Già dal titolo, Diplomacy is Not an Option chiarisce perfettamente quale sia la filosofia alla base dell’esperienza: quando migliaia di nemici si ammassano davanti alle mura del proprio insediamento, la diplomazia tende rapidamente a perdere qualsiasi utilità.
Il titolo, sviluppato da Door 407, si presenta come un RTS medievale fortemente contaminato da elementi tower defense, nel quale la costruzione e la gestione di un piccolo dominio devono inevitabilmente fare i conti con ondate di nemici sempre più numerosi e aggressivi.
L’ironia rappresenta fin da subito uno dei tratti distintivi della produzione. Il titolo stesso è una dichiarazione d’intenti, ma il medesimo umorismo accompagna anche dialoghi, situazioni narrative e caratterizzazione dei personaggi. Ne deriva un curioso contrasto tra l’atmosfera volutamente leggera e una struttura ludica che, al contrario, sa essere estremamente severa.
Una campagna tra sovrani, ribelli e pessime decisioni
La storia di Diplomacy is Not an Option segue le disavventure di un signore feudale minore, coinvolto suo malgrado nelle turbolenze politiche di un regno tutt’altro che stabile. Sin dalle prime scene il tono della narrazione appare evidente: il protagonista può essere trovato riverso in una pozza di vino mentre consiglieri e superiori impartiscono ordini, introducendo immediatamente quella miscela di assurdo, sarcasmo e politica medievale che accompagnerà l’intera avventura.
Nel corso della campagna vengono inoltre proposte alcune scelte capaci di modificarne il percorso. È possibile, per esempio, continuare a servire un sovrano decisamente poco simpatico oppure schierarsi con una fazione ribelle altrettanto discutibile. Le decisioni intraprese conducono verso differenti sviluppi narrativi, interessante per la rigiocabilità del titolo.

Le sequenze narrative risultano spesso riuscite proprio grazie a questo umorismo costante. Il consigliere del protagonista, i nemici e gli altri personaggi sfruttano frequentemente battute e provocazioni, contribuendo a dare personalità a una storia che non pretende mai di prendersi completamente sul serio.
La quantità di dialoghi, tuttavia, può diventare considerevole. Chi volesse esplorare ogni possibile diramazione della campagna potrebbe avvertire una certa pesantezza nel rivedere o seguire tutte le conversazioni. Nel complesso, però, l’approccio irriverente alle lotte di potere medievali rimane uno degli aspetti più piacevoli dell’esperienza.
Tra RTS classico e tower defense
Ogni missione parte generalmente da una situazione piuttosto modesta: una piccola fortezza, qualche abitante e poche risorse fondamentali come legno e pietra. Da queste basi occorre sviluppare progressivamente il proprio insediamento, costruendo abitazioni, edifici produttivi, strutture militari e soprattutto un sistema difensivo in grado di affrontare ciò che inevitabilmente arriverà.
L’impostazione ricorda in parte quella di RTS classici come Stronghold. L’espansione del villaggio procede attraverso differenti livelli tecnologici, che consentono gradualmente di accedere a nuovi edifici, unità e soluzioni difensive.

La gestione delle risorse in Diplomacy is Not an Option risulta nel complesso intuitiva. Anche il controllo della popolazione cerca di limitare il più possibile la microgestione, permettendo di concentrarsi maggiormente sulla pianificazione generale dell’insediamento e sulla preparazione delle difese.
Il sistema non è completamente privo di imperfezioni. Può capitare, per esempio, che alcuni lavoratori rimangano intrappolati tra edifici o segmenti delle mura. In simili circostanze la soluzione finisce spesso per essere quella meno elegante possibile: demolire temporaneamente una struttura per liberarli. Non si tratta di un problema capace di compromettere l’esperienza, ma resta una piccola fonte di frustrazione.
Quando arrivano le orde
La vera identità del gioco emerge però ogni pochi giorni di gioco, quando all’orizzonte compare una nuova ondata di nemici.
Le prime fasi possono quasi far pensare a un tranquillo gestionale dedicato alla costruzione di una cittadina medievale. È un’illusione destinata a durare poco.
Ogni nuova ondata porta con sé un numero crescente di avversari e unità progressivamente più pericolose. La preparazione del proprio insediamento diventa quindi una continua corsa contro il tempo: raccogliere abbastanza risorse, aumentare la popolazione, costruire un esercito e fortificare le mura prima dell’arrivo successivo.
Il livello di difficoltà può diventare estremamente elevato. Alcune missioni della campagna, soprattutto nelle fasi più avanzate, sono capaci di portare rapidamente al fallimento e costringere a ripensare completamente la strategia adottata. La quarta missione, in particolare, è diventata quasi emblematica per la sua severità.

Diplomacy is Not an Option non è un titolo particolarmente indulgente. Le orde possono raggiungere dimensioni impressionanti, con migliaia di unità contemporaneamente coinvolte nell’assedio. Assistere al crollo di una linea difensiva costruita con attenzione per diversi minuti, travolta semplicemente dalla quantità di nemici presenti, può risultare decisamente demoralizzante.
Allo stesso tempo, però, proprio queste situazioni rappresentano uno dei maggiori punti di forza della produzione (mi ha ricordato le difese in Medieval 2 Total War).
Vedere una serie di trabucchi scagliare massi all’interno di una massa compatta di soldati, mentre arcieri, cavalieri e fanteria combattono davanti alle mura, restituisce una sensazione di scala che pochi strategici riescono a replicare con altrettanta efficacia. Le battaglie contro le orde non sono soltanto impegnative: sono spettacolari.
Difese sì, ma da quale parte?
Uno degli aspetti meno convincenti della struttura a ondate riguarda invece le informazioni fornite sul percorso dei nemici.
La direzione generale dell’attacco non è sempre sufficientemente chiara e può capitare di investire tempo e risorse nella costruzione di una difesa particolarmente solida per poi scoprire che la massa principale dell’esercito avversario ha scelto una direttrice completamente diversa.

Un sistema più preciso per indicare il percorso previsto delle truppe nemiche avrebbe probabilmente reso la pianificazione meno frustrante, senza necessariamente ridurre la difficoltà complessiva.
Migliaia di unità sullo schermo
Dal punto di vista tecnico, il risultato raggiunto è comunque notevole. Gestire contemporaneamente migliaia di unità impegnate in combattimento non è un compito semplice e Diplomacy is Not an Option riesce nella maggior parte dei casi a mantenere prestazioni sorprendentemente solide.
Durante gli scontri più grandi possono comparire cali di frame rate e qualche rallentamento, soprattutto quando eserciti enormi si concentrano nella stessa area della mappa. Considerata però la quantità di elementi presenti contemporaneamente sullo schermo, il comportamento generale del motore rimane più che rispettabile.

Qualche episodio di stuttering può comunque verificarsi nelle situazioni più caotiche, ma raramente arriva a compromettere seriamente la gestione della battaglia.
Uno stile semplice ma perfettamente coerente
Anche dal punto di vista visivo il titolo sceglie una direzione precisa. L’estetica è minimalista, colorata e quasi simile a quella di un grande plastico medievale animato. Personaggi ed edifici hanno forme semplici, ma le animazioni risultano piacevoli e facilmente leggibili anche quando la mappa inizia a riempirsi di unità.
Gli abitanti corrono da una struttura all’altra svolgendo i propri compiti, i soldati si ammassano sulle fortificazioni e i proiettili dei trabucchi attraversano il campo di battaglia prima di schiantarsi violentemente contro le linee avversarie.
Non si tratta certamente di una direzione artistica destinata a impressionare per complessità tecnica, ma risulta perfettamente coerente con il tono della produzione. Il contrasto tra un’estetica quasi giocosa e la devastazione generata durante gli assedi contribuisce inoltre a rafforzare ulteriormente l’identità del titolo.
