Vai al contenuto

Le ultime notizie dal mondo dei videogiochi, guide, recensioni e molto altro.

iCrewPlay iCrewPlay
Preferiti
Progetto · RecensionePC

Gennady, recensione (PlayStation 5)

Un roguelike frenetico e grottesco, con un'identità visiva notevole ma una formula che tende a ripetersi

Avatar di emanuele ribaudoDiEmanuele Ribaudo 10 min di lettura PC
Gennady
6,3/10
La recensione

Gennady

Grafica6,5
6.5/10
Sonoro6,0
6/10
Longevità6,0
6/10
Gameplay6,5
6.5/10

Cosa funziona

  • Stile grafico originale e riconoscibile
  • Animazioni disegnate a mano
  • Combattimenti frenetici e dinamici

Cosa convince meno

  • Gameplay ripetitivo alla lunga
  • Scarsa profondità narrativa
  • Varietà limitata delle situazioni

Gennady ha una direzione artistica riconoscibile e alcune idee interessanti, ma non riesce a sfruttarle fino in fondo per costruire un’esperienza davvero memorabile. Il gameplay offre momenti dinamici, mentre la ripetitività e una struttura che non si discosta abbastanza dai canoni del genere ne limitano l’impatto. Una produzione discreta, consigliabile soprattutto a chi apprezza gli action roguelike più particolari, ma non abbastanza incisiva da distinguersi con decisione.

Introduzione

Ci sono videogiochi che cercano di conquistare il pubblico attraverso una narrazione elaborata, una produzione tecnicamente impressionante o un mondo nel quale perdersi per decine di ore. E poi ci sono produzioni come Gennady, che scelgono una strada decisamente meno convenzionale, puntando tutto su un’identità visiva riconoscibile, un umorismo volutamente assurdo e un sistema di combattimento che non lascia molto spazio alle esitazioni.

Sviluppato da Feed 64 e pubblicato su console da Sobaka Studio, Gennady è un platform roguelike a scorrimento laterale che mette il giocatore nei panni di un uomo precipitato in un universo alieno tanto ostile quanto disgustoso. Il protagonista, peraltro, non può nemmeno contare su un abbigliamento particolarmente adatto alla situazione: il suo risveglio avviene infatti in mutande, all’interno di una fabbrica extraterrestre nella quale la biomassa sembra avere preso il posto dei normali materiali industriali.

L’idea alla base dell’avventura è semplice, ma sufficiente a definire immediatamente il tono dell’esperienza. Non siamo davanti all’ennesimo eroe chiamato a salvare il mondo, bensì a un individuo che deve sopravvivere a una situazione assurda, affrontando creature mostruose e cercando una via d’uscita da un ambiente che sembra progettato appositamente per metterlo in difficoltà.

Pubblicità

La particolarità di Gennady non risiede soltanto nella sua premessa, ma soprattutto nella scelta di accompagnarla con una direzione artistica in bianco e nero, animazioni disegnate a mano e un gameplay che mescola combattimenti ravvicinati, sezioni platform e progressione roguelike.

Il risultato è una produzione indipendente che prova a distinguersi attraverso la personalità, ma che deve fare i conti con una formula già ampiamente frequentata. Un’estetica riconoscibile e qualche idea interessante non bastano, infatti, a garantire un’esperienza davvero memorabile: a fare la differenza sono la varietà delle situazioni, la qualità delle meccaniche e la capacità di mantenere vivo l’interesse nel corso delle partite.

Trama

La premessa narrativa di Gennady è volutamente surreale. Tutto comincia con un risveglio decisamente poco rassicurante: quello che potrebbe sembrare l’inizio di un sogno stravagante si trasforma rapidamente in un incubo, con il protagonista intrappolato in una fabbrica aliena popolata da creature ripugnanti e circondata da strutture che sembrano costruite con carne, fluidi organici e materia vivente.

In questo scenario, la priorità è una soltanto: sopravvivere e trovare una via di fuga. La narrazione non cerca di costruire una mitologia particolarmente complessa o di trasformare Gennady nel classico protagonista tormentato da grandi dilemmi morali. Preferisce utilizzare l’assurdità della situazione come elemento caratterizzante, lasciando che siano gli ambienti, i nemici e le situazioni di gioco a trasmettere il senso di disagio che accompagna l’avventura.

È un approccio che si sposa bene con il tono generale della produzione. La violenza assume spesso contorni grotteschi, mentre l’aspetto apparentemente ridicolo del protagonista crea un contrasto evidente con la brutalità del mondo che lo circonda. L’effetto è quello di un fumetto animato nel quale il disgusto e l’umorismo nero convivono senza necessariamente cercare una spiegazione razionale.

Il problema è che una premessa curiosa non si traduce automaticamente in una narrazione coinvolgente. Chi cerca una storia ricca di dialoghi, personaggi approfonditi e continui colpi di scena potrebbe trovare l’impostazione piuttosto essenziale. L’ambientazione riesce a incuriosire, ma il racconto rimane soprattutto un pretesto per passare da uno scontro all’altro, senza offrire un approfondimento particolarmente incisivo del protagonista o del mondo che lo circonda.

La scelta di privilegiare l’azione è comprensibile, soprattutto per una produzione di questo tipo, ma finisce per lasciare la componente narrativa in secondo piano. Gennady riesce a incuriosire con il proprio immaginario, senza però sfruttarlo fino in fondo per costruire un’avventura capace di lasciare il segno.

Gameplay

Gennady - immagine igdb

È sul piano ludico che Gennady deve dimostrare di avere qualcosa in più rispetto alla sua particolare veste grafica. La struttura combina platforming bidimensionale, combattimenti frenetici e meccaniche roguelike, costruendo un’esperienza nella quale avanzare non significa semplicemente eliminare tutti i nemici che si incontrano lungo il percorso.

Il movimento è uno degli elementi centrali dell’intero sistema di gioco. Gennady può affrontare gli avversari nel combattimento ravvicinato, utilizzare armi aliene e sfruttare scatti particolarmente aggressivi per attraversare gli ambienti, superare determinati ostacoli e colpire le creature che gli sbarrano la strada.

La possibilità di trasformare il proprio corpo in una sorta di proiettile vivente è una delle idee più caratteristiche della produzione. Il movimento non è soltanto uno strumento per spostarsi da una piattaforma all’altra, ma diventa parte integrante dell’offensiva, contribuendo a rendere gli scontri più dinamici.

Questa impostazione richiede un approccio piuttosto aggressivo. Rimanere fermi troppo a lungo rischia di compromettere la capacità di controllare la situazione, mentre imparare a combinare attacchi, spostamenti rapidi e schivate diventa fondamentale per superare gli incontri più impegnativi.

A rendere ancora più interessante il sistema di combattimento interviene la Modalità Furia, uno stato speciale che garantisce temporaneamente invulnerabilità, velocità e una maggiore capacità distruttiva. La sua durata è legata anche all’efficacia con cui si eliminano i nemici: mantenere un ritmo offensivo elevato permette quindi di prolungare questa fase e sfruttarne i vantaggi.

Si tratta di una meccanica coerente con la filosofia del gioco, ma non sufficiente da sola a rendere ogni combattimento particolarmente profondo. L’aggressività rappresenta la chiave dell’esperienza, e proprio questa insistenza su un ritmo sempre elevato può finire per rendere gli scontri meno interessanti quando viene meno la sorpresa iniziale.

La struttura roguelike completa il quadro. È un’impostazione che, pur con soluzioni differenti, richiama la centralità del tentativo e dell’apprendimento che abbiamo già incontrato nella recensione di Roguecraft DX. Le ambientazioni vengono generate proceduralmente, facendo sì che la disposizione delle aree e degli ostacoli possa cambiare da una partita all’altra. Durante le esplorazioni è inoltre possibile raccogliere artefatti, risorse e potenziamenti, elementi che contribuiscono a modificare le possibilità del protagonista e a costruire configurazioni differenti.

La progressione non si limita dunque a un semplice aumento delle statistiche. La scelta degli artefatti e dei miglioramenti può influenzare il modo in cui si affrontano i combattimenti, offrendo margini per sperimentare strategie diverse e adattarsi alle situazioni incontrate durante la fuga. Per un altro esempio di come bonus e malus possano modellare le partite, si può leggere anche la nostra recensione di Curse Rounds.

Non mancano poi gli scontri con i boss, creature di dimensioni considerevoli che rappresentano gli ostacoli principali al termine dei diversi biomi. Questi incontri dovrebbero mettere alla prova quanto appreso nelle fasi precedenti, imponendo una maggiore attenzione ai movimenti e alla gestione delle risorse.

Gennady - immagine igdb

Particolarmente interessante è anche il Vicolo dei Morti, una meccanica che permette di preservare determinati artefatti per le partite successive. La morte rimane una componente fondamentale della formula roguelike, ma non comporta necessariamente la perdita assoluta di tutto ciò che è stato raccolto. Questa possibilità introduce un ulteriore livello di pianificazione, perché scegliere quali risorse conservare può fare la differenza nel tentativo successivo.

Il limite principale della formula risiede nella sua dipendenza dalla ripetizione. La generazione procedurale può modificare la disposizione degli ambienti, ma non garantisce automaticamente una varietà sostanziale delle situazioni. Se il combattimento rimane il fulcro di ogni partita, il rischio è che le sessioni finiscano per assomigliarsi troppo, trasformando la voglia di migliorarsi in una routine meno stimolante.

Gennady dispone quindi di alcune idee valide, ma la presenza di meccaniche già conosciute e di una struttura fortemente ripetitiva gli impedisce di emergere con la stessa forza della sua direzione artistica. Il gameplay può risultare piacevole per chi cerca un action immediato, ma non offre elementi sufficienti per renderlo un riferimento imprescindibile del genere.

Analisi tecnica: sonoro e grafica

Comparto sonoro

Il comparto audio di Gennady accompagna un’esperienza costruita intorno alla velocità, alla violenza caricaturale e a un’atmosfera volutamente disturbante. In un gioco nel quale gli scontri possono trasformarsi rapidamente in un insieme di attacchi, movimenti improvvisi ed effetti visivi, la chiarezza dei suoni e la loro capacità di sottolineare l’azione assumono un’importanza considerevole.

Su PlayStation 5, la produzione prevede voci in inglese e russo, mentre i testi a schermo sono disponibili nelle stesse lingue. L’assenza dell’italiano in questa versione rappresenta quindi un limite per chi preferisce affrontare i videogiochi nella propria lingua, anche se la natura prevalentemente immediata dell’azione riduce il peso di questa mancanza rispetto a quanto accadrebbe in un’avventura fortemente narrativa.

L’audio ha soprattutto il compito di sostenere il ritmo delle partite, dare consistenza agli attacchi e contribuire alla costruzione di un mondo nel quale il disgusto diventa parte integrante dell’esperienza. È un obiettivo coerente con la direzione artistica, che punta più sull’impatto complessivo che sulla ricerca del realismo.

Il comparto sonoro accompagna quindi la natura frenetica dell’esperienza, ma non rappresenta l’elemento sul quale il gioco costruisce la propria identità. La sua funzione rimane principalmente di supporto all’azione, senza raggiungere la stessa capacità di distinguersi che caratterizza invece il comparto visivo.

L’assenza della localizzazione italiana nella versione PS5 pesa inoltre sull’accessibilità per una parte del pubblico, soprattutto per chi preferisce non affrontare testi e dialoghi in lingua straniera. Non è un difetto capace di compromettere da solo l’esperienza, ma contribuisce a rendere il comparto audio meno convincente nel quadro complessivo.

Comparto grafico

Se c’è un elemento che permette a Gennady di distinguersi immediatamente, è la sua direzione artistica. In un mercato nel quale anche le produzioni indipendenti possono inseguire una rappresentazione sempre più realistica, il titolo sceglie deliberatamente una strada diversa, affidandosi a un’estetica monocromatica e ad animazioni disegnate a mano fotogramma per fotogramma.

Gennady - immagine igdb

Il bianco e nero domina la rappresentazione degli ambienti e dei personaggi, creando un contrasto marcato che richiama le atmosfere del fumetto noir. A interrompere questa uniformità intervengono improvvise esplosioni di colore, capaci di attirare l’attenzione e sottolineare gli elementi più appariscenti dell’azione.

La fabbrica aliena costituisce il centro visivo dell’avventura. Corridoi industriali, strutture organiche e creature deformi contribuiscono a creare un universo nel quale il confine tra architettura e materia vivente sembra continuamente dissolversi. Il risultato è volutamente sgradevole, ma proprio questa scelta permette al gioco di sviluppare una personalità riconoscibile.

Anche il protagonista contribuisce alla riuscita dell’insieme. Il suo aspetto ordinario, ulteriormente accentuato dall’abbigliamento decisamente inadeguato, crea un contrasto ironico con le dimensioni e la ferocia degli avversari. È una scelta che si adatta bene al tono grottesco della produzione e contribuisce a rendere il personaggio immediatamente riconoscibile.

L’animazione disegnata a mano è particolarmente adatta a un sistema di combattimento che vive di movimenti rapidi, impatti e cambiamenti improvvisi di direzione. L’identità grafica non appare come un semplice rivestimento estetico, ma come una componente coerente con il ritmo e il tono dell’esperienza.

Non mancano, tuttavia, alcuni limiti intrinseci a una rappresentazione così stilizzata. L’elevato contrasto e la quantità di elementi presenti a schermo possono rendere più difficile distinguere immediatamente personaggi, proiettili, ostacoli e dettagli ambientali durante le fasi più concitate. Una direzione artistica originale deve anche garantire una leggibilità adeguata, soprattutto quando la rapidità di reazione è essenziale.

Il comparto grafico resta comunque il punto di forza più evidente di Gennady. Lo stile monocromatico e l’immaginario disturbante gli consentono di distinguersi, ma la personalità visiva non basta a compensare i limiti delle altre componenti. Il risultato è un gioco esteticamente interessante, che convince più per le proprie scelte artistiche che per la capacità di trasformarle in un’esperienza complessivamente superiore alla media.

Conclusioni

Gennady è una produzione che prova a ritagliarsi uno spazio nel panorama indipendente attraverso un immaginario particolare e un gameplay costruito intorno all’azione frenetica. La sua fabbrica aliena, le creature grottesche e la scelta del bianco e nero gli conferiscono una personalità riconoscibile, evitando che il gioco si confonda completamente con le numerose produzioni che condividono la stessa struttura roguelike.

Il problema è che l’originalità estetica non viene accompagnata da un’innovazione altrettanto significativa sul piano ludico. Il sistema di combattimento ha qualche intuizione interessante, soprattutto nella gestione della velocità e della Modalità Furia, ma la ripetizione delle partite rischia di diventare il principale ostacolo al coinvolgimento. Anche la progressione attraverso artefatti e potenziamenti, pur offrendo possibilità di sperimentazione, non basta da sola a rendere ogni tentativo davvero memorabile.

La componente narrativa rimane essenziale e il comparto sonoro svolge soprattutto una funzione di supporto, senza riuscire a imporsi come un elemento determinante. È invece la direzione artistica a garantire al progetto una maggiore riconoscibilità, grazie a una scelta stilistica coerente con l’atmosfera e con l’umorismo nero che caratterizzano l’intera produzione.

Nel complesso, Gennady è un gioco che può attirare gli appassionati di action bidimensionali e roguelike, ma che fatica a trasformare le proprie intuizioni in un’esperienza davvero incisiva. La base è interessante, ma la formula non appare sufficientemente ricca da lasciare un segno duraturo in un genere nel quale la concorrenza è particolarmente agguerrita.

La sensazione finale è quella di una produzione con una personalità visiva più forte del suo impianto ludico: un titolo capace di incuriosire al primo impatto, ma che deve fare affidamento soprattutto sulla disponibilità del giocatore ad accettare la ripetizione e le dinamiche tipiche del genere. Per chi cerca un roguelike immediato e fuori dagli schemi può rappresentare una scelta da valutare, mentre chi pretende maggiore varietà, profondità e ambizione potrebbe rimanere meno soddisfatto.

La tua opinione in un clic

Cosa ne pensi?

La sala è aperta

Entra nella conversazione

Condividi il tuo punto di vista: non serve creare un account. I contributi restano soggetti alla moderazione editoriale.

Traguardo della community0 / 5
Mancano 5 interventi al prossimo traguardo.

Aggiungi la tua voce

Partecipazione libera: inserisci i dati richiesti e pubblica senza registrarti.