green hell

Green Hell: la natura è tutt’altro che amichevole

Un Survival game con la "S" maiuscola

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Lascia che ti accompagni alla scoperta di Green Hell, un titolo indipendente che punta a lasciare il segno all’interno di un genere più che esplorato

Green Hell

Sei un grande appassionato di videogames? Hai sempre sognato di condividere le tue conoscenze e le tue opinioni con un vasto pubblico? Se la risposta è sì, perché non provare a diventare redattore di iCrewPlay.com?

Potremmo dire con sicurezza che i survival games sono ormai uno dei pilastri portanti del grande mondo videoludico. Raccogliere materiali, costruire abitazioni e abbattere nemici sono all’ordine del giorno in questi giochi, che solitamente tendono ad assomigliarsi sempre di più, specialmente dopo il boom di Minecraft. Oggi vedremo insieme, in una nuova recensione targata iCrewPlay, Green Hell, un survival game selvaggio che vi farà apprezzare le comodità del mondo moderno.

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Interpreteremo i panni di un ricercatore che, insieme alla sua ragazza, intraprende un viaggio verso la foresta amazzonica, con lo scopo di ampliare le ricerche riguardo le tribù locali, che sembrano non gradire particolarmente l’intrusione da parte dell’uomo moderno. L’attenzione dei media, provocata proprio dalle nostre ricerche, sta innervosendo la tribù Yabahuaca. La nostra dolce metà decide comunque di visitare (da sola) la tribù, per cercare di creare un rapporto pacifico. Ovviamente, manco a farlo apposta, verremo svegliati una bella mattina da una sua richiesta di aiuto attraverso il fidato walkie-talkie.

Forse era meglio stare a casa

Green Hell significa letteralmente “Inferno Verde”, un nome davvero azzeccato. Il gioco di Creepy Jar Games ci butta infatti in una situazione infernale e terrificante, in mano alla natura e dove solo chi ha fantasia, conoscenza e un pizzico di fortuna riesce a sopravvivere. La cosa che ci salta agli occhi è l’assenza quasi completa di aiuti da parte del gioco: nessun colore sgargiante per delineare oggetti utili, nessuna vera guida sul crafting, pochissime risorse e spiegazioni. In questo momento si capisce davvero perchè sia stato dato questo nome al gioco.

L’unica arma in mano nostra è quella manciata di nozioni che ci viene data nel tutorial e quelle poche informazioni che vediamo nel notebook. Tutto il resto dovremo scoprirlo noi (e magari senza cercare aiuto su Google, per rendere la cosa ancora più interessante ed immersiva!). Voglio farvi capire cosa ho inteso fin’ora con un semplice esempio, qualcosa che può accadere facilmente in gioco: il nostro ricercatore è assetato e quindi dovremo cercare una fonte d’acqua per non morire disidratati (prima di perdere tutte le nostre energie). Ci troviamo davanti un piccolo specchio d’acqua, ovviamente non pulita, e possiamo tranquillamente provare a berla, il risultato? Un gran malessere, capogiri e febbre. Avremmo potuto creare una sorta di depuratore, a bollire l’acqua ed ora ci troviamo in questo casino, così guardiamo nel notebook per trovare una soluzione per curare almeno la febbre, ma non troviamo nulla a riguardo.

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La soluzione è semplice: nel caso in cui non troviamo nessuna fonte di acqua pulita, puntiamo alle palme da cocco. I suoi frutti sono notoriamente ricolmi di latte di cocco, fresco e pulito, che potremo bere per soddisfare i nostri bisogni. Per fare ciò abbiamo bisogno di un’ascia, che dobbiamo costruirci, e dopo aver bevuto possiamo rompere la noce di cocco in due metà che, se lasciate in pozzanghere, laghi o sotto la pioggia, si riempiranno automaticamente d’acqua. Non ci resta che raccogliere i gusci, bollire l’acqua dal fuoco e berci la nostra bella acqua pulita.

Ora ripetete questa cosa per ogni altro aspetto del gioco, dal cibo alla costruzione di un capanno. L’unico vero aiuto che avremo con noi sarà il nostro smartwatch, che ci permetterà di tenere sotto controllo data e orario, punti cardinali e il nostro fabbisogno di nutrienti (divisi in grassi, carboidrati, proteine e liquidi). Creepy Jar non ha voluto di certo presentarci un gioco facile: la sopravvivenza è portata al massimo e ogni nostro errore potrebbe inevitabilmente rovinare le cose, portandoci ad avere grossissimi problemi o alla morte.

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Un gameplay realizzato con cura e che presenta ogni tanto qualche piccolo bug, che non ci impedirà il proseguimento e che non potremo incolpare per la nostra ennesima morte. Purtroppo ci si sente un po’ “legnosi” e almeno all’inizio i movimenti vengono tutt’altro che naturali, ma in linea di massima (dopo qualche minuto) Green Hell è sicuramente giocabilissimo. Menzione d’onore all’idea di poter visualizzare i nostri arti singolarmente, per controllare lo stato di ferite, abrasioni o peggio, il tutto reso in modo semplicissimo: in prima persona guarderemo l’arto selezionato nell’apposito menù e potremo ruotarlo, per notare ogni dettaglio.

Vista ed udito saranno i nostri migliori amici

Data la quasi totale assenza di aiuti dal gioco, la nostra sopravvivenza è data dalla nostra capacità di vedere e sentire tutto ciò che ci circonda. Capiterà spesso di camminare e di sentire improvvisamente il rumore sibilante di un serpente a sonagli, nascosto nell’erba. Ovviamente il nemico non è segnalato in nessun modo, solo dal suo suono, dato che sarà probabilmente mimetizzato nell’ambiente e rischieremo di notarlo troppo tardi.

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Devo dire che dal punto di vista audiovisivo Green Hell è davvero positivo: un indie realizzato molto bene e che punta a darci occhi ed orecchie come strumenti di gioco. Vi consiglio infatti caldamente di non ascoltare musica mentre giocate, dato che sicuramente incapperete in qualche “trappola”, tra serpenti, ragni o peggio. L’aspetto grafico, in particolare, poteva avere qualche cura in più, infatti nonostante il primo impatto sia davvero impressionante, dopo un po’ si nota una piccola carenza di dettagli e, soprattutto, il gioco è piuttosto pesantuccio da far girare. In sostanza l’audio è ottimo, mentre la grafica poteva avere qualche accorgimento in più, pur rimanendo ad un livello di gran lunga superiore alla media degli indie ora sul mercato. Ho apprezzato davvero molto la scelta di non mettere l’esageratissimo motion blur che tanto ci opprime nel parco indie in prima persona, che trovo personalmente disgustoso e fastidioso, oltre che estremamente mal ottimizzato e pesante.

Inferno verde

Green Hell è un gran bel gioco e lo dico pur sapendo di quei piccoli problemini accennati poco sopra. Creepy Jar non ha affatto deluso, nonostante le premesse fatte che avevano portato l’hype della community alle stelle. Lo studio è riuscito a mantenere la concentrazione ed a presentarci un survival indie davvero profondo e complesso, dove sopravvivere non sarà affatto una passeggiata. La lancetta è tutta verso il realismo e nelle prime ore di gioco ci troveremo spaesati e spaventati da ogni cosa, inermi di fronte all’immenso potere dell’inferno verde che ci circonda. Starà a noi riuscire a primeggiare ancora una volta, come abbiamo sempre fatto da bravi esseri umani, e dimostrare le nostre capacità. Promosso a pieni voti!

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