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- Recensione

Titolo altisonante per un indie? Assolutamente no e vi spiego perchè

Bastion
Redattore
-
Marco Tramontano

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BastionBastion è definito da Wikipedia e dai più un rpg d’azione, figlio dei ragazzi della Supergiant Games, pubblicato dai giganti della Warner Bros, e si vede davvero tutto il loro contributo.

Pubblicato per la prima volta nel luglio del 2011 per Xbox 360 tramite il servizio Xbox Live Arcade, è stato trasferito su tutto ciò che è capace di far girare un videogioco (Microsoft Windows, Mac OS X, Linux, Xbox 360, Xbox One, iOS, PlayStation 4, PlayStation Vita, forse anche il frigo di casa, dovrei provare) e ha visto la luce su Nintendo Switch il 13 Settembre 2018.

Ovviamente ho provato questa versione ed è stato amore puro.

Diciamo tutti grazie alla Torre Nera

Pretenzioso sottotitolo? No, perché la trama di Bastion sa essere epica, divertente e sufficientemente western come nella famosa saga di Re Stephen a cui si ispira non troppo tra le righe la figura di questo piccolo pistolero immortale.

In Bastion siamo chiamati, nelle vesti di Kid, un taciturno ragazzi dai capelli color argento e dalla mazzata facile, a salvare o distruggere definitivamente il Bastion del titolo, l’ultima roccaforte scampata tempo prima alla Calamità.

In principio il bastione cade davvero a pezzi e nell’arco dell’avventura, casello dopo tassello, potremo ricostruire la nostra casa e con essa il nostro passato: un intreccio di misteri e di indizi che coraggiosamente dovremo conquistare tra le rovine del mondo e la varietà incredibili di mostri e nemici.

E se avete paura di perdere il filo della storia tranquilli, c’è la voce narrante, l’altro vero protagonista del gioco che come un ipnotista navigato ci segnerà passo passo ogni evolversi del cammino di Kid. E con lui il nostro, in questo mondo dove steampunk, far west e mondo ellenico si mescolano e riscaldano come un buon Punch.

Uno sparatutto che punta al cuore degli Rpg

Prima ho sottolineato come venga definito un Rpg d’azione ma credo che il termine più corretto sia: sparatutto isometrico con elementi rpg di sviluppo personale ed emotivo. Che detto così sembra un’idiozia, ma davvero spiega come un gioco di 7 anni fa possa ancora oggi essere d’esempio per tanti indie presenti nei vari market.

Sparatutto perché effettivamente Kid non le manda a dire a nessuno: un arsenale in continua evoluzione che un solo scopo, distruggere. Tra un colpo di martello ed una scoccata col fedele arco, una corsa ed una levata di scudo riflettente, non si disdegnano mortai, moschetti, katane, lanciafiamme e [ATTENZIONE SPOILER ;-) ] un’intero ariete distruttore di universi che nemmeno quelli della Marvel…

Ogni volta che torneremo al Bastione a ricostruire o potenziare un pezzo di casa, potremo rispettare velocemente e con reali vantaggi a volti nella mappa successiva, sia l’arsenale che i vari upgrade; questo è un altro lato positivo: i potenziamenti del personaggio avvengono tramite la scelta di quali bibite alcoliche da saloon scegliere di portarsi dietro, tra il potenziare la difesa col rum o l’attacco con la birra (ora non ricordo bene ma l’ho finito da poco e sono ancora ubriaco).

Non vi svelo tutti i dettagli perché è giusto che siate voi a scoprire ogni singolo angolo della personalizzazione di Kid che, oltre a regalarvi sfide nuove (vi ho già parlato degli Idoli che se attivati nel Tempio vi aumentano difficoltà e Xp?) ogni volta, vi fa capire quanto quelli della Supergiant Games abbiano studiato il gioco per poi riversarne parte nei successivi Transistor e Pyre.

Ok ma la tecnologia? Piano, ci arriviamo

Non possiamo pensare ad un gioco indie che sa di retrò ed in parte già lo è una grafica da Tripla A, ma ogni singolo pixel esprime quello che deve: pura poesia e coerenza con questo rpg per Nintendo Switch, nessuna sbavatura poligonale così come non si ha mai l’impressione che le collisioni siano errate o che ci siano oggetti messi a caso nell’ambiente per riempire. Gli stessi avversari sono bene definiti ed ognuno di loro presenta caratteristiche uniche anche nel modo di affrontarci ed essere affrontati.

La musica poi, emozione. Davvero, nonostante il Narratore provi a farci saltare i nervi con battute e frasi sibilline ad ogni 3 passi di Kid (la voce del doppiatore è di Logan Cunningham, dello staff di Supergiant Games), una colonna sonora degna dell’Oscar Indie (non scherzo, tra le decine di premi vinti anni fa, molti sono per l’Audio e la Colonna Sonora) ci accompagnerà in ogni momento del gioco.

 

Bastion è insomma il gioco che non puoi non amare, uno sguardo al passato degli rpg di oggi che dimostra come la storia e la qualità contano sempre più della potenza di calcolo. Un indie che come Davide contro Golia scaglia colpi che non vi lasciano indifferenti e vi beccano al cuore proprio mentre non ve lo aspettate.

Divertente ed immersivo
Mai banale
Musica ed audio da Oscar
Semplice, immediato, longevo

5 ottobre 2018
Analisi di

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