Sviluppato da CheesecakeGames e pubblicato da JanduSoft, Dark Alley è un’avventura narrativa di genere investigativa di stampo cinematografico in prima persona 3D. I cardini dell’esperienza sono narrazione ed esplorazione, il tutto ambientato in Giappone. Tra personaggi con cui interagire ed enigmi ambientali da risolvere, ci siamo immersi nei panni del detective Bennet su PlayStation 5 e questa è la nostra recensione. Pronto a vivere un nuovo ed emozionante caso?
Dark Alley tra crimini e misteri
Siamo nel 2012 a Kyoto, Giappone, e il nostro scopo è cercare un collega detective, tale Edward Hale, di cui si sono perse le tracce. Noi siamo il detective Thomas Bennett e, come il collega smarrito, anche noi veniamo dall’Inghilterra. Siamo ben lontani dall’intuito di Sherlock Holmes e anche dal suo carisma eppure, tra gli elementi che funzionano in Dark Alley c’è proprio il protagonista. Impreziosito da un carattere prevalentemente sarcastico e burbero, ci ritroveremo a leggere battute che sapranno smorzare anche i momenti più difficili dando una buona identità al nostro alter ego digitale.

Altro elemento interessante dell’opera è la decisione di ambientarlo a Kyoto, sfruttando così location e folklore giapponese seppur in modo abbastanza superficiale. Si poteva approfondire molto di più e invece ci si limita a mettere in mezzo la Yakuza, i classici ristoranti giapponesi, un night club stroboscopico e anonimo, un tempio e qualche strada cittadina, queste ultime forse le più evocative del lotto. Il motivo di questa ristrettezza scenica è dovuta anche alla longevità del titolo che può essere completato in una manciata di ore a seconda del nostro intuito.
D’altronde, il gioco è composto da otto capitoli dalla durata discretamente ridotta. così ridotta che non esiste la possibilità di salvataggio ma bisogna semplicemente selezionare i capitoli sbloccati fino ad allora e proseguire dritti per una narrazione lineare e un po’ telefonata con tanto di colpo di scena finale che sorprende abbastanza poco. Peccato anche per alcuni personaggi secondari la cui comparsa è quasi un cameo fulmineo e che non lascia il tempo dovuto. Ancora una volta, quindi, a spiccare è essenzialmente il protagonista in grado, da solo, di trainare l’intera esperienza fino alla sua poco sconvolgente conclusione.

Un investigatore di oggetti
Dark Alley è un’avventura narrativa in prima persona 3D che procede in modo strettamente lineare e con un gameplay abbastanza ridotto all’osso. Non abbiamo inventari da gestire e neanche documenti da ricercare. Il titolo procede a step cronologici ben precisi e spesso legati alla ricerca di un oggetto o un codice. Per essere ancora più specifici, il primo enigma richiede di aprirci la strada per raggiungere un determinato edificio. Dinanzi a noi ci sono tre assi da rompere. Come fare?
Semplice, devi cercare in giro per l’area di gioco degli oggetti utili per liberarti il passaggio. Il gioco pone come unica difficoltà… proprio quella di capire e identificare gli oggetti utili per proseguire. Difficoltà ampliata dal fatto che non c’è alcun HUD su schermo e non c’è un indicatore a schermo che ti fa intuire con quale oggetto puoi interagire. Si può così finire col cliccare forsennatamente su ogni cosa cercando l’oggetto giusta e questo sarebbe il modo peggiore di vivere l’esperienza offerta da Dark Alley.
Per quanto riguarda i codici o gli enigmi ambientali, questi richiedono un pizzico di intuito e un buon spirito d’osservazione. Anche qui, complici delle aree ludiche abbastanza ristrette, non ci vorrà molto per capire con cosa interagire, soprattutto se si ha esperienza con titoli simili. Da segnalare inoltre, la presenza di un collezionabile, una bambolina voodoo, nascosta in ogni capitolo di gioco per un totale di otto la cui funzione ludica è però nulla. Riassumendo quindi, abbiamo un titolo molto accessibile ma anche altrettanto semplice e breve. Un’esperienza fugace e un po’ priva di mordente che spinge più sulla narrazione che sul gameplay.

Grafica e sonoro
Graficamente parlando, Dark Alley va di alti e bassi. Gli artwork in 2D statici dei personaggi sembrano fartti col supporto dell’IA e a conferma di ciò segnaliamo le icone dei trofei con tanto di problemini anatomici da sistemare… Nonostante ciò, sono comunque interessanti e la presenza sia del 2D che del 3D crea un mix non uniforme ma abbastanza identitario. E parlando del 3D, i modelli e le animazioni dei personaggi sono abbastanza vetusti, legnosi ed esteticamente bruttini. Un peccato, perché le location, salvo diverse ripetizioni di elementi, offrono una discreta varietà e qualche sprazzo di cura al dettaglio.
Buoni gli effetti ambientali e discreti gli effetti di luce e ombre. Il sonoro, invece, è accattivante ma in alcuni casi offre jingle troppo brevi che si ripetono un po’ troppo. In altri casi, invece, è capitata una sovrapposizioni di tracce che ha spezzato l’uniformità acustica dell’esperienza. Da segnalare anche problemi di compenetrazioni con diversi oggetti che perdono la loro solidità e altri che fluttuano nell’aria. Insomma, c’è qualcosina da sistemare. Molto apprezzata, invece, la presenza dei sottotitoli in lingua italiana che, nonostante qualche imperfezione, aiutano a vivere al meglio l’esperienza.





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