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Perla Comix, una nuova fiera a Palermo

Non vogliamo essere i migliori, vogliamo crescere insieme alla community

Avatar di emanuele ribaudoDiEmanuele Ribaudo 9 min di lettura Fiere ed Eventi
Perla comix

Quando a Palermo sono comparsi i primi manifesti del Perla Comix, la domanda è stata quasi inevitabile: perché un’altra fiera? In una città che negli ultimi anni ha visto crescere diverse manifestazioni dedicate a fumetti, anime, videogiochi, cosplay e cultura pop, l’arrivo di un nuovo evento poteva sembrare, almeno inizialmente, destinato ad alimentare una frammentazione già evidente.

A questo si aggiungeva una seconda domanda: perché collocarsi così a ridosso di altre manifestazioni già consolidate?

Domande legittime, soprattutto per chi segue da anni questo settore e ha visto nascere, crescere, cambiare e in alcuni casi ridimensionarsi diverse realtà siciliane.

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Per capire da dove nasce il Perla Comix e soprattutto quale sia l’idea alla base di questa nuova manifestazione, abbiamo incontrato Giovanni Luppino, ideatore innanzitutto di Perla Nera, realtà nata come ludoteca e progressivamente diventata un punto di riferimento per l’intrattenimento e la socialità dei più giovani.

Perla comix, una nuova fiera a palermo

Una piccola fiera con un’idea precisa

Il Perla Comix si presenta, almeno in questa prima edizione, come una manifestazione dalle dimensioni ancora contenute; l’evento ha trovato spazio all’interno del PalaGiotto di Palermo, una tensostruttura con un ampio spazio esterno ma che inevitabilmente pone dei limiti rispetto alle grandi convention nazionali, pur contribuendo a creare allo stesso tempo un ambiente più raccolto.

Non siamo davanti ai numeri, agli spazi e alla dispersività di una grande fiera come Etna Comics o Lucca Comics & Games; il Perla Comix è ancora una realtà piccola, e sarebbe inutile fingere il contrario.

Ma è proprio osservando una prima edizione per quello che è che diventa interessante capire cosa gli organizzatori vogliano costruire negli anni.

All’interno del Pala Giotto hanno trovato spazio gli stand commerciali, le aree dedicate alle diverse passioni della cultura pop, gli spazi per gli incontri e l’area gaming mentre all’esterno si trovava una piccola area food, oltre agli spazi pensati per famiglie e bambini, i cosiddetti “altri mondi” (le aree fantasy e dedicate ai LARP), i camerini per i cosplayer, la zona trucco e ovviamente il palco principale.

Il risultato è quello di una fiera che, proprio grazie alle dimensioni contenute, può essere visitata senza quella sensazione di dispersione che spesso caratterizza le manifestazioni molto più grandi, ma che a lungo andare potrebbe creare un calo di interesse nei partecipanti.

Parliamo quindi di una base di partenza, non un punto d’arrivo; ed è proprio da questa riflessione che parte la nostra chiacchierata con Giovanni Luppino.

“Perla Nera nasce come ludoteca, ma ormai è diventata un punto focale di intrattenimento per i giovani”, ci racconta Luppino. “La nostra mission è quella di riproporre quei valori che nel tempo si sono un po’ dispersi: togliere per qualche ora i ragazzi dai cellulari e dalle apparecchiature e riportarli alla socialità vera”.

Un concetto che, secondo l’organizzatore, è stato determinante anche nella nascita del Perla Comix; Luppino ha infatti collaborato negli anni con altre manifestazioni del settore, osservando da vicino l’evoluzione delle fiere.

“Ci siamo resi conto che le fiere hanno fisiologicamente perso qualcosa. Le cose evolvono, cambiano, ma secondo me si è perso un po’ il concetto per il quale queste manifestazioni nascevano: essere un catalizzatore di scambio di opinioni, passioni, incontri e socializzazione”.

Una riflessione che condivido in parte: il problema, infatti, non è necessariamente la presenza di cosplay, influencer, creator, videogiochi, merchandise o carte collezionabili, quanto il fatto che questi elementi finiscono per diventare la fiera stessa, lasciando sempre meno spazio alla componente culturale che dovrebbe rappresentare l’origine di manifestazioni che ancora oggi portano nel nome parole come Comics, Comix o Comicon.

“Trasformare la fiera in un mercatino/cosplay non mi piace”, ammette Luppino. “Perché non consente neanche di godere appieno di quel momento aggregativo”; Perla Comix quindi, almeno nelle intenzioni, nasce proprio per provare a percorrere una strada differente.

Non come competitor dichiarato delle altre manifestazioni palermitane, ma come realtà complementare.

Non una gara contro le altre fiere, ed è questo uno degli aspetti più interessanti della conversazione, ovvero il rapporto con le altre manifestazioni sul territorio.

Perché, se una nuova manifestazione nasce nello stesso spazio o nella stessa città, la domanda sulla possibile collaborazione con le realtà già esistenti diventa inevitabile: “Personalmente non considero le altre convention come competitor”, spiega Luppino. “Per me sono fratelli, sono istituzioni, sono figure che dovrebbero collaborare per migliorare questo nostro settore che amiamo”.

Un’affermazione che va anche oltre la semplice diplomazia e che ci dà un po’ l’idea dell’evento che abbiamo visitato. Infatti, Luppino insiste molto su un concetto: il Perla Comix non nasce con l’ambizione di essere immediatamente la fiera più grande di Palermo.

“Non ho creato Perla Comix con il presupposto di diventare la migliore fiera o quella più grossa. Non voglio che sia vista come un competitor. Mi sono proposto come fiera diversa”.

La differenza dovrebbe essere soprattutto nell’approccio.

Famiglie, bambini, incontri, concerti, letteratura fantasy, fumetto, videogiochi, Pokémon e giochi di carte convivono all’interno di una programmazione distribuita su più giornate.

Ed è proprio la programmazione uno degli elementi che più mi ha colpito osservando il progetto: non tutto concentrato in poche ore, ma gli eventi, che siano panel o concerti, vengono distribuiti nell’arco della manifestazione.

“Il nostro obiettivo è creare una community che cresce e un orientamento che verte verso le necessità familiari”.

Non è un dettaglio secondario, quello che ci esprime Luppino; una fiera dovrebbe idealmente dare un motivo per tornare, non soltanto per completare il giro degli stand.

“Il punto fondamentale è lasciare un ricordo. Far dire alle persone: non ce l’ho fatta a fare tutto in un giorno, devo tornare. Una volta vieni per un concerto, un’altra per ascoltare un ospite, un’altra ancora per un altro appuntamento”.

Perché se una manifestazione può essere visitata completamente in un’ora, dopo aver attraversato gli stessi stand che il pubblico trova in decine di altri eventi, la capacità di fidelizzazione inevitabilmente diminuisce.

Il primo anno e la componente comics

Qui arriviamo però a quella che, personalmente, considero la principale questione aperta del Perla Comix: il fumetto.

Perché è vero: il programma appare ricco e articolato, ma la componente propriamente comics può e deve crescere.

“È una considerazione che mi fa molto piacere”, risponde Luppino quando gli facciamo notare questo aspetto. “Noi stiamo puntando proprio sull’innalzamento della qualità, ma deve necessariamente esserci un processo a step”, che è probabilmente il modo corretto di affrontare il primo anno.

Non avrebbe senso pretendere immediatamente una manifestazione capace di competere con realtà che hanno alle spalle dieci o quindici anni di storia.

Ma allo stesso tempo, proprio perché il Perla Comix vuole costruire un’identità diversa, la componente fumettistica non può rimanere un elemento secondario.

Il pubblico che arriva a una manifestazione chiamata Comix deve poter trovare una quantità sempre maggiore di autori, disegnatori, sceneggiatori, editori, presentazioni, tavole originali, incontri e momenti dedicati al fumetto.

Questo Luppino sembra averlo perfettamente presente: “Abbiamo appena iniziato. Abbiamo tanta volontà di potenziare questa componente negli anni”.

Ed è proprio questa la parte che, secondo me, sarà interessante osservare nelle prossime edizioni.

Dai ragionamenti fatti finora deriva l’attenzione dedicata dagli organizzatori alle famiglie; come accennato il Perla Comix proponeva spazi dedicati ai bambini, aree di intrattenimento e una serie di accorgimenti pensati anche per rendere più semplice la permanenza dei genitori.

“Io sono papà di una bambina”, racconta Luppino. “E penso sia meraviglioso poter passare il tempo a livello familiare e trasmettere valori importanti come amore, affetto e correttezza”.

Da qui nasce anche l’idea di una manifestazione che possa essere vissuta insieme, non soltanto dal pubblico adolescente o adulto appassionato di anime e manga, ma anche da bambini e genitori.

Una scelta che personalmente considero importante, perché il futuro di questo settore passa inevitabilmente anche dalla capacità di coinvolgere le nuove generazioni.

Il prezzo e l’idea di una fiera accessibile

Altro tema affrontato durante la nostra chiacchierata è quello del prezzo dei biglietti e degli abbonamenti.

A tal proposito, Luppino sottolinea la volontà di mantenere un costo sostenibile per le famiglie e, parallelamente, di proporre un’offerta che giustifichi la permanenza e l’eventuale acquisto dell’abbonamento.

“Se avessimo voluto massimizzare il guadagno, non avremmo scelto una strategia che permettesse un prezzo così basso del biglietto né un prezzo sostenibile per gli standisti”.

È una filosofia che si lega direttamente al discorso precedente: non puntare esclusivamente sulla quantità degli ingressi, ma sul valore dell’esperienza, includendo con un unico biglietto incontri, concerti e tutte le attività collaterali alla fiera stessa.

Forse la frase più interessante dell’intera chiacchierata arriva però quando parliamo del rapporto con il pubblico e con la stampa.

“Ogni negatività ci permette di prendere spunto per crescere. Io invito tutti i partecipanti e tutti gli operatori a non tener conto dei complimenti. Io voglio seguire sempre le critiche”.

È una posizione che apprezzo particolarmente; da anni, lo sai bene, quando recensisco o racconto una manifestazione, cerco di mantenere lo stesso approccio onesto che non significa parlare male di qualcuno, quanto descrivere quello che si è vissuto.

Se una cosa funziona, lo si dice. Se qualcosa non funziona, lo si dice ugualmente, non per affossare un’organizzazione, ma perché una recensione dovrebbe servire anche a questo.

E, soprattutto, perché una fiera che non accetta critiche difficilmente potrà migliorare.

Luppino sembra condividere esattamente questa impostazione: “Mi piacerebbe poter esprimere con libertà quello che penso e apprezzo tantissimo che venga espresso quello che la gente pensa”.

È un approccio che potrebbe diventare uno dei punti di forza del Perla Comix.

Spacciatore di sogni

Verso la fine della nostra conversazione arriva una definizione che probabilmente racconta meglio di qualunque slogan la filosofia di Giovanni Luppino.

“Io mi definisco, se parli con i miei amici nel privato, uno spacciatore di sogni”. Il motivo è semplice:

“Amo questo mondo e non ho il ‘lusso’ di poter scegliere quello che piace a me. Ho la responsabilità di scegliere quello che il pubblico mi richiede”.

È una frase importante perché racchiude anche la volontà di non chiudersi in un singolo settore.

Fumetto, anime, videogiochi, giochi da tavolo, carte, cosplay, fantasy, letteratura e intrattenimento possono convivere e non tutto deve necessariamente piacere all’organizzatore. Deve piacere a qualcuno del pubblico.

Dove può arrivare il Perla Comix?

Arriviamo quindi alla domanda finale, la cui risposta, oggi, è necessariamente aperta.

Il primo anno non può essere considerato un punto d’arrivo. È una base.

E, proprio per questo, credo sia giusto essere franchi: il Perla Comix ha dimostrato di avere una buona struttura di partenza, ma ha ancora margini evidenti di crescita.

La componente comics può essere rafforzata. Il parterre degli autori può diventare più importante. La presenza di editori e realtà direttamente legate al fumetto può aumentare.

E, naturalmente, anche l’offerta commerciale e quella degli espositori potranno essere progressivamente selezionate e indirizzate verso l’identità che la manifestazione vuole costruire.

Ma questo è esattamente ciò che dovrebbe accadere al primo anno di una fiera.

Non pretendere di essere già arrivati: capire cosa ha funzionato, ascoltare il pubblico, accettare le critiche e costruire la seconda edizione sulla prima.

Perla Comix, almeno per quanto ho potuto vedere e per quanto emerso da questa conversazione, sembra voler partire proprio da qui.

Non dalla pretesa di essere la migliore. Ma dalla volontà di diventarlo, insieme alla propria community.

E in una Palermo che negli ultimi anni ha visto nascere diverse manifestazioni dedicate alla cultura pop, forse è proprio questa la sfida più interessante: non capire quale fiera debba necessariamente vincere, ma vedere se è possibile costruire un panorama nel quale più realtà possano crescere, differenziarsi e, perché no, collaborare.

Il primo anno, quindi, promosso.

Ma con una postilla importante: adesso viene la parte difficile.

Dimostrare che il Perla Comix non è soltanto una nuova fiera, ma una manifestazione capace di costruire nel tempo una propria identità.

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