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Fire and Ashes, recensione (PlayStation 5)

Tra realtà e follia

Avatar di pasquale aversanoDiPasquale Aversano 5 min di lettura Recensioni
Fire
6,0/10
La recensione

Fire and Ashes

Gameplay5,5
5.5/10
Grafica6,5
6.5/10
Sonoro6,0
6/10
Longevità6,0
6/10

Cosa funziona

  • Atmosfera efficace
  • Interessante utilizzo del microfono
  • Ambienti evocativi

Cosa convince meno

  • Diversi problemi tecnici
  • Combat system da rivedere
  • Non dura molto

Fire and Ashes è un piccolo horror con del potenziale ma non totalmente espresso. Molto intrigante l’utilizzo ludico del microfono così come è efficace l’atmosfera proposta dalle varie location. Peccato per diverse imprecisioni tecniche e un combat system impreciso. Rimane comunque un’opera discretamente sperimentale e che potrebbe comunque attirare l’attenzione di chi ama il genere.

Sviluppato da ASDstudio e pubblicato da Antelus Games, Fire and Ashes è un survival horror in prima persona 3D dall’atmosfera cupa e macabra, oltre che molto d’impatto per la sua crudezza e violenza, dove realtà e follia si scontrano costantemente dando vita a orrori indicibili. A ciò si somma un sistema di interazione sonora con l’utente intrigante seppur quasi sperimentale. Noi abbiamo vestito di panni di Henry su PlayStation 5 e questa è la nostra recensione. Pronto a vivere una nuova serie di incubi?

Fire and Ashes in costante dubbio 

La storia di Fire and Ashes è ambientata nel 1977 e ci fa vestire i panni di Henry Gary un uomo che si risveglia dal letto chiamando un nome di donna. Bastano pochi secondi ed è palese che qualcosa non va. Alcuni cliché horror votati ai jumpscare si susseguono fino a uno spettacolo ben poco rassicurante a cui segue lo schermo nero. Dopo il buio, il nostro si risveglia in una vasca piena di sangue con tanto di testa galleggiante. Ma non è la sua, ovviamente. L’orrore lo stravolge e fa subito per scappare ma il luogo in cui si trova è decisamente strano.

Inizia così il nostro viaggio decisamente surreale, cupo, claustrofobico e pieno zeppo di orrori soprattutto visivi. Il tutto in un percorso prettamente lineare in cui si susseguono diverse tipologia di jumpscare, da flash improvvisi ad apparizioni fugaci passando per effetti sonori che si alzano all’improvviso fino a inevitabili nemici pronti a farci la pelle. Tralasciando le tecniche per creare spavento, più o meno riuscite e/o originali, la storia di Fire and Ashes colpisce sotto diversi aspetti primo tra tutti la messa in scena del dubbio quasi costante.

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Fire and ashes, recensione (playstation 5)

è palese che ci troviamo in un ospedale psichiatrico come è altrettanto palese che non sia un ospedale qualsiasi. Corridoi lunghi e tutti uguali, stanze lercie e malridotte. Attrezzature scientifiche di dubbio valore etico, catene, sporcizia e ruderi di vario genere… tutto dona un’atmosfera cupa e decadente arricchita ulteriormente da urla e rumori sinistri che vengono ben presto oscurati dal berciare dei nemici che ci verranno incontro. Da guardie mascherate a prigionieri schizzati virando su energumeni grotteschi e arrivando fino a individui cibernetici. C’è un po’ di tutto in Fire and Ashes e la tensione traballa  quasi quanto il ritmo narrativo stesso.

C’è una voce fuori campo a guidarci a metterci ogni tanto sui binari ma quanto possiamo fidarci di questa? Ma ancor più, quanto possiamo fidarci del nostro stesso protagonista? Come detto, è il dubbio di ciò che viviamo a spingerci a proseguire. La voglia sincera di capire quanto è reale ciò che sta vivendo Henry. Cosa è successo davvero in quel fugace incipit. Chi è davvero Henry? Tutte queste domande si snocciolano nel corso di un’avventura la cui longevità può anche consumarsi in circa quattro ore a seconda della nostra bravura e spirito d’adattamento. E a tal proposito andiamo subito a scoprire come si gioca a Fire and Ashes.

Fire and ashes, recensione (playstation 5)

Affronta il pericolo

Fire and Ashes è un survival horror in prima persona 3D che, a differenza di altri suoi congeneri, opta per vie ben più aggressive anche se non proprio precisissime tecnicamente parlando. Esatto, Henry non è indifeso ma, anzi, sa tirare ganci veramente letali. Oltre ai pugni, il nostro superstite può raccogliere armi di vario genere e utilizzarle fino a romperle per creare ingenti danni ai nemici che ci si pareranno davanti. Oltre ad armi ravvicinate sono presenti anche armi a distanza che ci agevoleranno non poco.

Peccato che il combat system sia dotato di una hit box abbastanza discutibile e che vede dei nemici animati in modo non sempre coerente e bello da vedere. Da alcuni che si muovono in diagonale ad altri che restano imbambolati, non tutto funziona come dovrebbe e lascia ogni tanto l’amaro in bocca. Inoltre, non è sempre facile intuire la distanza e la portata dei colpi avversari. Per fortuna, non mancano oggetti con cui curarci così come sono presenti documenti di vario genere da poter consultare per dare ulteriore senso alle vicende di Henry.

Fire and ashes, recensione (playstation 5)

Oltre a combattere, il nostro protagonista dovrà anche risolvere diverse tipologie di enigmi, tutti abbastanza semplici da affrontare e che richiedono essenzialmente un buon occhio e un minimo di abilità esplorative. D’altronde, esplorare in Fire and Ashes è complicato proprio grazie alla presenza di diversi nemici oltre a dedali di stanze non sempre comodissime da esplorare. Ma il vero elemento identificativo dell’esperienza offerta dal gioco è legato all’utilizzo del microfono.

Esatto, il microfono ha un ruolo attivo e ludico all’interno di Fire and Ashes. Possiamo parlare e distrarre i nemici o attirarne l’attenzione e, allo stesso tempo, a seconda della situazione, i nostri rumori e versi possono cacciarci nei guai. Un sistema interessante anche se non sempre ben implementato. Da segnalare la possibilità di poter giocare anche senza attivare il microfono e affidando tutto a un tasto in game ma con un risultato che non ci ha soddisfatto appieno.

Altra cosa da segnalare, è il menù di gioco. Ogni volta che attiviamo il menù per ritornare al gioco tocca aspettare un lasso di tempo abbastanza lungo e che spezza il ritmo di gioco. Inoltre, l’interfaccia risulta abbastanza grezza con alcune immagini di oggetti raccolti che neanche appaiono. Discorso analogo anche per i sottotitoli che spesso appaiono in ritardo, mal formattati o addirittura non appaiono proprio, anche se impostati. Una serie di imprecisioni tecniche riscontrate anche in alcuni documenti a cui si sommano altri bug come impossibilità di raccogliere oggetti o rallentamenti improvvisi.

Fire and ashes, recensione (playstation 5)

Grafica e sonoro

Graficamente parlando, Fire and Ashes alterna scenari veramente macabri, grotteschi e cupi ad animazioni di nemici veramente discutibili con tanto di immagini dichiaratamente realizzate con l’IA che stonano un po’ con l’uniformità generale del titolo. Detto ciò, le ambientazioni sono tra gli elementi più riusciti, sinceramente oscuri, claustrofobici, pregni di atmosfera e arricchiti da alcuni elementi non per stomaci deboli. Un titolo quindi che osa e che plasma un immaginario decadente efficace e aiutato da un buon sistema di luci e ombre.

Il sonoro contribuisce in parte a plasmare l’atmosfera generale del titolo nonostante svanisca all’improvviso per poi riapparire di colpo. Nulla di grave ma è comunque un ulteriore elemento da limare. Così come i già citati sottotitoli presenti anche in lingua italiana ma non sempre presenti e leggibili.

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