Dutch Van Der Linde red dead redemption 2 rockstar

Player One #92: Dutch Van Der Linde

Chi è il vero Dutch Van Der Linde?

Bentornato su Player One, l’appuntamento settimanale che vede protagonisti i migliori personaggi dei migliori videogiochi. La settimana scorsa abbiamo parlato di Otacon aka Hal Emmerich, l’ingegnere dietro al micidiale carro armato bipede Metal Gear REX.

Al centro del Player One di questa settimana è il personaggio più complesso della saga di Red Dead Redemption: Dutch Van Der Linde.

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Dutch Van Der Linde: un criminale buono?

Dutch è uno dei personaggi più controversi ed affascinanti della saga di Red Dead Redemption. Nel primo titolo ci viene presentato come un criminale vecchio senza nulla da perdere, disposto a tutto pur di salvarsi. Nel secondo ci viene presentato come “il messia di queste povere anime che ha condotto alla perdizione” (Mister Milton cit.), disposto a tutto per salvare la sua gente. Ma chi è il vero Dutch?

Dutch viene descritto da tutti i membri della sua gang come un padre benevolo. Nonostante tutti siano coscienti che sia un ladro e un assassino, gli sono riconoscenti perché, come dice Arthur in una delle prime conversazioni con Charles, Dutch ha salvato molti di loro. Questa visione distorta però non è solo verso Dutch. La gang di Van Der Linde, si vede diversa dalle altre bande di criminali. Anche dopo aver salvato Sadie dalla sua casa in fiamme, Arthur rassicura la donna dicendole “siamo fuorilegge, ma non siamo come loro“.

Dutch è anche un grande oratore, i suoi discorsi imbambolerebbero chiunque. Nei momenti più cruciali della trama di RDR2, ogni volta che Dutch apre bocca tutti pendono dalle sue labbra. Grazie ai suoi monologhi riesce a dare forza a quella che lui definisce la sua famiglia anche nei momenti peggiori.

La non trasformazione di Dutch

Ma come è diventato il Dutch di Red Dead Redemption 2 quello del primo Red Dead Redemption? In realtà Dutch è sempre stato sé stesso. In entrambi i capitoli mette sempre Dutch al primo posto. Banalmente, anche quando ritorna a Clemens Point, dopo essere andato a pesca con Arthur e Hosea nella missione “Il nuovo Sud” la prima cosa che dice è “direi che io” poi si corregge “intendo, noi, possiamo stare tranquilli“.

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Dutch non tiene davvero a chi ha intorno, sono solo uno scudo, un’opportunità, un modo per mimetizzarsi, nascondersi, fuggire alla legge e all’enorme taglia sulla sua testa. Infatti, quando capisce che il solo modo che ha per salvarsi è sacrificare i vecchi, le donne ed il piccolo Jack, lo fa senza battere ciglio. Questo nonostante le “insistenze” di Arthur.

D’altra parte ci sono momenti in cui si legge nel suo sguardo la consapevolezza di star facendo qualcosa di sbagliato, anche per lui. Quando un Arthur morente afferra la pistola per uccidere Micah nel finale del sesto capitolo, Dutch gli pesta la mano impedendogli di ucciderlo, ma nei suoi occhi si legge il suo rammarico ed il dolore che prova nel farlo. Anche mentre Arthur muore, da solo, dopo avergli detto “I gave you all I got“, Dutch reagisce in modo anomalo.

Ci si aspetterebbe che si piegasse, che prendesse la mano di quello che considera un fratello, un figlio, e gliela stringesse fino all’esalazione dell’ultimo respiro o che lo ignorasse senza pietà, ma la sua reazione è un’altra. Van Der Linde lo guarda con la tristezza, il rimpianto, il rimorso, il senso di colpa negli occhi lucidi, ma nel farlo si gira e se ne va, lasciando il suo più fedele alleato a morire da solo.

La dualità di Dutch

Tutto quello che fa e dice è pieno di contraddizioni. Dice di non uccidere gli innocenti, ma uccide una donna a sangue freddo durante la rapina di Blackwater, dice di odiare la tecnologia ma dopo la sua morte, visitando il suo rifugio, si può notare una macchina da scrivere all’ultimo grido sulla sua scrivania, accusa gli esseri umani di essere avidi, ma l’avidità, tra le altre cose, lo ha portato a compiere le sue peggiori azioni.

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Insomma, la natura di Dutch è un mistero, anche per Dutch stesso. Lo si può definire antieroe, antagonista, criminale, padre, fratello, buono, cattivo ed ogni definizione risulterebbe ugualmente veritiera. L’unica cosa certa è che questo fantastico personaggio è la conferma di quanto i giochi di Rockstar siano molto più di semplici giochi. Rockstar, crea universi, mondi cosi vivi, realistici e profondi, mettendo le sue creazioni ad un livello superiore tra gioco, cinema e realtà.

Fonte

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Naike Sciabbarrasi
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