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Amnesia: Rebirth, recensione (Nintendo Switch 2)

L’orrore sbarca sulla new generation Nintendo

Pasquale Aversano 2 settimane fa 8
 
7.5
Amnesia: Rebirth

Sviluppato e pubblicato da Frictional Games in sinergia con Abylight Studios, Amnesia: Rebirth è un gioco horror in prima persona 3D facente parte dell’omonima e iconica saga Amnesia. Si tratta di un titolo originariamente pubblicato nel 2020 e che, come anche SOMA, arriva su Nintendo Switch 2 per sfruttare al meglio le capacità della nuova ibrida Nintendo tra cui la modalità portabile ancora più solida e comoda. Ed è proprio sulla nuova console Nintendo che siamo tornati a vivere gli orrori di Frictional Games. Pronto a scoprire la nostra recensione?

Contenuti
Amnesia: Rebirth un nuovo horror in casa NintendoUn buio che uccideGrafica e sonoroTi potrebbe interessare

Amnesia: Rebirth un nuovo horror in casa Nintendo

Dobbiamo subito fare un appunto, recuperando parte di quanto già rivelato nell’anteprima: Amnesia: Rebirth è sì un “nuovo” titolo horror per l’ibrida di nuova generazione Nintendo ma in realtà il gioco ha già la sua età. Parliamo, infatti, di un titolo pubblicato originariamente nel 2020 e che segue le orme di altri giochi horror che cercano nuova linfa e attenzione proprio in casa Nintendo, tentando di sfruttare le potenzialità della nuova console. 

Si tratta però di un fedele porting, non troverai nulla di nuovo se non la modalità portatile offerta dall’ibrida Nintendo. Non ci sono aggiunte ludiche ma ci sono invece accorgimenti tecnici per adattare al meglio il titolo. Riassumendo: il peso degli anni, seppur pochi, potrebbe farsi sentire. Nonostante ciò, chi non ha mai giocato questo capitolo di Amnesia, potrebbe trovarsi dinanzi all’occasione perfetta per farlo. Il motivo è semplice: la storia del gioco merita davvero molto, potenziata da un’atmosfera iconica e che saprà catturarti.

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Amnesia: Rebirth, recensione (Nintendo Switch 2)

Ma procediamo con ordine. Amnesia: Rebirth ci mette nei panni di Tasi Trianon, un’archeologa in viaggio insieme a suo marito Salim e a tutto il loro team. Purtroppo, l’aereo su cui si trovano ha un brutto incidente e lo schianto è inevitabile. A emergere dallo schianto è proprio Tasi che si ritrova però sola nel deserto algerino. Non proprio una situazione agiata se aggiungiamo che il tutto è destinato a complicarsi ulteriormente. La ricerca del suo team e soprattutto di suo marito, infatti, la porterà a sprofondare in un percorso ben più oscuro e imprevedibile.

La donna, inoltre, sembra anche avere problemi di memoria, i suoi ricordi sono confusi, il suo passato viene ricostruito in modo frammentato e non proprio lineare né esaustivo… ma la cosa che più grava nell’intera vicenda è il fatto che si ricorda di essere incinta. Basta questo semplice elemento a rivoluzionare l’intera vicenda e ad appesantire ogni nostro passo. Il motivo è semplice: ci si sente concretamente responsabili della sorta di Tasi e figlia, in particolare della seconda. Le attenzioni della madre alla futura vita, soprattutto in determinati momenti del gioco, non fanno altro che contribuire alla tensione che andremo a incassare nell’arco di circa dieci ore di gioco.

Una longevità non elevatissima ma abbastanza in linea col genere e che viene fortificata oltre che da una buona rigiocabilità, anche da un’atmosfera, sia scenica che, soprattutto, sonora, che riesce a dare un valore ulteriore all’intera esperienza. Un titolo quindi che ci ricorda la bravura degli sviluppatori e la bontà di una saga, quella di Amnesia, i cui altri capitoli sono comunque in qualche modo connessi con questo Rebirth, dando vita a un mondo dell’orrore che si richiama in più punti. Insomma, un horror in grado di sorprendere e tenerci sulle spine, non tanto per le creature in sé, comunque presenti ed efficaci, quanto per il ritmo delle vicende e per la loro messa in scena. 

Amnesia: Rebirth, recensione (Nintendo Switch 2)

Un buio che uccide

Amnesia: Rebirth è un horror in prima persona 3D che ci chiede di risolvere sia enigmi ambientali, sia di sfruttare al meglio i vari ambienti di gioco per sopravvivere agli innumerevoli pericoli che ci accompagneranno per tutte le vicende. Il primo di questi, è il buio. La protagonista non può restare troppo tempo senza luce, pena la morte… Per ovviare a ciò, avremo diverse opzioni partendo da piccoli accendini fino a una lampada ad olio. Si tratta però di risorse sia preziose che abbastanza centellinate oltre che dalla durata decisamente bassa.

Questo significa che non bisogna abusarne e, anzi, il loro utilizzo è parte strategica e attiva dell’esperienza. A ciò si sommano le creature mostruose che in qualche modo ci ritroveremo alle calcagna. In questi frangenti, il titolo diventa quasi stealth e starà a noi cercare un modo per deviare i loro percorsi e celarci alla loro vista. Da ricordare che Amnesia: Rebirth non è un titolo action e quindi saremo potenzialmente inoffensivi. Ma le interazioni con gli ambienti sono presenti eccome e in particolar modo per quanto riguarda gli enigmi.

Questi si confermano più che buoni, sia grazie a una degna variazione di tipologie di puzzle sia a una complessità mai troppo accessibile o frustrante. Un equilibrio quindi apprezzabile e che rende l’esperienza ancora una volta ben ritmata e coerente, sfruttando a suo vantaggio anche le mutazioni sceniche di cui non approfondiamo oltre per evitare potenziali spoiler. Dobbiamo però segnalare alcuni piccoli inciampi, tra oggetti da afferrare non sempre in modo preciso e che anzi, alcune volte diventano potenziali ostacoli in cui incastrarci involontariamente e qualche rallentamento nel caricare alcuni oggetti. Nulla che qualche patch non possa risolvere.

Amnesia: Rebirth, recensione (Nintendo Switch 2)

Grafica e sonoro

Graficamente parlando, Amnesia: Rebirth si difende discretamente bene, sorprendendo anche e soprattutto in modalità portatile, vera novità del pacchetto. Siamo onesti, vivere l’orrore di Rebirth in questo modo riesce a coinvolgere più di quanto immaginassimo, offrendoci un’esperienza ancora più personale e diretta. Sì, non si raggiunge il livello di dettaglio della versione in doc e abbiamo anche notato qualche rallentamento in più, ma il risultato complessivo è comunque più che sufficiente oltre che fluido.

Lodevole il gioco di luci anche se, soprattutto in alcune fasi, il buio diventa decisamente troppo opprimente, oscurando completamente i contorni degli ambienti e rendendo quasi ostica la nostra avanzata se non con i doverosi strumenti già citati per fendere le tenebre. Il sonoro è il vero fiore all’occhiello della produzione, in grado di alimentare la tensione, ingannarci e travolgerci in modi difficili da prevedere. Da segnalare, infine, la sempre gradita presenza dei sottotitoli in lingua italiana, utilissimi per godere appieno una storia che saprà colpirti e lasciare il segno.

Scopri tutto su Amnesia: Rebirth
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Amnesia: Rebirth
7.5
Grafica 7
Sonoro 8.5
Longevità 7
Gameplay 7.5
Aspetti positivi Storia che cattura Atmosfera ben implementata Enigmi ben congegnati e vari Modalità portatile ben sfruttata
Aspetti negativi Non aggiunge nulla rispetto al titolo originale Qualche piccolo inciampo tecnico
Considerazioni finali
Amnesia: Rebirth è un porting della versione del 2020 pensata esclusivamente per Nintendo Switch 2. Un titolo che ha già saputo conquistare l’utenza grazie a una storia intrigante, un’ottima atmosfera e un sonoro ben sfruttato. Qui tutto il bene ritorna e può essere vissuto in modalità portatile con una sorprendente immersività. Sì, c’è qualche piccolo inciampo tecnico e l’assenza di novità concrete potrebbe non invogliare chi ha già spolpato a dovere il titolo originale, ma rimane comunque un horror in grado di coinvolgere e colpire.

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