Banjo-Kazooie e Banjo-Tooie stanno tornando in una forma insolita, ma la parte più interessante non è la nuova console su cui gireranno: è ciò che Blaze Entertainment ha trovato rovistando nel codice sorgente originale di Rare.
Durante il lavoro sui port nativi destinati a Evercade, il team ha ricevuto direttamente da Rare il materiale sorgente dei due classici Nintendo 64. Dentro quei file sono riemersi elementi che, secondo Blaze, nemmeno lo studio ricordava più di avere conservato: tracce musicali mai pubblicate, strumenti di sviluppo come un editor di livelli e piccoli contenuti bonus rimasti fuori dalle versioni commerciali.
Il codice originale ha mostrato cose che le ROM non potevano raccontare
Il dettaglio cambia parecchio la prospettiva. Negli ultimi anni la community ha imparato moltissimo su Banjo-Kazooie attraverso decompilazioni, datamining e ricostruzioni del codice partendo dalle versioni pubblicate. Qui però la situazione è diversa: Blaze ha avuto accesso al vero sorgente conservato da Rare, non soltanto a ciò che era possibile dedurre dal gioco finito.
Sean Cleaver, responsabile comunicazione di Blaze Entertainment, ha raccontato in una intervista realizzata durante Gamescom che aprire il sorgente ha permesso al team di seguire tracce e frammenti che nelle build finali non erano più visibili. È così che sono emersi materiali rimasti dimenticati per decenni.
Tra questi vengono citati brani inutilizzati, un editor di livelli e altri elementi che il team ha trasformato in bonus per le nuove versioni. Non significa che ogni strumento interno sia diventato improvvisamente accessibile al giocatore, ma il punto resta affascinante: il materiale necessario a ricostruire una parte della storia di sviluppo era ancora lì, nascosto negli archivi dello studio.
Rare non si è limitata a concedere la licenza
Anche il coinvolgimento di Rare è meno scontato di quanto sembri. Andrew Byatt, CEO di Blaze, ha spiegato in una intervista dedicata al progetto che Rare ha fornito sorgenti, asset originali e materiale non utilizzato, partecipando anche al controllo delle nuove versioni.
Per un’operazione retrogaming di questo tipo è una differenza enorme. Senza il sorgente, il lavoro avrebbe richiesto mesi aggiuntivi di reverse engineering partendo dal codice macchina delle vecchie release. Con l’archivio originale aperto davanti agli sviluppatori, invece, è stato possibile realizzare veri port nativi e recuperare contenuti che l’emulazione da sola non avrebbe mai fatto emergere.
Le nuove versioni non sono semplici ROM emulate
Il Banjo-Kazooie Double Pack, previsto per il 30 ottobre 2026 nell’ecosistema Evercade, contiene versioni ricostruite dei due giochi con risoluzione e frame rate migliorati, controlli aggiornati e una serie di extra. Tra le aggiunte già mostrate figurano un menu dei trucchi, nuovi dialoghi, un lettore musicale con tracce inedite e bonus sbloccabili.
Il dettaglio più curioso è che questi extra non arrivano da una reinterpretazione moderna inventata per l’occasione. Una parte nasce direttamente dai materiali lasciati nel progetto originale, offrendo una specie di finestra su ciò che Banjo-Kazooie e Banjo-Tooie erano durante lo sviluppo.
Un altro pezzo della storia di Rare riemerge nel 2026
Per Banjo-Kazooie è un periodo particolarmente strano. Solo pochi giorni fa su iCrewPlay abbiamo raccontato come Project Dream, il prototipo SNES che precedette Banjo-Kazooie, sia riemerso dopo decenni. Ora, quasi nello stesso momento, un altro pezzo della storia di Rare torna alla luce da una direzione completamente diversa: non da una ROM perduta, ma dagli archivi ufficiali dello studio.
Chi vuole riscoprire il gioco nella sua forma classica può recuperare anche il nostro OLD BUT GOLD dedicato a Banjo-Kazooie, utile per capire perché il platform di Rare abbia mantenuto un seguito così forte a quasi trent’anni dall’uscita originale.
La parte più bella è ciò che potrebbe essere ancora nascosto
Questa storia lascia inevitabilmente una domanda: quanti altri giochi degli anni Novanta e Duemila conservano nei propri archivi materiale che neppure chi possiede oggi quelle proprietà intellettuali ricorda più?
Nel caso di Banjo-Kazooie abbiamo già la risposta per almeno qualche elemento. Musiche, strumenti e frammenti dimenticati sono sopravvissuti abbastanza a lungo da tornare utili quasi trent’anni dopo. Ed è probabilmente proprio questo il motivo per cui la vicenda funziona così bene come storia di retrogaming: non parla soltanto di una riedizione, ma di archeologia dello sviluppo.


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