Le donne nel mondo videoludico: una panoramica sulla disparità di genere

I pregiudizi sulle donne nel mondo videoludico non sono stati ancora superati, come redattrice di iCrewplay vi offro il mio punto di vista e la mia personale esperienza a testimonianza di quanto ancora il problema si avverta nella nostra società

Uncharted 4

I pregiudizi sulle donne nel mondo videoludico sono ancora tante, i tempi cambiano si evolvono ma ancora non abbiamo del tutto superato i limiti imposti dalla nostra ignoranza.

Per circoscrivere l’argomento al contesto del mondo di gioco (il mio non vuole essere un’apologia del femminismo in tutte le sue manifestazioni), comincio con il dire che essendo una donna vivo in prima persona tutto quello che affermo nel corso del seguente articolo.

Ho iniziato a giocare fin da piccola accanto a mio fratello, passavo le ore seduta ad ammirare le sue gesta eroiche in Metal Gear, non capivo esattamente cosa fossero quelle immagini che scorrevano incessantemente davanti ai miei occhi ma sapevo che mi piaceva; un giorno quel joystich che mio fratello aveva sempre timore rompessi, è passato nelle mie piccole mani e da quel momento ho iniziato timidamente a prendere confidenza prima con Crash poi con Spyro e in seguito con tanti altri. Adoravo Coco Bandicoot e sceglievo sempre lei per le gare, era ovvio che Diego mi lasciasse vincere ma per me questo non aveva importanza, amavo giocare insieme a lui.

Adagio cominciai a giocare per me stessa, acquisendo sempre maggiore esperienza con la PlayStation 1; lì ero io, lontana dai problemi della vita, dalle liti dei miei, da qualsiasi cosa potesse turbarmi, eravamo solo io e lei contro tutti, potevo essere chi volevo quando e quanto più lo desiderassi.

Che differenza poteva mai esserci tra me e un altro bambino? In effetti finché fossi rimasta bambina questo divario non sarei riuscita a percepirlo ma quando ho cominciato a crescere, le diversità tra uomo e donna in questa società hanno cominciato a stringersi intorno al mio collo come un cappio, palesandosi chiaramente. Il limite non lo impone solo l’uomo alla donna facendola sentire meno brava di lui o approfittando di un network per fare il cascamorto, le donne stesse se lo impongono o lo impongono ad altre loro amiche; quante volte abbiamo ascoltato espressioni quali “i videogiochi non sono cose da donne”, nella mia personale esperienza più dalle donne che dagli uomini e nel 2019 tutto questo non può essere tollerato.

Al momento sono redattrice in iCrewplay e i videogiochi sono diventati il mio lavoro, non avverto differenze tra me e i miei colleghi, sono trattata con rispetto esattamente come tutti loro; sono l’unica donna in redazione ma questo non mi ha mai spaventata anzi, mi ha incoraggiata ad andare avanti a dimostrazione del fatto che non è impossibile superare certi pregiudizi se cominciassimo da noi stesse anche gli altri si adatterebbero e prima o poi ci appoggerebbero anche.

Anche se le percentuali conosciute ci distaccano di pochissimo dagli uomini, viviamo ancora nel pregiudizio che una donna non possa sedersi davanti un televisore, attendere il “bip” dell’accensione e passare il suo tempo davanti The Last Of Us, non possa ridere con Drake, raccogliere cuori con Roxas, tornare indietro nel tempo con Max ed entrare in un mondo diverso da quello che conosciamo, un mondo dove non esistono differenze, dove se sbagli puoi ricominciare, se vuoi staccare puoi mettere in pausa, un mondo dove puoi perdere senza perdere te stesso, dove puoi esplorare tante emozioni senza rischiare; non è forse questo, insieme ad altri, il motivo che ci spinge a giocare?

Ad alimentare questo sessismo però, è (sì uso il presente non a caso!) lo stesso mercato videoludico che quasi sempre propone donne forti sì ma perfette e bellissime dal punto di vista estetico riducendo la donna comunque ad un oggetto sessuale, parlo ad esempio della nota Lara Croft verso cui almeno otto maschi su dieci hanno avuto pensieri erotici ma potrei citarne davvero tante altre; questo è un muro che timidamente alcuni sviluppatori stanno cominciando ad abbattere inserendo spesso come eroine del proprio titolo donne forti, implacabili, combattenti ma non necessariamente bellissime.

Purtroppo però esempi del genere si contano sulle dita di una mano. Quello che tengo a dire per concludere è che  non siamo disegni perfetti! Non siamo delle “Peach” da salvare! Noi ci salviamo da sole ogni giorno e siamo in grado di combattere qualsiasi mostro venga a rapirci; il cambiamento però, deve partire sopratutto da noi stesse lasciando da parte i ruoli canonici imposti dalla nostra società e facendo quello che ci piace in tutti i campi perché  dobbiamo sentirci libere di prendere il mondo poco alla volta, a cominciare dalle piccole cose, d’altronde le cose grandi si generano sempre da una piccola scintilla.

Cosa ne pensi su questo argomento? Hai una personale esperienza da raccontare? Qual è il tuo personale punto di vista? Dimmi la tua con dei commenti!

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