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Ghost in the Shell, luci e ombre di un brand scomparso

Ghost in The Shell è un brand che ha toccato moltissimi ambiti fino ad arrivare nel mondo dei videogiochi, dove però ha trovato la sua fine prematura...ma non tutto (forse) è perduto!

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Il mercato videoludico può essere paragonato a una vera e propria “foresta selvaggia”, piena di insidie e pronta a divorare qualunque essere vivente “digitale” che ha la malsana idea di addentrarsi al suo interno. La storia recente legata al mondo dei videogiochi è piena di titoli e di software house che, una volta entrati, da questa pericolosa “selva oscura” non hanno più fatto ritorno. Esiguo è il numero di quelli definibili “eletti” che sono riusciti a fuggire via per “riveder le stelle”, capaci così di risollevarsi e tornare a combattere per la sopravvivenza. Tra questi esempi di virtù potremmo citare brand famosi come quello di Crash Bandicoot, il quale riuscì ad arrivare sulla cima delle classifiche con il suo gameplay solido e il suo design accattivante, finendo poi per essere dimenticato e sparire totalmente dal panorama videoludico per moltissimi anni…fino a oggi! Ma questa è un’altra storia che un giorno forse vi racconterò.
Il vero protagonista di questo mio articolo è uno dei brand più famosi e discussi di tutta la Terra del Sol Levante, che è riuscito più di una volta a far storcere il naso sia alla critica che al proprio esercito di fan, mi riferisco al “marchio” di Ghost in the Shell. Questo interessante “Japanese Brand” nacque principalmente come serie manga dalle abilissime mani di Masamune Shirow, e successivamente serializzato per la prima volta in Giappone nel 1989 sullo Young Magazine. Dopo il suo primo successo la serie non si fermò e continuò a produrre sequel disegnati dallo stesso Shirow, quali: Ghost in the Shell 1.5: Human-Error Processer (volume unico nel 2003) e Ghost in the Shell 2: ManMachine Interface (volume unico nel 2001).

Ambientato nel XXI secolo Ghost in the Shell è un thriller poliziesco fantascientifico che segue le vicende dell’agente Motoko Kusanagi e della Sezione di Sicurezza Pubblica numero 9, conosciuta più semplicemente come la “Sezione 9”. L’unità in questione è specializzata nella risoluzione di casi e di crimini in relazione all’informatica e alla tecnologia. In questo particolare universo l’ingegneria robotica e le nanomacchine sono perfettamente integrate con la quotidianità di tutti i giorni, infatti, la gran parte degli uomini è collegata alla rete, a cui possono accedere non soltanto mediante terminali fisici, ma soprattutto attraverso impianti situati nel loro stesso cervello. I “cyber-cervelli” permettono così di connettersi al web, ma anche di utilizzare la propria memoria con la stessa dinamicità di un computer, cancellando eventi, sovrascrivendoli o addirittura immagazzinando un grandissimo numero di informazioni in pochissimo tempo. Viste queste possibilità, molti esseri umani decisero di diventare dei Cyborg, aventi così un cervello umano e un “Ghost”, cioè un’anima capace di permettere all’essere “cyber-vivente” di provare emozioni e sentimenti privi dall’influenza dei meri calcoli matematici.

Con il passare degli anni e con l’aumentare dei consensi raccolti da parte del pubblico, il brand legato alle avventure narrate in Ghost in The Shell vide il proprio universo espandersi di colpo, arrivando così a toccare mercati che, fino all’anno primo, nessuno avrebbe mai pensato fossero stati accessibili. Dal manga si arrivò a una serie anime completa, passando per romanzi entusiasmanti lungometraggi cinematografici; dappertutto si sentiva parlare di questo interessante brand, anche in un mercato complicato come quello videoludico, infatti, ben 22 anni fa un “episodio della serie” arrivò ufficialmente anche sulla prima PlayStation di Sony.

Dalla Prima PlayStation al Nulla Assoluto

La cover di Ghost in The Shell per PlayStation

Sbarcato ufficialmente sulla prima console della casa nipponica nell’ormai lontano 17 luglio 1997, Ghost in the Shell portava il giocatore direttamente all’interno del proprio tecnologico universo, mettendolo alla guida dell’iconico carro armato poliziesco Fuchikoma, capace di combattere utilizzando diverse abilità, scalare muri e muoversi agilmente sui soffitti. Il gioco permetteva altresì di poter passare agilmente da una visuale in terza persona, particolarmente adatta negli spostamenti, a una visuale in prima persone particolarmente adatta nelle fasi di combattimento molto concitate.

Nel titolo sviluppato da Exact, tutti i livelli si sviluppavano in due parti, caratterizzate rispettivamente da una prima fase di combattimento contro orde miste di nemici armate fino ai denti e una seconda fase incentrata principalmente sullo scontro di fine quadro contro il Boss di turno. Potremmo dire che, nella sua prima timida apparizione nel mondo videoludico, Ghost in The Shell riuscì a raccogliere grandissimi risultati grazie al suo design futuristico e il suo gameplay dinamico.

Dopo i buoni risultati ottenuti con il primo titolo, il “progetto videoludico” passò nelle mani di due software house, Cavia e G Artists, che cominciarono sin da subito a sviluppare un secondo capitolo che avrebbe fatto sbarcare la serie rispettivamente sulla “nuova” PlayStation 2 e sull’inedita PlayStation Portable (PSP) di Sony. Era il lontano 21 aprile 2005 quando Ghost in the Shell: Stand Alone Complex arrivò ufficialmente su PlayStation 2, mentre su PSP qualche mese dopo, 15 novembre 2005. Il nuovo capitolo riprendeva proprio dalla fine della prima stagione anime omonima, mantenendosi comunque molto distaccata da essa e riuscendo a trasportare il giocatore nuovamente in quell’universo ultra tecnologico.

Nell’anno 2030 la criminalità informatica, lo spionaggio e il terrorismo attaccano la società mondiale, afflitta già dall’eterno dubbio tra l’importanza dei valori umani e l’inarrestabile progresso della tecnologia. Qual è la scelta giusta?
Tutto viene riposto nelle abili mani del maggiore Motoko Kusanagi, membro di un’organizzazione governativa nota come Sezione 9, il quale deve scoprire cosa si nasconde dietro al misterioso caso conosciuto come T.A.R.

Gameplay di Ghost in The Shell Stand Alone Complex gameplay

Dopo questa breve, ma intensa, parentesi sulle nuove console di Sony (…per l’epoca) di Ghost in The Shell non se ne seppe più nulla. Passarono così gli anni e, oltre qualche altra apparizione sia sul piccolo che sul grande schermo, il mondo videoludico sembrava essersi dimenticato di questo particolare brand, fino al settembre 2011, quando lo stesso team di sviluppo responsabile di Dungeon Fighter Online, utilizzando il motore Gamebryo, decise di lanciarsi sullo sviluppo di un nuovo capitolo della serie con l’obiettivo di riportarlo in alto. Fu così che nel 2012, l’editore di giochi Nexon si assicurò i diritti proprio di Stand Alone Complex e, l’anno successivo, pianificò di rilasciare il gioco nella prima metà del 2014. Il primo trailer del nuovo G.I.T.S. fu così presentato durante il Game Show G-STAR 2014 a Busan, con il nome di Ghost in the Shell: First Connection Online.

Il nuovo titolo firmato Nexon doveva essere il classico punto di svolta per l’intera serie, uno sparatutto online capace di coinvolgere milioni di videogiocatori in tutto il mondo, con un gameplay frenetico e un design grafico strabiliante, ma così non fu. Dopo l’annuncio ufficiale avvenuto nel 2015, infatti, questo titolo vide il proprio pubblico calare giorno per giorno, diretto verso altri giochi di livello decisamente superiore. Fu così che First Assault Online, inizialmente con un rilasciato ufficiale su Steam previsto per il 2017, andò incontro alla fine e alla sua definitiva chiusura, avvenuta ufficialmente il 29 novembre 2017.

Cosa resta oggi di Ghost in The Shell?

Cover Ghost in The Shell Netflix

Di questa futuristica opera, dal punto di vista videoludico, non resta molto…forse un sogno o una speranza remota di molti fan che hanno nel cuore il desiderio di poterlo rivivere almeno un’ultima volta. Per adesso di un possibile ritorno però non si sa nulla, solo voci lontane, come “foglie al vento”, che arrivano dal profondo del web. Ciononostante fa ben sperare l’ultima novità che ha interessato la piattaforma streaming di Netpflix,  dove è in arrivo una nuova serie legata all’omonimo brand, dal titolo Ghost in the Shell: SAC_2045, composta da ben due stagioni di 12 episodi ciascuna e prevista per la prossima primavera del 2020.

Questa nuova serie è prodotto da Production IG e diretto da Shinji Aramaki e Kenji Kamiyama. Proprio quest’ultimo ha diretto tutte le precedenti serie legate all’universo TV G.I.T.S. a Production IG e ha anche scritto gran parte della loro trama. Chissà che Ghost in The Shell non ritorni più forte di prima…Speriamo!

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