Le 5 migliori resurrezioni nel mondo videoludico

Anche nei videogiochi capita di assistere ad eventi miracolosi quali quello pasquale

Pubblicità

Un titolo a metà tra hack ‘n’ slash e GDR isometrico dove impersoniamo un guerriero vichingo che, con l’aiuto degli dei norreni, dovrà impedire che il mondo finisca.

Speciale

Anche quest’anno è arrivata la Pasqua, la declinazione d’ispirazione cristiana delle festività per l’inizio della primavera comuni a molte culture intorno al mondo.

Secondo la maggior parte delle dottrine cristiane tutt’ora esistenti, la Pasqua ha un significato più intimo rispetto alla semplice rinascita a nuova vita del mondo simboleggiata dal rifiorire degli alberi e dal ritorno degli uccelli migratori, ovvero la resurrezione di Gesù di Nazareth, a propria volta simbolo della promessa di vita eterna portata all’umanità grazie al suo sacrificio sulla croce.

Ebbene, non serve essere cristiani per testimoniare un ritorno dal regno dei morti. Anche il mondo videoludico, infatti, ha i propri risorti.

Quella che ti propongo in questo articolo è una carrellata di cinque personaggi tornati (o riportati) indietro dalla morte, i quali, a onor del vero, sarebbero molto più di cinque. Tuttavia, per rendere la lettura più leggera, ho selezionato quelli più conosciuti e più amati (magari c’è anche il tuo preferito. Chissà!). Onorevole menzione va a Sir Daniel Fortesque, intramontabile protagonista di Medievil, che non ho volutamente inserito in quanto si tratta di un mostro sacro del mondo videoludico.

Prima di iniziare, ti avviso che saranno presenti numerosi spoiler, per cui, se non vuoi incorrere in uno di essi perché magari non hai ancora giocato i titoli di cui uno o più personaggi tra questi sono protagonisti, ti consiglio di saltare i paragrafi a loro dedicati. Cominciamo!

1. Dante (Dante’s Inferno)

Se come me hai già una certa età, forse ricordi ancora Dante’s Inferno, un capolavoro uscito nel 2010 in esclusiva su PlayStation 3 che riproponeva in chiave horror gli eventi descritti nella prima cantica della Divina Commedia, l’opera poetica più importante della letteratura italiana. In quest’avventura dinamica, dal gameplay quasi identico a quello dei primi God of War, abbiamo come protagonista lo stesso autore del poema, Dante Alighieri, nelle inusuali vesti di un crociato di ritorno dalla Terra Santa per salvare l’amata Beatrice dalle grinfie di Lucifero, che vuole fare della ragazza simbolo della purezza femminile la sua infernale regina.

Più che di vera e propria resurrezione, qui si parla di fuga dalla morte, o meglio di sconfitta della morte. L’evento avviene in pieno early game: Dante, impegnato nel sanguinoso assedio della città di San Giovanni d’Acri, viene ferito alle spalle da un guerriero musulmano. Caduto in ginocchio e agonizzante, gli viene incontro la Morte stessa, che gli annuncia perpetua dannazione a causa dei propri peccati.

Il poeta crociato, illuso sulla propria immacolatezza dalle parole ingannevoli di un sicofante religioso, il quale aveva garantito a lui e compagni d’armi indulgenza plenaria grazie alla partecipazione alla spedizione contro gli infedeli, non accetta il verdetto del Tristo Mietitore, e lo affronta in battaglia in una dimensione alternativa interpretabile come la “via per l’Aldilà” (che bello, una boss fight a inizio gioco). Lo scontro si conclude con la vittoria di Dante, che decide di tenere per sé la falce del suo avversario, che diverrà la sua arma principale per praticamente tutto il gioco.

Dante Alighieri, quinta delle resurrezioni

2. Geralt di Rivia (The Witcher)

Se hai giocato la meravigliosa trilogia di The Witcher sai già che farlo significa di fatto spoilerarsi la trama dei sette romanzi dello scrittore polacco Andrzej Sapkowski, i quali per primi raccontano le avventure del cacciatore di mostri Geralt di Rivia. Lo strigo dalla bianca chioma e dagli occhi ambra, infatti, era rimasto ucciso alla fine dell’ultima delle sopracitate opere letterarie (La Signora del Lago) in un modo piuttosto poco piacevole (infilzato dal forcone di un rabbioso contadino xenofobo). Stessa sorte era toccata poco dopo alla sua amata Yennefer di Vengerberg, stremata dallo sforzo magico compiuto proprio per tentare di salvare Geralt.

CD Projekt Red, che ha preso le redini degli eventi almeno fino a La stagione delle tempeste, ottavo capitolo letterario della Saga di Geralt di Rivia, uscito in Polonia nel 2013, ha continuato la storia più o meno da dove si era interrotta, ponendo un Geralt in preda ad una grave amnesia fuori dalla fortezza di Kaer Morhen, dimora degli strighi della Scuola del Lupo. Nel seguito del primo The Witcher (2007) si giunge a scoprire cosa è effettivamente successo: sia Geralt che Yennefer, in punto di morte, erano in realtà stati salvati da Ciri, allieva e figlia adottiva di Geralt, e da lei portati sull’isola di Avalon.

L’idillio dei due amanti viene tuttavia interrotto da un attacco della Caccia Selvaggia, un’orda di potenti stregoni elfi che rapisce Yennefer. Raggiunti gli aguzzini della sua metà, Geralt gli si offre in cambio della libertà di lei. Accettata la proposta e opportunamente cancellata la memoria della maga dai capelli corvini, la Caccia Selvaggia finisce col perdere anche il suo nuovo accolito. La fuga dello strigo si collega direttamente con gli eventi del primo episodio videoludico.

A conti fatti, la resurrezione di Geralt potrebbe essere interpretata come una metafora di rinnovamento metanarrativo, in questo caso di un personaggio che da letterario si fa videoludico.

Geralt di Rivia, quarta delle resurrezioni

3. John Marston (Red Dead Redemption)

Chiunque abbia giocato il leggendario Red Dead Redemption (2010) di Rockstar Games è rimasto senza dubbio traumatizzato dall’iconica morte di John Marston, simbolo della fine dell’era del Selvaggio West e dei fuorilegge. Questo tema è stato ripreso anche nel titolo prequel Red Dead Redemption II (2018), dove il pistolero ricompare in tutta la sua durezza, sebbene più giovane di circa dodici anni.

L’epopea di questo antieroe, che sembrava aver incontrato il proprio destino sull’uscio del proprio fienile, crivellato di colpi, in realtà ottiene una ben orchestrata espansione dal sapore horror nel DLC Red Dead Redemption: Terrore dall’Oltretomba, dopo la fine del quale il bandito dal grilletto facile riemerge letteralmente dalla propria tomba in forma di non-morto. Tutto ciò a causa della reiterazione della maledizione da lui stesso sventata a causa della necrofilia (e tafofilia) del suo collaboratore Seth Briars, comparso sia nell’early game della storia originale che nel DLC appena citato.

John Marston, terza delle resurrezioni

4. Talion (La Terra di Mezzo)

Il protagonista dei due titoli action RPG ispirati (ma non al cento per cento conformi) alle opere di J.R.R. Tolkien pubblicati da Warner Bros. Interactive Entertainment possiede un soprannome molto eloquente: il Senzamorte (sì, lo so che esiste un solo e unico Senzamorte e si chiama Durin I). L’origine di questo epiteto è ben manifesta: basta anche solo iniziare La Terra di Mezzo: L’ombra di Mordor (2014) per assistere al ritorno del ramingo di Gondor posto a guardia del Cancello Nero dalla morte a causa di una terribile maledizione impostagli dalla Mano Nera di Sauron, che gli impedisce di trovare l’eterno riposo in compagnia di sua moglie e suo figlio.

In questo caso si può dire che siamo in presenza di non una ma molteplici resurrezioni, visto che a ogni eventuale morte, Talion ritornerà sistematicamente in quanto, per l’appunto, incapace di morire, consentendoci di proseguire l’avventura.

Talion, seconda delle resurrezioni

5. Kratos (God of War)

L’ultimo di questa rassegna pasquale, ma il primo nel cuore di tantissimi gamer (forse anche nel tuo) è il dio della guerra più amato del mondo videoludico. Un personaggio in continua evoluzione, controverso, carismatico e dotato di uno spessore psicologico quasi senza pari che, nel corso delle sue gesta cantate fin dall’ormai lontano 2005, è letteralmente tornato dall’Oltretomba (anzi da diversi oltretomba) diverse volte. Dall’Ade di God of War III (2010) al Helheim del God of War del 2018, passando per le sue diverse morti, apparenti o reali che fossero, rispettivamente per mano di Ares (God of War, 2005), Zeus (God of War II, 2007) e sé stesso (God of War III).

Questi numerosi ritorni alla vita dell’uomo che si è fatto dio e del dio che è tornato uomo fanno di Kratos quasi un’allegoria dell’animo umano, incatenato alle proprie convinzioni, religiose e non, e allo stesso tempo desideroso di liberarsene, finendo poi per rimpiangerle disprezzandole al tempo stesso.

Kratos, prima delle resurrezioni

Giunti alla fine di questo lungo ma spero piacevole excursus, colgo l’occasione per augurarti, da parte di tutti noi di iCrewPlay, una buona Pasqua.

 

Pubblicità

Fonte

Pubblicità

Hai anche tu qualche resurrezione da aggiungere alla lista? Puoi condividerla nei commenti!

0 0 vota
Voto
Sottoscrivi
Notificami
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
Guarda tutti i commenti
Pubblicità
0
Mi piacerebbe sapere il tuo pensiero, per favore commenta.x
()
x

Condividi

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram

LEggi altro