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Denshattack!, recensione (PlayStation 5)

Un treno che fa faville

Pasquale Aversano 6 minuti fa Commenta! 12
 
denshattack
8.1
Denshattack!
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Sviluppato da Undercoders e pubblicato da Fireshine Games in sinergia con Boltray Games, Denshattack! è un singolare, colorato, surreale nonché folle gioco arcade in cui saremo alla guida di un vagone ferroviario che sfreccia su percorsi sconnessi e fuori di testa all’interno di un Giappone distopico e futuristico imprevedibile. Il tutto con tanto di zone in mano a gang stravaganti e pronte a sfide che travalicano le leggi della fisica. Noi abbiamo vissuto questo surreale trip su PlayStation 5. Pronto a scoprire la nostra recensione? 

Contenuti
Denshattack! non hai mai visto un treno cosìUn arcade in costante evoluzioneGrafica e sonoroTi potrebbe interessare

Denshattack! non hai mai visto un treno così

Denshattack! è uno di quei titoli che ho ti coinvolge subito o difficilmente potrai cambiare idea. Lo è sia per l’atmosfera che, come vedremo nel paragrafo successivo, per il gameplay. Si tratta di un titolo fuori dai binari, in tutti i sensi. Un gioco assurdo, folle, stravagante, coloratissimo, che mixa un sacco di elementi e in grado di risultare tanto nostalgico quanto moderno. Ma più di tutto, è un titolo con una propria folle idea che insegue da inizio alla fine, nei pro e contro, risultando così decisamente originale nella messa in scena.

Siamo in Giappone in un futuro prossimo decisamente distopico. Gli esseri umani vivono all’interno di cupole tecnologiche avanzate in quanto l’esterno è ormai un cumulo di macerie pericolose. La Terra sembra essersi ribellata all’uomo ma la tecnologia non si è frenata, anzi: una nuova corporazione, la Miraido, ha in mano proprio la gestione della cupole oltre che la comunicazione di tutto il Giappone. 

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Non per niente, una sorta di talpa mascotte parlante che ricorda tanto il buon Monokuma di Danganronpa, ci delizierà con aggiornamenti vari di capitolo in capitolo. E a tal proposito, Denshattack! conta ben nove capitoli per una longevità complessiva di tutto rispetto considerando il genere d’appartenenza e, soprattutto, l’elevata rigiocabilità se si vuol puntare al 100% e nello scoprire ogni frammento di lore del gioco. 

Denshattack!, recensione (PlayStation 5)

Sì, perché Denshattack! sorprende con un impianto narrativo che non è solo una mera giustificazione che si piega a un folle gameplay. La modalità centrale, la campagna, è il nucleo pulsante dell’esperienza e ci tiene a raccontare una storia scandita come se fosse un anime. Con tanto di scene anime come cut scene. Il tutto con un ulteriore elemento aggiuntivo e opzionale composto da una sorta di fanzine realizzata dal nostro co-protagonista che consiste in una sorta di giornaletto da “montare” con dentro approfondimenti sulle aree di gioco, le rispettive gang, la lore dei singoli personaggi, le boss fight e perfino il cibo.

Insomma, c’è lore da scoprire a patto di riuscire a localizzare determinati collezionabili in giro per i livello, uno per quadro. Ma torniamo alla narrazione. La protagonista indiscussa è Emi, una ragazza che si occupa di consegnare del ramen a domicilio sfruttando il suo piccolo treno antigravitazionale futuristico. A caratterizzare la protagonista, oltre a essere una persona nata e cresciuta all’esterno delle cupole, quindi nelle aree ritenute “selvagge” e fuori controllo, è anche estremamente brava alla guida del treno ed è dotata di una grande curiosità e voglia di avventura. Insomma, si mette in gioco.

Denshattack!, recensione (PlayStation 5)

Non sorprende quindi che il suo ultimo cliente riesce a convincerla a girare il Giappone e a partecipare a una serie di sfide denominate proprio Denshattack. Per fare ciò, la nostra Emi inizia ad allenarsi lungo i percorsi disponibili fino a scontrarsi, inevitabilmente, con la prima delle gang che dominano il Giappone, ormai suddiviso in zone. Ebbene, come anticipato, ogni gang ha il suo capo, il suo modo di vivere i binari, la sua filosofia, perfino il suo modo di vestirsi. E sì, nella sua follia Denshattack! funziona molto bene.

Funziona perché narrazione e gameplay vivono d’incredulità, nella costante sorpresa e in trovate originale, ingegnose, surreali ma perfettamente coerenti con lo stravagante mondo che prende forma man mano davanti a noi. Sicuramente non è una storia memorabile eppure al suo interno ci sono complotti, sentimenti, sogni e persino metafore legate all’ambiente e all’umanità stessa. Insomma, a suo modo, Denshattack! sa lasciare il segno anche solo se ci si ferma al suo roboante caos creativo.

Denshattack!, recensione (PlayStation 5)

Un arcade in costante evoluzione

Denshattack! è un arcade game in terza persona 3D che ci mette alla guida di un particolare treno che procede spedito e da solo lungo i binari. Il nostro compito? Soddisfare determinate missioni, aumentare il nostro punteggio e sopravvivere. Sembra facile ma non lo è affatto. Il motivo è che Denshattack! mixa elementi da QTE, ossia premere e tener premuto determinati tasti in determinati momenti, a fasi in stile Tony Hawk, con tanti di trick da eseguire in aria muovendo l’analogico in dati modi (c’è proprio una “trickpedia”) il tutto dando forma a un arcade in bilico tra modernità e nostalgica che colpisce in pieno per creatività e graduale potenziamento del gameplay.

Se all’inizio dovrai solo cambiare binari, saltare per evitare ostacoli ed eseguire trick in aria per aumentare il punteggio, ben presto ti troverai a driftare nelle curve, eseguire equilibrismi su tubi, appenderti a monorotaie fino a volteggiare nell’aria o a correre a testa in giù. Tutto ciò viene introdotto nel gioco in modo intelligente e graduale, rendendo ogni corsa sempre più complessa e completa. 

Il gioco però non è mai ingiusto, anzi. Ti fornisce un segnale acustico e visivo pochi secondi prima di entrare in azione, così saprai in tempo quando driftare per evitare di volare fuori binario e così via. Inoltre ci sono anche dei generosi e rapidissimi checkpoint che in alcuni casi cedono un po’ a fasi di trial and error. Ma il titolo non si consuma tutto qui, anzi. Le tipologie di livelli possono variare e non ci si limita solo dal viaggiare dal punto A al punto B. Ci sono anche delle gare in cui dovrai effettuare tre giri cercando di arrivare prima e sì, potrai anche letteralmente scaraventare per aria i tuoi avversari.

Ci sono poi delle aree open map, quasi tutte splendidamente intersecate tra loro, dove dovrai soddisfare più di un obiettivo e solo all’ottenimento di tutti potrai fermare il tuo treno manualmente e porre fine al livello in corso. E che dire delle boss fight? In assoluto il momento migliore con colossali nemici che mutano di continuo, plasmando anche l’area di gioco e impegnandoci in sfide sceniche, folli, uniche e divertenti. Avete mai combattuto un robot con un treno? Qui potrai farlo. Ed è solo un esempio. Ci sono poi aree in cui il treno va fuori dai binari e potrai muoverlo lateralmente sfruttando eventuali curve per rimbalzare in aria. Insomma, c’è davvero molto da imparare.

Denshattack!, recensione (PlayStation 5)

C’è tanto Giappone nel titolo, non solo in termini di scena ma anche di folklore, dalla natura “anime” del titolo stesso fino alle famose “terme”, qui inserite come zona opzionale in percorsi segreti da scovare e percorrere. E non è l’unico segreto. Il gioco ha al suo interno ben tre collezionabili: uno per ampliare la già citata lore, uno per acquistare personalizzabili estetici e uno per acquistare nuovi treni ognuno con bonus e malus specifici per rendere le sfide ancor più rigiocabili e personalizzabili.

Perché sì, Denshattack! è dannatamente rigiocabile. Il gioco si basa molto sul punteggio e oltre al tempo di completamento c’è anche una medaglia legata al punteggio di corsa a cui si sommano delle sfide opzionali come distruggere determinati oggetti, suonare il “clacson” in determinate aree o eseguire determinate tipologie di trick. E sì, i trick sono esattamente come quelli che si fanno su skateboard ma con un vagone del treno. Ma d’altronde è tra le parole più utilizzate in questa recensione: follia. 

Ma è proprio la follia un pro e un contro del gioco. Un titolo come Denshattack! o lo si ama o lo si odia. Chi saprà farsi catturare da questo vivace e folle mondo, troverà un’avventura a suo modo unica e galvanizzante, in grado di sorprendere e divertire. Il tutto con un buon livello di sfida che riesce a nascondere qualche magagna tecnica come qualche salto non proprio preciso e qualche passaggio, come ad esempio da binario a parete, non sempre dotato del giusto feedback. 

Denshattack!, recensione (PlayStation 5)

Grafica e sonoro

Graficamente parlando, Denshattack! cela una cura al dettaglio non proprio al massimo, dietro un mondo enormemente colorato, assurdo, vivace e in costante movimento. Difficilmente avrai modo di soffermarti sui dettagli, lasciandoti coinvolgere da un viaggio costante, veloce, pieno zeppo di ostacoli a ogni singola dannata curva. Ecco, tutto questo regala un impatto generale più che soddisfacente a sua volta impreziosito da un buon character design in 2D e da un’interfaccia schizofrenica ma pienamente coerente con le atmosfere del gioco.

Anche il sonoro non fa sconti, offrendo una buona varietà di tracce con alcune forse un po’ troppo ripetitive ma quasi sempre orecchiabili, godibili e ancora una volta coerenti con la follia del mondo di gioco. Peccato solo che sia tutto in inglese. Ebbene, non sono presenti neanche i sottotitoli in lingua italiana ma i vari dialoghi, mai troppo prolissi, sono abbastanza semplici da comprendere. Caso diverso quando parlano durante i livelli, lì avrai ben poco tempo per leggere.

Scopri tutto su Denshattack!
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denshattack
Denshattack!
8.1
Grafica 8
Sonoro 8
Longevità 7.5
Gameplay 8.5
Originalità 8.5
Aspetti positivi Folle, colorato e originale Buon livello di sfida, soprattutto per chi cerca il 100% Graduale inserimento di varietà e novità ludiche Narrazione stile anime sopra le righe coerente e funzionale all’esperienza
Aspetti negativi Assenza lingua italiana Non è per tutti (suggeriamo una prova) Piccole incertezze tecniche
Considerazioni finali
Denshattack! è una vera sorpresa, di quelle caotiche, creative, colorate, roboanti. Un titolo non per tutti ma che tutti dovrebbero provare, quantomeno per l’originalità e lo sforzo creativo di plasmare un mini mondo folle ma coerente con se stesso. Una sorta di anime dove le abilità del giocatore sono costantemente messe alla prova e dove i collezionisti e amanti del 100% avranno pane per i loro denti. Peccato l’assenza della lingua italiana.

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