Activision Blizzard Denuncia

Activision Blizzard: paragonato all’Inferno sceso in terra

Activision Blizzard continua a essere al centro di un caso ormai infinito e, questa volta, pare essere stato paragonato come un vero e proprio inferno

Activision Blizzard è sempre più spesso sulla bocca di tanti, ma mai in maniera positiva. Questa volta spuntano nuove dichiarazioni da parte dei lavoratori addetti al dipartimento “Controllo Qualità” e le parole dette sarebbero state durissime. Ovviamente tutte a sfavore dell’azienda.

I dipendenti di Activision Blizzard sembrano aver vissuto, letteralmente, l’Inferno in terra con un misero salario, tante ore di lavoro e moltissimi altri disagi che ormai tutti sappiamo. Moltissimi di loro hanno parlato ai microfoni dei nostri colleghi di Kotaku e hanno fatto rabbrividire moltissimi utenti che seguono la vicenda.

Lavorare in fabbrica, per moltissimi lavoratori, è molto fatico e bene o male raggiunte le ore necessarie si stacca e si torna a casa; a quanto pare lì non funzionava così. Le settimane erano organizzate dalle 50 alle 60 ore, fino ad arrivare anche a superare le 70 ore lavorative. Tempo impensabile, considerando il lavoro che questi dipendenti dovevano effettuare.

Potresti pensare che almeno lo stipendio fosse, per lo meno, equo con le ore lavorate; invece no, anche in questo caso Activision Blizzard dava cifre da fame che chi aveva famiglia con figli non si poteva permettere di avere.

Activision Blizzard

Activision Blizzard pagava dai $14 ai $17 all’ora: “Non riusciamo a vivere”

Sono stati moltissimi dipendenti a segnalare la paga oraria mostrandosi apertamente nelle interviste fatte da Kotaku. Tranne un dipendente che ha preferito rimanere anonimo, forse per paura di varie ripercussioni sul luogo di lavoro o in futuro.

Ai microfoni pare abbia dichiarato di aver avuto un taglio di $7 all’ora, tali da non permettergli di mantenere neanche sé stesso. A livello psicologico moltissimi lavoratori sono arrivati al limite dell’umana sopportazione e purtroppo continuano a rimanere in un ambiente poco sano solo per recuperare più soldi possibili per mangiare.

Una dichiarazione molto allarmante, considerando anche il fatto che moltissimi non chiedono neanche la pausa per malattia in quanto, per esempio, nel Texas alcuni studi di Activision non consentono il congedo retribuito. Questo è causato dal contratto stipulato dove l’azienda non ha alcun tipo di obbligo per quanto riguarda il supporto e dare vantaggi nel caso qualcuno sia assente da lavoro.

Questo, per lo più, prevale su chi ha un contratto non a tempo pieno o a lungo periodo. Tutto ciò per chi è dipendente non transessuale, in quanto se qualche lavoratore rivela esserlo vedrebbe costantemente, nei programmi e nelle documentazioni varie, il famoso deathname (nome di battesimo/nome dato alla nascita). Un’offesa per tutta la comunità transessuale che solo le risorse umane possono gestire e non sempre viene fatto per vari problemi, quali: personale che può e non vuole procedere a dare man forte.

Ancora una volta pare non essere nel 2021, ma in anni molto simili a quelli del medioevo. La situazione cambierà? Activision Blizzard ha dichiarato di voler dare l’esempio alle altre aziende del settore, ma sarà veramente così? Attualmente, le dichiarazioni a loro sfavore continuano a spuntare come funghi e la situazione non fa che peggiorare.

Activision Blizzard sciopero

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Giulia Spataro
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