Sviluppato e pubblicato da Twin Sans, Hunter’s Moon è un intrigante, seppur breve, survival horror in prima persona 3D. La cosa che cattura subito il titolo è il ruolo della protagonista nonché colei di cui vestiremo i panni: una donna accusata di stregonerie. Essendo ambientato proprio nel periodo della caccia alle streghe, ti lasciamo immaginare che tipo di avventure ti aspetta. Tensione e ansia ma anche curiosità ed esplorazione, tutto su PlayStation 5. Sei pronto a scoprire la nostra recensione?
Hunter’s Moon fuggire ed ascoltare
La trama di Hunter’s Moon è tutta da costruire. Il titolo, infatti, non ha introduzione alcuna. Non c’è un preambolo o un contesto. Subito dopo il menù iniziale e i dovuti settaggi per luci e ombre, Hunter’s Moon ci getta direttamente in azione, lo fa utilizzando la prima persona 3D e lasciandoci in balia degli eventi. Eventi che spetta a noi costruire man mano. I principali punti cardine che sveli dopo i primissimi minuti di gioco, sono che sei apparentemente ricercata da un gruppo di accaniti cacciatori tra cui figura una figura altamente specializzata nella caccia alle streghe.
Questo ci fa intuire di cosa siamo accusati: siamo visti come una strega. La storia ci mette quindi in una condizione enormemente sfavorevole: siamo soli e braccati. L’unica cosa che ci viene chiesto di fare è: scappare senza farci vedere. Ed è quello che dovremo fare per gran parte del gioco per un’esperienza complessivamente contenuta e anche abbastanza breve seppur soddisfacente per l’obiettivo posto.

La narrazione, fulcro centrale del titolo, è frammentata, da montare pezzo per pezzo attraverso nostre scelte ludiche. Lungo il nostro sventurato percorso, infatti, potremo autonomamente decidere se avvicinarci ad alcune case, se origliare o meno i loro discorsi e, soprattutto, se bussare alla porta. Il se e quando agire, muterà parte dei dialoghi dei personaggi e in alcune situazioni potrebbe anche costringerci a cambiare strategia o a darci a una rocambolesca fuga. Insomma, sta a noi decidere di chi fidarci, se intervenire o meno e che strade percorrere.
Ascoltare le numerosissime voci che popolano Hunter’s Moon è parte integrante del fascino dell’esperienza. Quest’ultima, nonostante si tratti di essere braccati, può diventare estremamente compassata e lenta a seconda se vogliamo sentire ogni linea di dialogo. Un esempio? Ci siamo incappati in un sacerdote impegnato nel purificare una povera anima di una ragazza… ecco, tra sermone, rimproveri e tentativi di esorcizzazione, il dialogo è durato ben oltre dieci minuti.
Eppure, ascoltare quel discorso ci ha aiutato poi a collegare la storia a quella di un altro personaggio incontrato casualmente poco dopo e che aveva un legame proprio con la ragazza da esorcizzare. Ecco com’è la storia di Hunter’s Moon: elementi da intercettare e da unire senza aiuto particolare del gioco. Ma è pur sempre un’esperienza dove nessuno sembra fidarsi di noi e dove il pericolo è sempre dietro l’angolo.

Ludicamente risicato
Hunter’s Moon è un’avventura in prima persona 3D che può avvicinarsi al genere dei walking simulator, questo perché, nonostante qualche percorso più aperto e qualche zona ad apparente ampio respiro, il titolo è strettamente lineare. Ciò che lo distingue da una breve passeggiata videoludica, è sia la possibilità di origliare e interagire con le porte delle case che incroceremo nella nostra fuga, sia i momenti legati all’inseguimento, decisamente più interattivi.
Bisogna però segnalare che non c’è un vero e proprio livello di difficoltà che va, tra l’altro, a penalizzare una longevità già molto bassa di suo. Eppure, i più attenti e cauti, potranno raccogliere oggetti, svelare ulteriori sottotrame e approfondire la lore di un mini mondo di gioco che spicca proprio per la già citata narrazione. Anche perché, in termini pratici, le possibilità ludiche a nostra disposizione oltre a camminare e guardarci in giro sono abbastanza poche.
La nostra sventurata protagonista può correre e accovacciarsi ma non può attaccare in alcun modo. Può invece raccogliere determinati oggetti o bussare alle già citate porte. Da segnalare invece la scelta ingegnosa di eliminare qualsiasi forma di HUD a schermo. Non c’è nulla a guidarci, neanche mezza mappa. Questo aiuta il coinvolgimento con ciò che avviene a schermo confermando un titolo molto semplice, anche troppo, ma perfetto per qualsivoglia neofita.

Grafica e sonoro
Graficamente parlando, non siamo davanti a una produzione ricca di dettagli ma dotata comunque di fascino e un impatto generale che dona coerenza al mondo di gioco. Che sia una foresta solo apparentemente sconfinata o le dimore che andremo a incrociare nel percorso, il titolo non brilla particolarmente per profondità o originalità salvo per alcuni individui che andremo a incrociare nel percorso a cui si somma un sapiente utilizzo delle luci e delle ombre.
Molto buono, invece, il sonoro, che sfrutta intelligentemente il silenzio spezzato da rumori di vario genere che alimentano una certa tensione di fondo. Ma a spiccare su tutto, è il doppiaggio in inglese. Vasto, variegato e ben recitato. Assolutamente coinvolgente e convincente. è anche merito del doppiaggio se ci si ferma ad ascoltare e leggere per svariate decine di minuti. E a tal proposito, assolutamente apprezzata la presenza dei sottotitoli in lingua italiana che agevolano tantissimo nel vivere al meglio l’esperienza di Hunter’s Moon.





Entra nella conversazione
Condividi il tuo punto di vista: non serve creare un account. I contributi restano soggetti alla moderazione editoriale.