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Lettura Call of the Elder Gods, recensione (Nintendo Switch 2)
 
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Call of the Elder Gods, recensione (Nintendo Switch 2)

Nuovi enigmi e nuovi misteri

Pasquale Aversano 23 ore fa Commenta! 8
 
call of the elder gods
7.8
Call of the Elder Gods

Sviluppato da Out of the Blue Games e pubblicato da Kwalee, Call of the Elder Gods è un’avventura a enigmi di forte stampo narrativo in prima persona 3D, nonché sequel diretto di Call of the Sea, di cui puoi recuperare la nostra analisi, con cui condivide molto, dalla narrazione al gameplay stesso. Noi abbiamo vissuto l’avventura di Harry ed Evangeline su Nintendo Switch 2 e questa è la nostra recensione. Pronto a un nuovo mondo pieno zeppo di stravaganti enigmi? 

Contenuti
Call of the Elder Gods e una nuova storia ispirata a LovecraftPuzzle e logicaGrafica e sonoro

Call of the Elder Gods e una nuova storia ispirata a Lovecraft

Ormai Lovecraft è tornato nel mondo dei videogiochi con una prepotenza e diffusione mai vista prima. Solo negli ultimi mesi, sono innumerevoli i titoli ispirati al mondo visionario dell’intramontabile autore e Call of the Elder Gods rientra appieno in questo vasto e sfaccettato catalogo. Eppure, il titolo in esame ci mette molto del suo, lo personalizza e ne ripercorre l’immaginario con coraggio e creatività oltre a un uso del colore che, a differenza di molti, vira sull’acceso. Una sorta di contrasto che cattura da subito.

D’altronde, già il prequel, Call of the Sea, aveva donato un’esperienza inedita, forte e identitaria. Il sequel arriva con ancora più forza e carico di aspettative non di poco conto, tanto sul versante ludico quanto su quello narrativo. Per quest’ultimo, ti basti sapere che è il gioco stesso a iniziare con una domanda: hai giocato il prequel? Non è una domanda di poco conto visto che l’esperienza di Call of the Elder Gods è legata in parte proprio al suo stesso primo capitolo.

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Call of the Elder Gods, recensione (Nintendo Switch 2)

Sì, il gioco può essere vissuto senza il suo prequel e il titolo cerca in tutti i modi di plasmare un’esperienza coerente e comprensibile eppure, il modo migliore di vivere Call of the Elder Gods è dopo aver completato Call of the Sea. Questo perché i richiami sono molteplici e inevitabili e questo secondo capitolo va a chiudere e rafforzare alcuni eventi che, senza conoscere gli eventi antecedenti, perderebbero parte del giusto peso emotivo. 

Guardando alla narrazione di Call of the Elder Gods, il primo cambiamento rispetto al prequel è proprio nel protagonista… o meglio, i protagonisti ed entrambi devono fare i conti con diversi problemi personali. Il primo, il professore Harry Everhart, ha un passato che lo tormenta, un peso non di poco conto che ha reso il suo carattere burbero, brusco e terribilmente chiuso. La seconda è la studentessa Evangeline Drayton che, oltre a farmi sogni assurdi e difficili da decifrare, ha un’amnesia di un determinato periodo di tempo.

Call of the Elder Gods, recensione (Nintendo Switch 2)

La collaborazione tra i due personaggi non è scontata eppure avviene e si evolve lungo un percorso che li vedrà viaggiare dal New England all’entroterra australiano con un evocativo deserto, passando a ghiacciai sterminati e a strutture ultraterrene. e nel percorso le tematiche trattate saranno molteplici tra cui la famiglia, la salute mentale, il dolore e la morte. Quest’ultima trattata in modo molto intrigante e discretamente in linea con la “filosofia” di Lovecraft, autore comunque centrale sia per la messa in scena che per la trama stessa.

Ammettiamo che il ritmo narrativo, molto legato alla velocità con cui affronteremo e risolveremo i numerosi enigmi, è discretamente buono con una fase finale che dona il meglio di sé cercando di recuperare lungo il tragitto innumerevoli punti del prequel, offrendo approfondimenti e risvolti che saranno la gioia soprattutto di chi ha apprezzato il primo titolo. Quest’ultimo, complice anche l’effetto novità e una trama leggermente più d’impatto, risulta più forte sul piano della narrazione ma anche Call of the Elder Gods sa raccontare e completa il suo percorso offrendo sensazioni che ci accompagneranno anche per diversi giorni dopo i titoli di coda.

Call of the Elder Gods, recensione (Nintendo Switch 2)

Puzzle e logica

 Call of the Elder Gods è un’avventura narrativa in prima persona 3D con fasi leggermente da walking simulator ma che vede comunque al centro del gameplay la risoluzione di determinati puzzle. Si tratta di enigmi legati molto a ciò che ci circonda e che richiede un’attenta analisi e anche una buona memoria. Analizzare documenti, studiare gli scenari, collegare i punti e sviscerare gli enigmi è la base della progressione ludica di Call of the Elder Gods e segue scolasticamente quanto di buono fatto col suo stesso prequel.

A una buona varietà di enigmi si unisce un numero complessivo di ore non proprio elevato ma comunque in linea col genere e col suo stesso predecessore: siamo sulle sette-otto ore se non meno, dipende molto dalla velocità di ragionamento e risoluzione degli enigmi. Non nascondiamo che alcuni di questi risultano discretamente complessi e possono richiedere diversi tentativi prima di trovare la giusta risoluzione. Ad aiutarci in questo compito, avremo un pratico diario.

Call of the Elder Gods, recensione (Nintendo Switch 2)

Qui troveremo informazioni non sempre esaustive e generose ma comunque punti di ragionamento e coordinamento preziosi e di cui tenere costantemente conto. In più, complice un’esplorazione abbastanza ridotta, a furia di fare avanti e indietro e di cambiare punto di vista, la soluzione emergerà presto dinanzi ai nostri occhi. Certo, se non si ha pazienza o se si cerca un gioco d’azione, Call of the Elder Gods non è il posto giusto. Chi invece è alla ricerca di un gioco che sappia mettere alla prova il proprio ingegno, avrà pane per i suoi denti.

Tra i pochi elementi ludici “nuovi” spicca il fatto che abbiamo a disposizione due personaggi giocanti. Ebbene, proprio questa novità è tra gli elementi meno sfruttati del titolo. Ci sono sì enigmi in cui la cooperazione è essenziale ma le potenzialità non vengono sfruttate appieno e anzi, risultano più semplici e dimenticabili rispetto agli enigmi “classici”. 

Call of the Elder Gods, recensione (Nintendo Switch 2)

Grafica e sonoro

Graficamente parlando, Call of the Elder Gods spicca per stile e scelta cromatica. Considerando sempre il suo legame col mondo di Lovecraft,  la scelta cromatica accesa è sempre un azzardo che ci colpisce e in positivo. Certo, venendo dopo il prequel, l’effetto sorpresa è leggermente meno “wow” ma complessivamente non abbiamo nulla da dire. Anzi, gli anni tra un capitolo e un altro hanno portato a una cura al dettaglio e a delle animazioni più convincenti e coese. 

Anche il sonoro si difende molto bene, con tracce audio coerenti con la messa in scena. Buono il doppiaggio in inglese mentre abbiamo molto apprezzato la presenza dei sottotitoli in lingua italiana, preziosissimi per comprendere e vivere al meglio la storia di Call of the Elder Gods. Per quanto riguarda le modalità della nuova ibrida Nintendo, il titolo si difende bene in entrambe e non nascondiamo che, anche se si perde un po’ di fluidità, la portabilità è terribilmente affascinante. 

Scopri tutto su Call of the Elder Gods
call of the elder gods
Call of the Elder Gods
7.8
Grafica 8
Sonoro 8
Longevità 7
Gameplay 8
Aspetti positivi Enigmi interessanti e vari Un fedele potenziamento di Call of the Sea Narrazione intrigante ed efficace
Aspetti negativi Perde l’effetto sorpresa del prequel Il potenziale degli enigmi a “due” è poco sfruttato Non dura tantissimo
Considerazioni finali
Call of the Elder Gods è un buon sequel che perde l’effetto sorpresa rispetto a Call of the Sea ma che guadagna in maturità sia nella messa in scena che dei vari enigmi. Questi ultimi sono vari, impegnativi e appaganti. Peccato solo per aver sfruttato poco i due personaggi. Rimane comunque un titolo interessante e dotato di una narrazione che saprà catturare l’attenzione.

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