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Lettura Morkull: Ascend to the Gods, recensione (PlayStation 5)
 
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Morkull: Ascend to the Gods, recensione (PlayStation 5)

Il Dio della Morte che sfonda la quarta parete è tornato

Pasquale Aversano 2 mesi fa 9
 
6.6
Morkull: Ascend to the Gods

Sviluppato da Disaster Games e pubblicato da Dojo System, Morkull: Ascend to the Gods è un action game in 2D identificabile come boss rush e dotato di un livello di difficoltà discretamente elevato e che punta tutto nel memorizzare le mosse nemiche per poter reagire nel giusto modo. Si tratta inoltre di una sorta di sequel ufficiale di Morkull Ragast’s Rage pubblicato lo scorso anno. Noi siamo tornati a vestire i panni di Morkull su PlayStation 5 e questa è la nostra recensione. 

Contenuti
Morkull: Ascend to the Gods tra risate e boss battleUn titolo che non perdonaGrafica e sonoroTi potrebbe interessare

Morkull: Ascend to the Gods tra risate e boss battle

Morkull: Ascend to the Gods non ci tiene a raccontare una storia complessa e articolata ma offre, invece, un canovaccio divertente, surreale, spesso sconnesso e surreale. Morkull, il protagonista di cui vestiremo i panni nonché Dio della Morte nonché protagonista del precedente Morkull Ragast’s Rage, è una sorta di Deadpool perennemente incavolato e che spara battute una dietro l’altra. Non tutte colpiscono nel segno ma è innegabile che riesce a strappare più di un sorriso.

Lo fa partendo dalla consapevolezza di essere parte integrante di un videogioco, bullizzando sia noi videogiocatori che i suoi stessi sviluppatori, focalizzandosi anche sugli elementi ludici stessi e anche meta narrativi, tra cui il “maledetto” narratore. E che dire delle divinità contro cui dovrà scontrarsi in una non troppo longeva e lineare avventura? Ogni avversario, infatti, viene anticipato da uno scambio di battute spesso surreale ma efficace e divertente.

Morkull: Ascend to the Gods, recensione (PlayStation 5)

No, non c’è spazio del dare carattere alle creature su schermo, banalmente si tratta semplicemente del prossimo nemico da eliminare, eppure quello scambio riesce a far sorridere. Ed è l’unico in momento in cui sorriderai visto che il titolo ha una difficoltà non da poco oltre a qualche problemino che andremo a sviscerare nei prossimi paragrafi. Tornando alla narrazione, di sicuro spicco sono le trovate umoristiche. Dall’hub centrale che è l’interno stravagante di un hardware fantascientifico alle fattezze dei nostri stessi avversari.

Passiamo da un dinosauro goffo che cammina barcollando a un uomo pesce squalo armato di fucile e dotato di gambe… insomma, la creatività degli avversari è innegabile e laddove non arriva l’estetica, arriva l’umorismo. Ed ecco il caso dell’anonimo cubo verdognolo che funge da tutorial ma anche da chiacchierone depresso nonché punching ball all’interno dell’hub di gioco. Insomma, Morkull: Ascend to the Gods vince sicuramente per l’umorismo ma perde la possibilità di raccontare qualcosa di oltre e più originale.

Perché sì, se te lo stai chiedendo, lo scopo narrativo è il seguente: aiutare Morkull a liberarsi dalla sua prigionia videoludica per permettergli così di governare il mondo reale… il nostro. Ancora una volta, è la frattura della quarta parete a spiccare, insieme a citazioni e meme di vario genere, e la trovata è sì carina ma è palese che si tratta di una mera cornice per tenere incollate tra loro le varie boss fight che ci attendono. E sì, Morkull: Ascend to the Gods è solo boss fight, una dietro l’altra. 

Morkull: Ascend to the Gods, recensione (PlayStation 5)

Un titolo che non perdona

Morkull: Ascend to the Gods è un gioco d’azione in 2D che non perdona. Incentrato unicamente sullo scontro diretto con singoli boss, dovrai abituarti presto, già dal tutorial, a memorizzare i pattern avversari, la loro gittata e anche come reagire a ogni singolo colpo. Scoprirai presto, infatti, che il nostro Morkull può difendersi in vari modi. Oltre a saltare, può parare determinati attacchi dando vita a temporanei scudi, può abbassarsi per schivare determinate tipologia di attacchi e può eseguire uno scatto laterale che lo rende momentaneamente invincibile e gli permette di andare “oltre” l’avversario.

Banalmente, ogni attacco di un boss può essere contrastato da una specifica difesa di Morkull. Sta a noi anticipare la mossa avversaria e difenderci nel modo corretto, evitando così di subire danni. Perché, neanche a dirlo, la differenza di energia vitale tra noi e i boss è immensa. In nostro soccorso, almeno all’inizio, avremo un’unica pozione consumabile che si ricarica a ogni scontro. Oltre ciò, il nostro Morkull è dotato di una combo di attacchi veloci e una combo di attacchi lenti ma più dolorosi. Anche qui, riuscire a capire quando e come colpire è di vitale importanza.

Morkull: Ascend to the Gods, recensione (PlayStation 5)

A ciò, si somma un attacco speciale con barra di ricarica automatica che si lega ai bonus che andremo a sbloccare ed equipaggiare. Ogni boss, infatti, può fornirci una serie di punti in base ai record che andremo a stabilire. Oltre alla semplice vittoria, infatti, ci sono ricompense se sconfiggiamo il boss di turno entro TOT tempo e anche se riusciamo a trionfare allo scontro senza subire neanche un colpo. In tutti questi casi, riceveremo una serie di punti che potremo spendere nell’hub per sbloccare abilità, legate a uno stravagante sistema di “classi”, o anche per aumentare il numero di pozioni o incrementare le statistiche di Morkull stesso.

Tali punti sono l’unico metodo per potenziare il nostro eroe e spesso non basterà. Il titolo, infatti, richiede allenamento e tanta, tantissima pazienza. La frustrazione può emergere subito e il motivo è che, anche se conti alla mano non ci sono chissà quanti boss, per trionfare dovrai fare innumerevoli tentativi. Purtroppo, non solo per memorizzare i pattern avversari ma anche per familiarizzare con un sistema di hitbox non proprio perfetto. Ci è capitato più volte, infatti, di essere colpi o di colpire anche se la distanza era oggettivamente “ampia”. Questo richiede ulteriore addestramento e alimenta ancor più frustrazione. 

Senza negare che, data la natura estremamente ripetitiva del titolo, orfano di qualsivoglia altra tipologia di attività, la monotonia può emergere già dopo poche ore. Insomma, Morkull: Ascend to the Gods non è un titolo per tutti. Chi saprà andare oltre questi limiti, troverà un gioco in grado di regalare sì belle soddisfazioni ma molto sudate.

Morkull: Ascend to the Gods, recensione (PlayStation 5)

Grafica e sonoro

Graficamente parlando, Morkull: Ascend to the Gods è altalenante. Le animazioni dei personaggi su schermo sono intriganti e buffe, idonee al tono scelto e promosso dal gioco. Le ambientazioni, invece, risultano discretamente spoglie oltre che estremamente limitate. Anche l’hub non brilla per ingegno e creatività. Sarebbe bastato veramente poco per dare più forma e identità al mondo di gioco che, nonostante le dimensioni ridotte a semplici arene morfologicamente e prevalentemente tutte uguali, non riesce a spiccare quanto i suoi personaggi, quelli sì molto vari e ben caratterizzati esteticamente.

Il sonoro è senza infamia e senza lode. Svolge il suo ruolo ma non spicca in quasi nessuna traccia. Buoni gli effetti sonori mentre bisogna segnalare, purtroppo, la mancata presenza della lingua italiana di cui sono assenti anche i sottotitoli. Una mancanza che si sente in quanto le battute, e quindi l’umorismo e i giochi di parole, nonché i meme citati, richiedono una buona conoscenza dell’inglese.

Scopri tutto su Morkull Ascend to the Gods
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Morkull: Ascend to the Gods
6.6
Grafica 7
Sonoro 6.5
Longevità 6.5
Gameplay 6.5
Aspetti positivi Ironia che funziona Buon livello di sfida Varietà di boss con rispettiva soddisfazione nello sconfiggerli
Aspetti negativi Può diventare frustrante Può diventare ripetitivo Mancata presenza della lingua italiana
Considerazioni finali
Morkull: Ascend to the Gods è un titolo impegnativo che spicca soprattutto per l’ironia alla Deadpool. A un’innegabile soddisfazione in caso di successo, in questo boss rush abbastanza scolastico, si alterna un livello di frustrazione e ripetitività non per tutti. A ciò si somma qualche imprecisione tecnica e la mancata presenza della lingua italiana. Un titolo non per tutti ma che offre un buon livello di sfida e qualche ora di spensierata ironia.

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