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Marvel’s Wolverine, la recensione

Logan affonda gli artigli su PS5 in un action brutale e spettacolare, anche se non sempre sfrutta fino in fondo il suo enorme potenziale

Emanuele Ribaudo 1 ora fa Commenta! 15
 
marvel's Wolverine
7.6
Marvel’s Wolverine
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Se i supereroi sono di per sé personaggi che sembrano essere stati creati apposta per un videogioco, Wolverine è probabilmente uno dei più adatti allo scopo: artigli, rigenerazione, forza sovrumana e soprattutto una personalità che, quando viene lasciata libera di esprimersi, può diventare tanto interessante quanto il combattimento stesso.

Contenuti
Sono il migliore in quello che faccio, ma quello che faccio non è piacevoleSnikt! Il combattimento di Marvel’s WolverineAbilità, costumi e una formula che evolve pocoUn’avventura lineare, nel bene e nel maleSegnali di stileSonoro e doppiaggio italianoTi potrebbe interessare

Non sorprende quindi che, dopo aver riportato Spider-Man al centro dell’universo videoludico Marvel, Insomniac Games abbia deciso di mettere le mani proprio su Logan. Un personaggio che, proprio come l’aracnide, vanta peraltro una lunga storia videoludica.

Scelto il protagonista, però, la domanda era un’altra: come raccontare Wolverine senza trasformarlo semplicemente in uno Spider-Man più arrabbiato?

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La risposta dello studio è abbastanza chiara fin dai primi minuti: Marvel’s Wolverine è più sporco, più violento e soprattutto più lineare.

Marvel’s wolverine, la recensione

Non cerca di costruire una gigantesca città da attraversare in lungo e in largo e non punta tutto sulla libertà concessa al giocatore. Soprattutto, non vuole replicare pedissequamente la formula che ha riportato Insomniac sotto i riflettori.

In definitiva, non voler proporre una sorta di Spider-Man 2.0 è una scelta che apprezzo. Avevamo già approfondito proprio le differenze tra Marvel’s Wolverine e Spider-Man, ma pad alla mano la distanza tra i due progetti diventa ancora più evidente.

Wolverine aveva bisogno di un’identità propria e, almeno nelle intenzioni, il gioco riesce a trovarla. Il problema è che, proprio quando sembra avere tutte le carte in regola per fare qualcosa di veramente importante, decide spesso di accontentarsi.

Il risultato è un action adventure solido, spettacolare e decisamente piacevole da giocare. Ma anche un titolo che lascia più di qualche rimpianto: Logan avrebbe potuto essere qualcosa di enorme, a maggior ragione per un fan del mutante canadese.

Sono il migliore in quello che faccio, ma quello che faccio non è piacevole

Marvel’s wolverine, la recensione

Dimentica gli X-Men, il professor Xavier e tutto quello che siamo abituati a vedere quasi sempre intorno a Logan. La storia ci porta in un periodo precedente alla formazione della squadra mutante che conosciamo e, perché no, potrebbe persino rappresentare un ottimo punto di partenza per un eventuale seguito.

Logan è ancora un uomo tormentato, sospeso tra la propria natura selvaggia e il desiderio di comprendere chi sia veramente.

Ed è proprio questa dimensione più personale a rappresentare uno degli aspetti migliori della produzione.

Wolverine non è semplicemente il tizio che entra in una stanza e massacra tutti con gli artigli — quello, semmai, è Sabretooth. È un personaggio che vive costantemente in conflitto con se stesso.

La memoria, il passato, il rapporto con gli altri mutanti e soprattutto la difficoltà di controllare quella parte di sé che lo rende contemporaneamente potentissimo e profondamente umano diventano elementi centrali della narrazione.

La vicenda mette Logan di fronte a una serie di eventi legati alla scomparsa e alla persecuzione dei mutanti, fino a coinvolgerlo in una cospirazione decisamente più grande di quanto inizialmente possa sembrare.

Naturalmente non mancano alcuni dei nomi più importanti dell’universo degli X-Men, prima fra tutti quella Jean Grey che da sempre è croce e delizia per il nostro ghiottone preferito. Troviamo inoltre Sabretooth, Mystica, Bolivar Trask e altri volti familiari.

Se vuoi conoscere il cast senza entrare negli spoiler della recensione, abbiamo raccolto separatamente personaggi e villain di Marvel’s Wolverine.

Marvel’s wolverine, la recensione

Ed è proprio nella gestione dei personaggi che Marvel’s Wolverine dà il meglio.

Insomniac sa scrivere i suoi protagonisti e, soprattutto, sa trasformare Logan in qualcosa di più del semplice Wolverine cinematografico che conosciamo ormai da decenni.

La sceneggiatura alterna momenti spettacolari ad altri decisamente più intimi. Ci sono sequenze in cui Logan sembra quasi riuscire a lasciarsi alle spalle la propria natura animalesca e altre in cui basta pochissimo per farlo precipitare nuovamente nella violenza.

Il problema è che la storia non riesce sempre a mantenere lo stesso livello qualitativo.

Alcuni sviluppi risultano abbastanza prevedibili e, soprattutto nella seconda parte dell’avventura, si ha talvolta la sensazione che il gioco stia semplicemente accompagnando il giocatore verso un finale che aveva già intuito parecchio tempo prima.

Non è comunque una trama da sottovalutare. Anzi, probabilmente è uno degli elementi che impediscono a Wolverine di diventare un semplice action game basato sugli artigli.

Insomniac stessa ha sottolineato come l’obiettivo fosse costruire una storia originale e più personale per Logan, molto diversa dall’approccio seguito con Spider-Man, come emerge anche dall’intervista ufficiale agli sviluppatori pubblicata da PlayStation.

Snikt! Il combattimento di Marvel’s Wolverine

Marvel’s wolverine, la recensione

E poi ci sono gli artigli.

Perché diciamocelo: quando si pensa a un videogioco dedicato a Wolverine, la prima domanda che viene in mente è probabilmente una: “Quanto è divertente fare a pezzi qualcuno?”.

La risposta è, prevedibilmente: parecchio.

Il sistema di combattimento è costruito attorno alla fisicità di Logan. Gli attacchi sono pesanti, aggressivi e immediati. Ogni colpo trasmette una certa sensazione di impatto e, soprattutto, Insomniac non ha paura di mostrare le conseguenze della violenza tra piogge di sangue, squartamenti e artigliate.

Wolverine è brutale, come ci saremmo aspettati e probabilmente anche più di quanto ci si potrebbe aspettare da un gioco Marvel appartenente allo stesso universo produttivo di Spider-Man.

Gli artigli non sono semplicemente un elemento estetico. Sono il cuore dell’esperienza e vengono utilizzati per costruire un sistema di combattimento che premia aggressività, gestione dello spazio e capacità di concatenare rapidamente gli attacchi.

A questo si aggiunge la capacità rigenerativa di Logan, che contribuisce a rendere gli scontri ancora più caratteristici.

Ma non è tutto, perché non può esserci Wolverine senza furia.

Marvel’s wolverine, la recensione

Quando Logan entra nel suo stato più aggressivo, il gioco riesce a restituire abbastanza bene quella sensazione di potenza incontrollabile che ci aspetteremmo dal personaggio.

Nel concreto, il gameplay non presenta però rivoluzioni rispetto agli action a cui siamo abituati. Abbiamo due tipi di attacco, uno leggero e uno pesante, e un tasto dedicato alla parata.

In mancanza del senso di ragno dobbiamo prestare attenzione alle mosse degli avversari: una parata eseguita con il giusto tempismo consente infatti di effettuare un attacco rigenerativo capace di ripristinare parte della salute.

Perché sì, teoricamente Wolverine è quasi impossibile da uccidere, ma siamo pur sempre in un videogioco. La prima volta che esauriamo la barra della vita possiamo ricorrere a una sorta di ultima possibilità che vede Logan rigenerarsi completamente e riprendere il combattimento. La seconda volta, o in determinate situazioni, arriva invece il game over.

Insomniac ha descritto ufficialmente questa combinazione tra furia, fattore rigenerante e combattimento ravvicinato anche nella presentazione del gameplay di Marvel’s Wolverine.

Abilità, costumi e una formula che evolve poco

Come ormai d’abitudine in questo tipo di produzioni, abbiamo anche un classico albero delle abilità, distribuito su più schermate e utilizzato per sbloccare progressivamente nuove tecniche con cui sviluppare Logan.

Come in Spider-Man, non mancano inoltre gli elementi cosmetici, tra costumi da sbloccare — compresi molti dei più iconici — e artigli di differenti tipi da selezionare.

È tutto rose e fiori? Ni.

Il problema emerge soprattutto dopo diverse ore di gioco, perché il sistema funziona ma non sempre evolve quanto dovrebbe.

La varietà degli avversari non è sufficiente a mantenere costantemente alta la tensione e, soprattutto nelle fasi più avanzate, alcuni combattimenti rischiano di assomigliarsi troppo tra loro.

È un peccato, perché la base è ottima. Sarebbe probabilmente bastato osare qualcosa di più con le possibilità offerte al giocatore, aumentando la varietà delle situazioni di combattimento e rendendo più profonda la gestione delle abilità.

Le opzioni a disposizione sono comunque numerose anche per quanto riguarda il livello di sfida: nella nostra guida dedicata trovi difficoltà, assist e gestione dei puzzle in Marvel’s Wolverine.

Un’avventura lineare, nel bene e nel male

Anche l’esplorazione segue una filosofia molto diversa rispetto a Spider-Man: qui non abbiamo una New York gigantesca da attraversare liberamente.

Gli ambienti sono più contenuti, il percorso è maggiormente guidato e la componente esplorativa passa inevitabilmente in secondo piano.

Da una parte è una scelta coerente. Wolverine non è Spider-Man e non avrebbe avuto molto senso costruire semplicemente un’altra esperienza open world sostituendo il personaggio principale.

Dall’altra, però, qualche momento in più di libertà avrebbe fatto comodo.

Le aree secondarie e gli elementi opzionali riescono a spezzare la linearità, ma non sono sufficienti per trasformare l’esplorazione in una componente realmente fondamentale dell’esperienza.

È probabilmente questo il più grande limite del gameplay.

Marvel’s Wolverine sa esattamente cosa vuole essere, ma raramente prova a diventare qualcosa di più.

E in un titolo costruito attorno a un personaggio con un potenziale enorme è difficile non chiedersi cosa sarebbe successo se Insomniac avesse spinto un po’ di più sull’acceleratore.

Chi vuole approfondire struttura e caratteristiche generali del progetto può consultare il nostro speciale dedicato a gameplay e trama di Marvel’s Wolverine, senza appesantire questa recensione con informazioni già trattate separatamente.

Segnali di stile

Dal punto di vista tecnico, invece, Marvel’s Wolverine è uno di quei giochi che ricordano immediatamente perché Insomniac sia considerata una delle realtà più importanti degli studi PlayStation.

La resa dei personaggi è eccellente. Logan è particolarmente riuscito: espressioni facciali, animazioni, movimenti e dettagli del volto contribuiscono a renderlo credibile tanto nelle scene più spettacolari quanto nei momenti più tranquilli.

Anche il sistema dei danni svolge un ruolo importante. La rigenerazione delle ferite non è soltanto una caratteristica del personaggio, ma diventa parte integrante della rappresentazione visiva di Wolverine, anche se va detto che avrebbe potuto essere resa ancora meglio.

A volte sembra quasi di trovarsi davanti a un T-1000 con la pelle sopra l’esoscheletro, che comunque diventa visibile soltanto in determinate zone, mentre negli anni siamo stati abituati a vedere Logan ridotto in condizioni quasi ai limiti dell’horror.

È divertente anche il modo in cui Insomniac ha trasformato in elemento narrativo il fatto che i costumi si rigenerino insieme a lui. Peccato che questo avvenga principalmente durante le cutscene.

In generale, il gioco riesce comunque a dare una notevole fisicità agli scontri, con ferite, sangue e conseguenze visibili che contribuiscono a distinguere questa produzione dai precedenti lavori Marvel dello studio.

Anche gli ambienti sono molto curati, probabilmente proprio perché non siamo davanti a un mondo enorme. Quello che viene mostrato sullo schermo è generalmente ricco di dettagli, con una buona illuminazione e una direzione artistica capace di alternare scenari urbani, ambientazioni più naturali e luoghi decisamente più inquietanti.

Il risultato è cinematografico, e probabilmente è proprio questa la parola più adatta per descrivere la componente audiovisiva.

Marvel’s Wolverine sembra spesso una produzione pensata per alternare continuamente gioco e cinema, con una regia che accompagna le sequenze più importanti senza perdere completamente il controllo del ritmo.

Anche le animazioni durante il combattimento sono convincenti. Logan non combatte come un supereroe elegante: combatte come Logan. Ed è una differenza importante.

Sonoro e doppiaggio italiano

Sul fronte sonoro, il lavoro svolto è altrettanto convincente.

Gli effetti degli artigli, i colpi, le esplosioni e i rumori ambientali contribuiscono a dare peso alle azioni del giocatore. La colonna sonora accompagna bene le fasi più importanti e non cerca continuamente di imporsi sulla scena.

Una menzione va anche al doppiaggio italiano, che rappresenta un valore aggiunto per chi preferisce affrontare l’avventura nella nostra lingua, con interpretazioni generalmente convincenti capaci di mantenere il ritmo narrativo anche durante le numerose sequenze dialogate.

Per chi vuole conoscere nel dettaglio cast vocale e opzioni linguistiche abbiamo già preparato un approfondimento sul doppiaggio italiano di Marvel’s Wolverine e la voce di Logan.

Marvel’s Wolverine è disponibile su PlayStation 5 e la pagina ufficiale del PlayStation Store raccoglie edizioni, caratteristiche della versione PS5 e informazioni sull’accessibilità.

Alla fine degli artigli resta quindi un gioco che riesce pienamente nell’obiettivo più importante: farci sentire Wolverine.

Il combattimento è brutale, Logan è scritto con attenzione e la componente tecnica sostiene molto bene l’esperienza. Rimane però quella sensazione difficile da ignorare che Insomniac, disponendo di un protagonista così particolare, avrebbe potuto rischiare qualcosa in più.

Un ottimo action adventure, dunque, ma anche un gioco al quale manca quel passo ulteriore che avrebbe potuto trasformarlo in qualcosa di davvero memorabile.

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marvel's Wolverine
Marvel’s Wolverine
7.6
Grafica 8
Sonoro 8
Longevità 7
Gameplay 7.5
Considerazioni finali
Marvel’s Wolverine è un gioco difficile da bocciare ma, allo stesso tempo, è un gioco difficile da definire davvero indimenticabile. Il combattimento funziona. La storia funziona. I personaggi funzionano. La componente tecnica è di alto livello e l’interpretazione di Logan rappresenta probabilmente uno degli aspetti più riusciti dell’intera produzione. Eppure rimane quella sensazione, come se mancasse qualcosa. Non necessariamente una componente specifica, ma quel pizzico di coraggio che avrebbe potuto trasformare un ottimo action adventure in un punto di riferimento per i videogiochi dedicati ai supereroi. Insomniac ha fatto una scelta intelligente nel non trasformare Wolverine in un clone di Spider-Man, costruendo un gioco più lineare, più violento e più concentrato sul personaggio. Ma proprio perché la direzione era quella giusta, sarebbe stato bello vedere lo studio spingersi ancora più avanti.

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