Legend of Legaia

OLD BUT GOLD #190 – Legend of Legaia

Non c'era solo Final Fantaasy VII sulla prima PlayStation!

Estate del 2005, nonostante la presentazione della colossale PlayStation 3 fosse ormai alle porte, io mi dedicavo ancora a esplorare il vasto catalogo delle sue sorelle più vecchie: il titolo che approdavano su PlayStation 2 avevano ancora tanto da dire, ma a sorprendere davvero erano alcune perle nascoste per la prima gloriosa PlayStation; soprattutto per quanto riguardava alcuni generi.

Ricordo che da piccoli io e la mia cerchia di amici eravamo particolarmente legati ad alcuni generi come il picchiaduro (avevamo consumato Tekken 5 fino alla nausea) o i simulatori di guida (in particolare Need for Speed: Most Wanted), ma non avevo ancora idea che proprio in quell’estate avrei conosciuto per la prima volta quello che si è imposto come uno dei generi preferiti: il JRPG.

Per puro caso conobbi questo genere non tramite il solito Final Fantasy VII o a qualche Dragon Quest, ma tramite una vera e propria perla che purtroppo non molti conoscono: Legend of Legaia. Rimasi a dir poco folgorato, per la prima volta un mondo fantasy fu capace di catturarmi come mai prima d’ora e per la prima volta imparai cosa significasse per un videogiocatore passare notti intere davanti a uno schermo. Oggi ti farò riscoprire un titolo che probabilmente se rigiocato oggi potrebbe essere anche invecchiato maluccio, ma che continua a occupare un posticino speciale nel mio cuore.

Legend of Legaia

“Quando Dio creò il mondo, creò anche l’uomo…”

Con queste esatte parole si apre la primissima schermata di gioco nel quale ci viene presentato il mondo e la sua lore, trasportandoci grazie a un meraviglioso giro d’arpa a opera della compositrice Michiru Oshina (che ha messo il suo zampino anche in Twilight Princess e ICO) in un mondo fantasy medievale abituato da creature fantastiche.

La leggenda narrata in apertura racconta anche di come Dio, vista la debolezza degli uomini, creò anche i Seru, creature che sopperirono alle mancanze degli uomini aiutandoli a far prosperare la loro civiltà. Tutti vivevano in pace e armonia finché nel mondo non apparve la Nebbia, che trasformò i Seru in mostri malvagi che divennero ben presto la principale minaccia dell’umanità.

Il gioco inizia mettendoci nei panni di Vahn, che una notte vede il suo villaggio Rim Elm attaccati da un esercito di Seru capitanati dal malvagio Zeto, che tenta di corrompere con la Nebbia questo avamposto umano. Il nostro protagonista, sentendo il richiamo dell’Albero della Genesi (che protegge il villaggio dalla Nebbia) si lega a Meta, un Ra-Seru che non è stato corrotto dalla Nebbia e aiuterà Vahn a combattere contro i Seru malvagi e risvegliare gli altri Alberi per liberare il mondo.

Può sembrare una storia estremamente classica, vista e rivista, e a tratti lo è, ma ciò che mi colpì all’epoca è la sua narrazione. Il nostro party infatti non sarà composto solamente da Vahn, ma da un trio che ci vedrà ben presto fare anche la conoscenza anche dell’orfana Noa e del monaco Gala. Non sarà però direttamente Vahn a incontrarli, il titolo infatti abbandonerà temporaneamente il nostro eroe per dedicarsi completamente a raccontarci i prologhi di questi altri due coprotagonisti e del loro primo contatto coi Ra-Seru, le tre storie andranno poi a intrecciarsi solo in un secondo momento vedendo i protagonisti impegnati per perseguire uno scopo comune.

Questo stilema narrativo non sarà sicuramente rivoluzionario oggi, pensa che è stato ripreso ad esempio da Octopath Traveler, ma considera che è stato lanciato nel 1998 su suolo nipponico (per poi approdare due anni dopo in Europa, con tanto di traduzione dei testi, il titolo è privo di doppiaggio, in italiano!) e all’epoca mi colpì particolarmente: non sapevo ancora cosa fosse una sceneggiatura, ma capì subito che c’era qualcosa di diverso e unico, che mi sarebbe rimasta impressa e avrei ricercato anche in titoli successivi.

Non è solo l’incipit a essere soddisfacente, anche il resto della narrazione, per quanto segua i capisaldi del fantasy tradizionale, presenta un mondo e dei personaggi costruiti alla perfezione; ogni villaggio che verrà liberato dai nostri eroi presenterà caratteristiche uniche che lo renderanno memorabile, anche gli abitanti del villaggio recepiranno l’arrivo degli eroi in maniera diversa: a volte con benevolenza, altre con speranza, spesso con sospetto, ma sarà incredibile il modo in cui avremo costantemente la sensazione di essere braccati e di star affrontando un’avventura solitaria che ci vedrà impegnati contro il mondo intero.

Il gameplay unico di Legend of Legaia!

Un aspetto decisamente indimenticabile di Legend of Legaia è il suo gameplay che sarà sempre determinato dal classico sistema a turni dei JRPG che vede però al suo interno anche un sistema di combo! Non stiamo ovviamente parlando di picchiaduro o Action GDR, ma nel momento in cui si andava a selezionare cosa i nostri personaggi potessero fare durante il turno avevamo a disposizione diverse opzioni tra cui anche gli attacchi fisici.

Ed è proprio qui che entrano in gioco le nostre combo: decidere di attaccare un nemico con attacchi corpo a corpo ci permetterà di decidere con quale parte del corpo attaccare (gamba destra o sinistra, braccio destro o sinistro), selezionando la giusta sequenza potevamo sbloccare tecniche note come Arti, dei potentissimi attacchi fisici con livelli di potenza sempre più alti. A rendere il tutto ancora più strutturato e affascinante c’era anche la barra da riempire con le combo, che si estendeva all’aumentare di livello dei personaggi e contribuiva a dare un’impressione di potenza crescente del nostro party.

Non finisce qui ovviamente! Come ogni GDR che si rispetti potevamo anche utilizzare in combattimento Magie, Oggetti e soprattutto le Evocazioni. Queste ultime erano i Seru stessi che i nostri fidati Ra-Seru potevano soggiogare (aggiungendo al titolo una riuscitissima componente da monster collector in stile Pokémon) così che poi ci aiutassero in combattimento; in fase di endgame si potevano anche ottenere (con non pochi sforzi) dei Seru estremamente potenti racchiusi all’interno di Gioielli equipaggiabili, indimenticabili i colossali Juggernaut e Ozma.

In definitiva, dopo quasi vent’anni, Legend of Legaia resta una delle esperienze più intriganti e strutturate che abbia mai vissuto pad alla mano, che ancora oggi ricordo con nostalgia e in cui vedo tantissime chicche di gameplay e narrazione che (perdonate il boomerismo) molti titoli moderni hanno perso, soprattutto se si guarda ai JRPG di casa Square Enix. Inoltre, il gioco ha anche spianato la strada per me agli universi di Final Fantasy e Dragon Quest, chissà che qualche vecchio capitolo di queste saghe non sia il protagonista di uno dei prossimi OBG…

Fonte

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Francesco Regano
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