalità, e dopo aver dirottato una delle tante uova inviate a distruggere l’universo, sceglie di improvvisarsi nostro maestro per farci combattere il Creatore pennuto.

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Noi siamo Ponpu, il pulcino distruttore nato da questa sorta di glitch cosmico, il cui unico scopo è ora quello di ribellarsi al suo stesso Dio. Dalla Spelonca del Rospo alla Roccia Ferrata, passando per il Bosco del Terrore: ogni mappa che esploriamo ci avvicina sempre più alla resa dei conti.

La modalità Storia, il cui intreccio di trama è tutto qui e non rappresenta altro che un espediente, offre un totale di 5 mappe suddivise in un certo numero di stage. Ognuna di queste culmina sempre con una specifica battaglia contro un boss e i pochi dialoghi a incorniciarle, purtroppo, non fanno altro che sottolineare quanto l’esperienza offra poco.

In Ponpu, tutto ciò che non è gameplay risulta ridotto all’essenziale e la stessa modalità a giocatore singolo, tutto sommato, appare come un enorme tutorial utile ad apprendere le meccaniche di gioco. Dopo aver scelto l’estetica del nostro pulcino tra 4 diverse opzioni, unita al tipo di arma da affiancare alle nostre “normali” uova esplosive, siamo pronti a tuffarci nel vivo di questa produzione.

Un tenero, piccolo, pulcino bombardiere

Come già detto, alla classica struttura su griglia con visuale dall’alto, Ponpu abbina meccaniche moderne proprie del genere action. Le possibilità date in mano al giocatore non si limitano infatti al piazzare bombe o lanciarle nelle quattro direzioni, ma comprendono anche una manovra difensiva che i piú adusi all’action chiamerebbero parry, una rapida schivata utile in più di un’occasione e uno scudo fondamentale per difendersi dai nemici o, nel caso in cui questi dovessero trovarsi a portata di becco, stordirli per breve tempo.

L’intento di rinnovare qualcosa di classico svecchiandolo attraverso le aggiunte al gameplay, non è certo da buttare. Ponpu però, tolta una curva della difficoltà studiata a menadito, inciampa su aspetti che in un titolo del genere rivestono un ruolo altrettanto fondamentale: la varietà di situazioni a cui il giocatore è sottoposto e l’intelligibilità nelle hitbox degli elementi a schermo.

A salvare la baracca ci provano i simpatici boss che, tra citazioni velate e pattern sufficientemente vari, si ergono a punto di forza dell’intera produzione insieme allo stile grafico di cui ti parlerò tra poco. Tuttavia, anche il loro fascino viene meno a causa di un sistematico riciclo forzato, che non fa che appiattire definitivamente la modalità per giocatore singolo.

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Carina anche l’idea di inserire delle piume collezionabili all’interno delle mappe, ottenibili distruggendo i vari ostacoli che le popolano. Purtroppo però, anche in questo caso, si tratta di un’idea che lascia un po’ il tempo che trova, dato che non aggiunge assolutamente nulla di concreto al gioco vero e proprio.

Al netto di tutto questo, mi sento di dire che Ponpu dà il meglio di sé una volta avviato il multiplayer, che ne mette in risalto il potenziale innato da party game. La grande pecca in questo caso è che si tratta di modalità fini a sé stesse, che faticano quindi a mantenere vivo l’interesse dei giocatori per piú di qualche prova. Questo, l’elenco delle attività disponibili sia online che in locale:

  • Deathmatch: serve davvero che io ti spieghi come funziona un Deathmatch? Falli. Esplodere. Tutti.
  • Battaglia di Vernice: lo scopo è quello di concludere la partita avendo colorato con le proprie uova la piú alta percentuale di arena possibile.
  • Furto di Monete: In questa modalità ci toccherà abbattere i nostri avversari e raccogliere quante piú monete possibili, cosí da poter essere il Ponpu piú ricco una volta che il tempo sarà scaduto.

Il comparto Tecnico

Eccoci arrivati all’ultimo paragrafo di questa mia recensione dedicata a Ponpu, che sarà incentrato come sempre sul comparto tecnico del gioco in questione. La prima cosa da sottolineare è senza dubbio lo stile visivo di questo gioco, che già a partire dal menu iniziale si differenzia come pochi altri.

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Fiore all’occhiello di questa produzione, la resa grafica alla base del titolo si basa sull’equilibrio tra bianco e nero e nel suo ricordare i migliori fumetti, convince sotto ogni singolo aspetto.

A riposizionare per un’ultima volta l’ago della bilancia, non permettendo così a Ponpu di superare la sufficienza, sono i pesanti cali di frame rate al raccoglimento di ogni singola piuma e una colonna sonora azzeccata, ma che purtroppo stanca in fretta.

In sostanza, Ponpu è un piccolo esempio di quanto il classico sia eterno, nonostante si limiti a riproporlo rinnovando il minimo indispensabile. Contaminare la struttura di un puzzle-maze con meccaniche tipiche dei più moderni action, non è certo una cattiva idea, ma temo non basti né a far breccia né a venir ricordati per molto tempo. Se a questo aggiungiamo poi le modalità multiplayer fini a loro stesse, unite a una storia che offre ben poco venduta a un prezzo di 14,99 €, ecco che a fare la differenza in Ponpu rimane solamente lo stile grafico.

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Scheda confidenziale su Ponpu

Dopo essere stato sottratto al proprio destino per mano di un individuo misterioso, il piccolo Ponpu si vede costretto a ribellarsi al Dio Papero. Inizia così la nostra avventura che ci porterà al cospetto della divinità, per evitare che essa distrugga ancora una volta l’intero universo.

Cosa mi piace

  • Un tentativo di rinnovo che è giusto premiare
  • Stile grafico unico nel suo genere

Cosa non mi piace

  • Poca varietà al di fuori delle boss-fight
  • Modalità multiplayer fini a loro stesse
  • Pesanti e fastidiosi cali di frame rate

75

Grafica

60

Impatto

60

Longevità

65

Sonoro

Purtroppo, Ponpu non offre alcun trofeo di Platino e le sue 11 coppe di bronzo, i suoi 2 riconoscimenti d’argento e la sua unica coppa dorata, si limitano a essere una preda di poco conto utile ad arrotondare i numeri della tua collezione.

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