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Ninja Gaiden: una sfida durata 30 anni

Questa è la storia di come si è arrivati all'irraggiungibile giocando all'originale Ninja Gaiden su NES

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Uno shoot ‘em up colorato e vivace, sviluppato su base tecnica e con grandi potenzialità: Panorama Cotton è uno di quei titoli che ti fa divertire, seppur con qualche difetto

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Continua la mia personale copertura legata al ritorno di Ryu Hayabusa e iniziata con la recensione della cosiddetta Ninja Gaiden: Master Collection, un bundle già disponibile su PC, PlayStation 4, Xbox One e Nintendo Switch che contiene al suo interno NINJA GAIDEN Ʃ, NINJA GAIDEN Ʃ2 e NINJA GAIDEN 3: Razor’s Edge.

Dopo averti parlato in quell’occasione del modo in cui il Team Ninja (capitanato da Tomonobu Itagaki) seppe riportare il franchise in auge a partire dal 2004, salvo poi abbandonarlo a un declino che ancora oggi fa soffrire i fan, ho pensato di rincarare la dose raccontandoti di una sfida che – almeno fino allo scorso dicembre – aveva dell’impossibile.

Prima di farlo è il caso però di tornare al 1989, anno in cui l’arrivo del primo Ninja Gaiden su console (NES) rivoluzionò il modo di vivere e pensare i videogiochi. Come? Introducendo per la prima volta un tipo di narrativa che potremmo definire altamente cinematografica; vere e proprie cutscene tra uno stage e l’altro che lasciarono a bocca aperta chiunque le guardasse.

A interessarci, in questo caso, è tuttavia il secondo motivo per cui l’opera firmata Tecmo sarebbe passata alla storia: la difficoltà intransigente che la critica dell’epoca additò come eccessiva specie nei livelli avanzati. Inutile dire che per i giocatori hardcore fu una vera manna dal cielo e dopo aver provato a completarlo nel minor tempo possibile, che a oggi si attesta intorno agli 11 minuti e 38 secondi, non restava che portarlo a termine senza essere mai colpiti.

Un problema insormontabile

Per ovvie ragioni, spesso i progressi fatti in termini di speedrun e no-hit run tendono ad andare di pari passo in ogni gioco, ma quello di Ninja Gaiden è un caso particolare dato che per sei lustri si è creduto impossibile finirlo da cima a fondo senza subire alcun danno. Il motivo di questo, oltretutto, non era da imputarsi all’aggressività dei nemici che ritroviamo nel reboot datato 2004, bensì a un evento scriptato che vedeva il boss finale ferire inevitabilmente il povero protagonista.

Nello specifico: la fase conclusiva dell’ultimo scontro prevede che Ryu affronti un demone il cui punto debole risulta protetto da altre due parti del corpo (testa e coda), costringendolo ad abbatterle prima di poter falcidiare l’effettiva salute del mostro. Il tutto, ovviamente, senza contare l’incessante pioggia di proiettili a 8-bit che cade in direzione del nostro amato ninja.

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16 colpi alla testa, 16 alla coda e 16 anche al cuore, dopodiché il gioco è fatto. Facile no? Se non fosse che…

Purtroppo però per i giocatori motivati ad arrivare intonsi ai titoli di coda, recidere la testa del demone equivale a vederla rotolare fino a travolgere in pieno il corpo del protagonista, mandando così all’aria qualsiasi tentativo di non essere danneggiati nel corso della run. A causa dell’hitbox schivarla è impossibile e pertanto la community archiviò Ninja Gaiden come poco adatto a una sfida di quel tipo. Poi, all’improvviso, una scoperta cambiò ogni cosa.

L’impensabile divenne possibile

Fu lo speedrunner Arcus, attuale detentore del record che ho riportato sopra, a fornire le prove schiaccianti di come fosse possibile distruggere la testa del demone prima di subire danno; cosa che fino ad allora era vista come impensabile se non utilizzando l’aiuto di software esterni. L’americano riuscì nell’impresa grazie alla meccanica detta Slash Cancelling, ovvero un modo efficace di resettare l’animazione d’attacco al fine di poter sferrare più fendenti in meno tempo.

Nonostante questo, la manovra che richiede di pigiare tre tasti (salto, attacco e direzionale verso il basso) a una velocità straordinaria insistendo ripetutamente su almeno due di essi, non poteva aiutare Arcus a migliorarsi ulteriormente poiché troppo rischiosa all’interno di una speedrun. Venire colpiti durante il salto avrebbe infatti causato la perdita di almeno un secondo prima di riprendere il controllo. Era il 2017 e la questione si chiuse lì, almeno fino a quando l’utente di una chat su Twitch non decise di rivangarla davanti a un altro streamer.

Eccoci arrivati all’ultimo tassello di questo puzzle rimasto incompleto per più di 30 anni: Slackanater, un altro speedrunner che oltre a vantare vari record mondiali è specializzato proprio nei videogiochi usciti su NES. Amante delle sfide come qualsiasi giocatore hardcore che si rispetti, decise immediatamente di mettersi alla prova e dopo essersi allenato per ben 3 mesi nel perfezionare lo Slash Cancelling, passò il quarto ad accumulare run fino a ottenere il risultato sperato.

Il 23 dicembre 2020, Ninja Gaiden venne così battuto e quel muro dei 5 colpi necessari a eliminare la testa in volo, valicato per la prima volta nel corso di una sola sessione. Qui sotto, per chiudere in bellezza, ti lascio a un estratto della live in cui Slackanater portò a compimento tali gesta eroiche e ti invito come sempre a lasciare un commento per dirmi che ne pensi di questa bella storia.

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Ti è piaciuto questo articolo? Conoscevi già la storia raccontata al suo interno? Fammelo sapere scrivendo come sempre un commento qui sotto! Non mancherò di rispondere.

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