Voto

Pode

- La recensione

Il titolo indie ad enigmi di cui non sentivamo il bisogno

Henchmann & Goon ci propone l'edizione PlayStation 4 di questo titolo esplorativo ad enigmi, già uscito su Nintendo Switch a Giugno 2018. Pode mette in campo rompicapo di difficoltà crescente e una direzione artistica volta ad impreziosire una narrazione ermetica e simbolica. Sarà riuscito nell'intento di confezionare un prodotto di qualità nei suoi maggiori punti di forza? Scopritelo in questa recensione!

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marzo, 2019

mar19mar17:30Game Developers ConferenceDalle 17.30

mer20mar22:00TalkInizio ore 22:00

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Noûs è una parola greca che significa “intelletto”, in questo caso la facoltà mentale propria dell’essere umano che ci permette di pensare e utilizzare la logica, a volte utile per risolvere problemi e particolari situazioni enigmatiche. Il noûs è anche ciò che ci troviamo ad impiegare una volta mossi i primi piccoli passi in questo Pode, platform ad enigmi che fa della complessità e della direzione artistica ispirata il suo punto di forza. Peccato che il gioco fallisca proprio laddove vorrebbe risultare potente, gli enigmi, e laddove dovrebbe rappresentare la categoria di videogioco, detto altrimenti, il suo essere ludico.

Dalla Norvegia senza furore

Fin dalle prime schermate di gioco, grazie alle quali prendiamo subito confidenza con i classici comandi platform del titolo, capiamo che l’esperienza che ci troviamo di fronte rappresenta senza ombra di dubbio quelle orientate al relax e alla calma. Pode si ispira all’arte e alla  cultura norvegese proponendo due personaggi particolari e inconsueti: una stella caduta dal cielo di nome Glo e una roccia possente di nome Bulder. I due protagonisti devono collaborare insieme per farsi strada all’interno della montagna utilizzando le loro particolari abilità. La stella emette una luce in grado di far germogliare le piante, mentre la roccia può far crescere le rocce circostanti e attivare meccanismi. La combinazione dei loro poteri, che si evolveranno nel procedere dell’avventura, è la chiave di volta sul quale poggia tutto il gameplay del titolo. Non c’è una vera e propria trama, tutto si basa su brevi schermate che raccontano come il rapporto fra i due si faccia man mano più forte, in una delicatezza ermetica da un lato gradevole, data la tipologia di videogioco al quale Pode appartiene, ma dall’altro fin troppo minimalista e quasi assente.

Glo è una piccola stella caduta dal cielo, mentre Bulder è una possente roccia blu.

Arte in germoglio

Il potere di Glo si estende ben oltre le dinamiche interne del titolo e fornisce sostanza a tutta la direzione artistica dietro Pode. Percorrere le grotte buie e scarne della montagna in assenza della rigogliosa vegetazione che cresce al passaggio della piccola stella, sarebbe un vero peccato per gli occhi, dato che ogni texture si caratterizza in una monocromia marrone senza definizione e senza alcuna velleità. I giochi di luce e la crescita delle piante che avvengono al passaggio della sfera dorata sono le uniche cose che salvano la grafica del titolo da un’insufficiente mediocrità. Non solo, se una qualità grafica bassa è perdonabile ad un titolo indie a basso budget, non si può non biasimare una varietà delle ambientazioni pressoché pari a zero. Tralasciando le idee di gameplay, di cui parleremo poco più avanti, muoversi negli ambienti sempre uguali non è di certo un incentivo a proseguire e a scoprire cosa c’è di nuovo nella prossima grotta.

Il potere di Glo di far germogliare le piante è l’unica cosa che dona un po’ di estetica al prodotto.

Le musiche, dal canto loro, sarebbero pure ben riuscite, se non fossero strutturalmente ripetitive e ben presto fastidiose nel momento in cui ci si trova bloccati in un enigma per più di cinque minuti (e cinque minuti è il minimo). Tutto sommato, probabilmente sono l’aspetto più riuscito del titolo, capaci di donare un’aurea favolistica alla produzione e un minimo di ispirazione artistica oltre la mediocrità. Anche perché, sembra quasi che ogni volta che ci troviamo di fronte ad un titolo indie, dobbiamo apprezzarne le indubbie qualità estetiche ed artistiche a fronte di una produzione in termini di trama e gameplay comprensibilmente a ribasso. In questo caso siamo al minimo indispensabile dell’estetica. Senza questo non esisterebbe nulla da vedere. Abbiamo una grafica mediocre con una direzione artistica appena sufficiente e un comparto musicale ispirato ma ripetitivo.

In due raddoppia tutto

Veniamo quindi a parlare dell’aspetto più importante del gioco, il gameplay. In assenza di una vera e propria trama, ciò che si compie effettivamente in game riveste l’aspetto sul quale puntare maggiormente l’attenzione. In Pode possiamo controllare entrambi i personaggi a turno oppure giocare direttamente con un amico per compiere le azioni più velocemente e scambiarsi pareri in merito agli enigmi, molto difficili da risolvere. È chiaro che il meglio di sé, il titolo lo dà se giocato in compagnia e anche in questo caso il “meglio” non è abbastanza. Come già accennato in precedenza, quello che ci viene richiesto è sostanzialmente utilizzare i poteri dei due protagonisti in maniera intelligente e combinata per risolvere sia i tipici enigmi platform che quelli più complessi che richiedono abilità intellettive superiori e pensiero laterale. Confermiamo, quindi che, a dispetto dello stile artistico favolistico, il titolo non è adatto ai più piccoli, perché impossibilitati a proseguire. Tuttavia, anche per gli adulti rappresenta una sfida davvero molto difficile e piena di criticità che ora andrò ad elencare.

Posto che ciò che abbiamo detto sopra rappresenta il succo del gameplay, i difetti stanno tutti qui. La telecamera posizionata in alto e lontana molte volte rende difficile comprendere le prospettive e le distanze fra gli oggetti, tanto che per compiere un banale salto possono volerci alcuni tentativi. Gli enigmi si basano sull’interpretazione di particolari raffigurazioni luminose che dovrebbero spiegare quali azioni sono richieste per proseguire. Peccato che molti rompicapo, non solo sono difficili da comprendere, ma a volte anche arbitrari. Mi spiego meglio: in ogni videogioco che si rispetti gli enigmi si risolvono utilizzando i comandi noti e le abilità già apprese e mostrate. Questo, salvo strutture di risoluzione di diversa tipologia, permette al giocatore di sfruttare ciò che già conosce, senza tentare soluzioni avventate ipotizzando strutture di gioco diverse da quelle note. Ecco, in Pode accade molto spesso che la soluzione di un rompicapo è talmente avventata e controintuitiva che perde di senso, sia la propria capacità intellettiva che l’impalcatura ludica del titolo. Sono un amante dei rompicapo, ma in questo gioco più di una volta mi è capitato di trovarmi di fronte ad una soluzione assurda, nel senso che, posta quella risoluzione, le volte successive mi sento in dovere di provare le cose più strane e impossibili. Appare evidente che in questo modo un videogioco perde di validità. Sicuramente per chi le ha progettate, quelle sfide hanno un senso, ma è altrettanto sicuro che poi chi spende i soldi e le deve risolvere è il pubblico di videogiocatori.

In questo punto c’è stato il primo esempio di enigma arbitrario e mal pensato.

Tutto ciò è reso ancora più importante dal fatto che il cammino da un enigma all’altro è permeato da una noia mortale. Anche se si è in compagnia non è divertente fare sempre le stesse cose (o lo stesso insieme di azioni) per tutte le 5 ore necessarie al completamento del titolo, dunque la noia raddoppia. A maggior ragione se si devono compiere molti tentativi a causa della telecamera che non fa comprendere bene le proporzioni. Al giorno d’oggi ci si può appoggiare ad internet per avere le soluzioni degli enigmi, ma ci sembra davvero l’opposto di fare ciò che amiamo più di ogni altra cosa, videogiocare.

L’antigioco

Arrivati a questo punto è veramente difficile salvare qualcosa in Pode. I suoi difetti vengono riscontrati proprio nelle basilari condizioni di esistenza del videogioco. Per fortuna non tutta l’avventura si rivela un’esperienza negativa: alcuni enigmi meglio pensati, donano qualche soddisfazione e in generale vedere i personaggi muoversi in gioco non è un pugno nell’occhio, così come il rapporto fra i due è spesso trattato in maniera delicata e piacevole.

L’estro artistico è presente all’inizio per poi stagnare in una qualità mediocre.

Comprendiamo che il mondo indie si rivela essere un mondo spietato, pieno di titoli con valori produttivi piuttosto simili e nel quale e d’uopo aggiungere sempre qualcosa di originale o di più complesso per far pendere i giocatori dalla propria parte. Tuttavia, proprio come qualsiasi altra forma d’arte, non è necessario farla a tutti i costi. Se non si dispone dell’idea giusta e dei giusti mezzi è preferibile evitare o fare qualcosa più alla propria portata. Non è di certo con la pretesa della complessità degli enigmi che si invoglia il pubblico, se poi essi si rivelano insolvibili e arbitrari. Non è dietro alla presupposta “grande artisticità” low budget che si è al riparo da giudizi negativi. Pode è un titolo che a prima vista può sembrare ispirato ma che si rivela noioso e assurdo nella sua volontà di proporre enigmi troppo complessi o di arbitraria soluzione.

  • Roberto Micheletti

Personaggi inizialmente interessanti

Musiche parzialmente ispirate

Testato con PlayStation 4

5

Enigmi impossibili o assurdi

Pretesa di artisticità non soddisfatta

Storia ridotta ai minimi termini

Esplorazione noiosa anche in cooperativa

Longevità 4

Grafica 6

Impatto 4

Sonoro 6.5

Pode si rivela essere un pessimo esempio di titolo indie che vuole emergere nel mare magnum di titoli di questo genere, sbagliando su tutta la linea. La storia è pressoché inesistente, la direzione artistica è appena sufficiente, il gameplay è noioso e gli enigmi frustranti e assurdi perché impossibili o arbitrari. In questi casi è meglio non fare che fare male.

Il gioco su PlayStation 4 prevede dei trofei ottenibili con il proseguimento dell’avventura e con l’adempimento di obiettivi specifici in game. Data la natura di titolo indie, non è previsto il trofeo di Platino.

Massimo SeganteStefano Vincenzo Stella
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