Onimusha III: l’emozione di proteggere il presente salvando il passato

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Onimusha III è uno dei titoli che più ricordo con sincera emozione e che rigiocherei volentieri all’infinito

La mente umana è un qualcosa di incredibilmente affascinante. La sua complessità è incredibile, la quantità di informazioni che riesce ad elaborare infinita, e la capacità di inventare, creare  e rielaborare  una qualsiasi informazione ricevuta è praticamente smisurata. A tal proposito, risulta un’impresa titanica apprendere realmente, e nel giusto senso, ciò che ci viene introdotto sotto forma di input esterno dalla quantità di informazioni che continuamente riceviamo. È possibile, infatti, rielaborare in maniera tale una qualsiasi informazione tanto da renderla lontana da ciò che realmente rappresenta, distaccandoci, così, dalla realtà dei fatti. Risulta però impossibile, o quasi, nascondere o fugare le nostre emozioni, che prontamente ci smascherano senza pietà, nel bene o nel male. L’emozionarsi è una delle cose più vere e autentiche che ci sono rimaste, e non c’è niente di male nell’esternare tale sentimento, in barba a tutti i luoghi comuni.

Nonostante una non più giovanissima età, che di solito è erroneamente collegata al doverso abbandono di alcune di quelle passioni che si sviluppano da piccoli, come ad esempio i videogiochi, mi capita fin troppe volte di emozionarmi di fronte ad una scena di un anime, di una serie tv o, per l’appunto, di un videogioco. Riguardare, ad esempio, il trailer di lancio di Dark Souls III è puntualmente una scintilla che mi fa scendere una lacrima e di questo non mi vergogno minimamente, anzi. In questi giorni ho iniziato a riflettere su ciò che avrei potuto fare sfruttando tale attiudine ed ho deciso che parlarvi dei giochi che hanno fatto scaturire in me grande emozione sarebbe stata una simpatica iniziativa. Eccomi qui, dunque, ad inaugurare questa nuova rubrica con uno dei giochi che più ricordo con sincera emozione: Onimusha III: Demon Siege. Siete pronti ad accompagnarmi in questa grande avventura? E allora non perdiamo altro tempo…anche perché, in Onimusha III, più che in altri giochi, il tempo è prezioso.


Onimusha III: Demon Siege è un gioco semplice, ma allo stesso tempo splendido e unico nel suo genere. Il fascino di un Giappone feudale, con le sue inconfondibili armature, le battaglie indimenticabili, il foklore, si mischia perfettamente con un mondo moderno, tecnologico. Il tutto avviene con un semplice, ma complesso espediente; i due protagonisti del gioco sono Samanosuke Akechi, storico personaggio della serie che vive nell’era Sengoku, ed il detective Jacques Blanc, eccentrico padre di famiglia del ventunesimo secolo. Il nemico storico della serie, Oda Nobunaga, ha messo le mani su una macchina del tempo e vuole invadere il mondo del futuro, in questo caso proprio la linea temporale dove vive Jacques. Così facendo, si crea un turbine spaziotemporale che finisce con l’invertire le sorti dei due eroi: Jacques viene catapultato nel Giappone del 1500, mentre Samanosuke finisce nella Parigi del 2001. Sia chiaro, l’incipit narrativo non è dei più originali, ma poco importa. Il fascino del pulsante mondo di gioco, impreziosito dalla ferma volontà di fare del bene e di evolvere il proprio io interiore, non può che catturarvi senza possibilità di scelta.

Da qui in avanti gli eventi sono sempre in salita: un continuo susseguirsi di scontri sempre più difficili con grosse ondate di Genma (così sono definiti i demoni al servizio di Nobunaga) rende la progressione all’interno del mondo di gioco accattivante, adrenalinica e mai banale. Seppur con lo spettro di un livello di difficoltà mal bilanciato, nel bene e nel male, in più di un’occasione, padroneggiare il demone interiore di Samanosuke prima e di Jacques poi è una vera gioia per tutti i palati. Tralasciando l’aspetto meramente ludico del titolo, vero fiore all’occhiello della produzione e che non ha bisogno di ulteriori dettagli, vogliamo soffermarci maggiormente sulla parte narrativa del gioco. Sì, lo abbiamo già detto più volte: la trama in sé non è poi questo capolavoro, ma è il concetto alla base che offre al videogiocatore per tutta la durata della storia e per il senso di appagamento incredibile una volta arrivati ai titoli di coda ad essere un vero gioiello.

Muoversi all’interno del meraviglioso mondo di gioco di Onimusha III, infatti, vi trasporterà in un turbine di emozioni indescrivibile. Tutto, e sottolineo tutto, ha un’aura di magia che sa avvolgervi come non mai. Ogni segreto è perfettamente nascosto, ogni enigma ambientale è ottimamente costruito, ogni boss-fight egregiamente studiata. Poco importa, quindi, se lo stile di gioco è molto simile ai precedenti capitoli o se la trama alla base della storia non è poi così originale. Il gioco, infatti, trasuda carisma da ogni poro, anche per via di un’ottima caratterizzazione alla base di luoghi, delle varie situazioni e soprattutto dei personaggi (anche storici) che ne eleva di parecchio la qualità complessiva.

Gran parte del merito di tale successo è sicuramente attribuibile ai riuscitissimi personaggi che ne compongono il cast, Samanosuke su tutti. L’eroe che impersoniamo in questo e nel primo capitolo ha un fascino incredibile ed è facile innamorarsene sin da subito. Fa la sua bella figura, sicuramente, anche Jacques Blanc, interpretato dal famoso attore Jean Reno, che col suo fare burbero ma affettuoso risulta uno dei personaggi meglio partoriti nella storia di Capcom. La caratterizzazione dei due eroi è, dunque, fondamentale ai fini del successo compelssivo del titolo. In generale, nemico principale compreso, si tratta di una produzione che alza parecchio l’asticella della qualità media del genere. Trovare, infatti, un mero action con una trama tanto curata ed affascinante è una cosa molto rara.
Tutto questo è supportato da una veste grafica semplicemente incredibile. Mi ricordo, infatti, l’emozione che provavo ogni volta che avviavo il gioco: correvo nelle altre stanze a chiamare un membro qualsiasi della mia famiglia per mostrargli il prodigio grafico che il gioco, nel lontano 2004, rappresentava. L’action di Capcom era talmente ben fatto graficamente che, circa sei anni fa, l’ho rigiocato su PlayStation 2 e non sembrava nemmeno tanto male. Sarà forse che ho da sempre guardato gli occhi del cuore questo gioco, ma la sostanza non cambia. Onimusha III, resta, per me, uno dei migliori giochi di sempre: una trama magnifica, dei protagonisti eccezionali, un super cattivo degno di tale nome ed un’ambientazione fantastica, il tutto condito dalla miglior grafica possibile per l’epoca. A distanza di qualcosa come quattordici anni, ancora oggi sento parecchio la mancanza di questo gioco e della saga in generale. Mi piacerebbe, infatti, poter rivivere le emozionanti avventure degli Onimusha, indossare nuovamente il guanto Oni di Jacques e distruggere orde di famelici spiriti. E chissà se in futuro non ce ne sarà realmente la possibilità.

In conclusione, voglio ringraziare la redazione per lo spazio concessomi: poter parlare liberamente di tutti quei giochi che mi hanno portato ad essere ciò che sono oggi, ludicamente parlando e non solo, è per me una grandissima soddisfazione. Mi auguro che il primo, di una lunga serie (si spera) articoli, sia stato di vostro gradimento e vi invito a rimanere sempre sintonizzati sulle nostre pagine per nuovi articoli, approfondimenti e tanto altro.

Appunto finale: quanti amanti di questo magnifico gioco ci sono? Fatevi avanti!

Da tempo immemore dedicato a divorare giochi e pizze varie, successivamente ha intrapreso la strada dell'informazione videoludica, ovviamente accompagnato da una grandissima sostenitrice: la barba. Si è scoperto, infine, che è la barba il motore di tutto, nonché vera autrice dei suoi pezzi.

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