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Dragon’s Dogma 2: Dark Arisen, la recensione (Steam)

Neve, mostri e nuove sfide: Capcom espande Dragon’s Dogma 2 senza snaturarne l’anima

Avatar di alessandro rulliDiAlessandro Rulli 6 min di lettura Recensioni
Dragon's dogma 2
8,6/10
La recensione

Dragon's Dogma 2: Dark Arisen

Grafica8,5
8.5/10
Sonoro8,5
8.5/10
Longevità8,4
8.4/10
Gameplay9,0
9/10

Cosa funziona

  • Norgan è una regione compatta, verticale e ricca di atmosfera
  • Combattimenti finalmente impegnativi anche per Arisen esperti
  • Riti Perduti ben integrati nelle regioni del gioco originale
  • Gli aggiornamenti gratuiti rendono Dragon’s Dogma 2 molto più rifinito rispetto al 2024
  • Progressione attraverso reliquie, Obelischi e nuove abilità soddisfacente

Cosa convince meno

  • Nessuna nuova vocazione
  • La casualità delle reliquie non convincerà tutti
  • Il viaggio rapido più permissivo attenua una delle peculiarità del gioco originale

Dark Arisen è l’espansione di cui Dragon’s Dogma 2 aveva bisogno, anche se non è la rivoluzione che il nome potrebbe far immaginare. Chi sperava in una copia moderna della Nerabisso deve ridimensionare le aspettative. Norgan segue una filosofia diversa, più vicina all’esplorazione libera del secondo capitolo, ma la arricchisce con un territorio più denso, una difficoltà superiore e una progressione capace di restituire valore alla ricerca di equipaggiamento. Il risultato funziona perché Capcom non prova a correggere Dragon’s Dogma 2 trasformandolo in un altro gioco. Ne prende invece gli elementi migliori e li mette in condizioni di esprimersi più a lungo: grandi mostri, Pedine, viaggi imprevedibili, vocazioni molto differenti e battaglie in cui la fisica può trasformare un piano perfetto in un disastro nel giro di pochi secondi.

Il nome può trarre in inganno, soprattutto chi segue la serie dagli inizi. Dark Arisen non è una riedizione dell’espansione del primo Dragon’s Dogma, né un semplice recupero nostalgico di Nerabisso. È la grande espansione di Dragon’s Dogma 2, pubblicato nel 2024, e arriva con un obiettivo preciso: dare nuova sostanza a un gioco affascinante ma divisivo, capace di conquistare per libertà, combattimenti e senso dell’avventura, lasciando però scoperti alcuni aspetti legati a varietà, progressione e prestazioni.

Capcom ha scelto non casualmente lo stesso nome del celebre contenuto aggiuntivo del primo episodio. Alla direzione torna Kento Kinoshita, già legato a quella trasformazione, ma il nuovo Dark Arisen segue una strada differente. Non c’è una seconda Nerabisso da percorrere corridoio dopo corridoio: l’espansione introduce invece la regione di Norgan e dodici dungeon chiamati Riti Perduti, distribuiti tra Vermund e Battahl.

Dark Arisen non cambia la natura del gioco, la mette sotto pressione, proponendo nemici più aggressivi, equipaggiamento più potente e un’esplorazione che torna a far pesare ogni decisione.

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Dragon’s dogma 2: dark arisen, la recensione (steam)

Storia, personaggi e ambientazione

Il cuore narrativo conduce l’Arisen verso Norgan, una regione settentrionale abbandonata, stretta tra montagne, rovine e tempeste di neve. Le voci parlano della comparsa di un nuovo Arisen, una possibilità che basta da sola a mettere in discussione alcune delle certezze costruite durante la campagna principale.

Ad accompagnare questa nuova indagine c’è Eir, figura enigmatica legata al mistero del Drago Caduto, creatura immortale che diventa rapidamente il centro degli eventi. È una premessa efficace perché torna sui temi classici della serie senza limitarsi a ripeterli. Il rapporto tra Arisen, drago, destino e volontà resta centrale, ma viene osservato da una prospettiva abbastanza autonoma da non sembrare un capitolo tagliato dalla storia originale.

La narrazione rimane fedele allo stile di Dragon’s Dogma. Non si trasforma improvvisamente in un GDR dominato da interminabili dialoghi o scene cinematografiche. I personaggi hanno però una presenza più marcata rispetto a buona parte dell’avventura base e la missione principale segue un percorso più leggibile.

È soprattutto Norgan a fare la differenza. La nuova regione possiede un’identità molto più netta di quanto suggerisca la semplice definizione di “zona innevata”. Il gelo condiziona l’esplorazione, le bufere riducono la visibilità e la struttura verticale obbliga spesso a ragionare su come raggiungere una rovina o un sentiero intravisto più in alto. Grotte, pareti rocciose e strutture abbandonate si sovrappongono, dando alla mappa una densità notevole.

Norgan non ha l’oppressione claustrofobica della Nerabisso del primo Dark Arisen e non prova a imitarla. È uno spazio più aperto, ancora costruito attorno all’idea del viaggio. La differenza è che qui il viaggio torna a essere pericoloso.

Dragon’s dogma 2: dark arisen, la recensione (steam)

Gameplay

Uno dei problemi più evidenti di Dragon’s Dogma 2 nel lungo periodo era la facilità con cui un Arisen ben equipaggiato finiva per dominare gran parte degli incontri. Dark Arisen alza sensibilmente il livello dello scontro, soprattutto entrando a Norgan senza aver preparato bene personaggio e Pedine.

Il livello consigliato per affrontare la nuova regione è 40, ma il numero racconta solo metà della storia. Equipaggiamento, composizione del gruppo e vocazione utilizzata incidono moltissimo. I nemici colpiscono duro, gli scontri tendono a coinvolgere più creature insieme e i nuovi mostri restituiscono quella sensazione di vulnerabilità che nel gioco base tendeva a svanire dopo molte ore.

Il combattimento resta quello eccellente di Dragon’s Dogma 2. Scalare una creatura enorme, aggrapparsi mentre tenta di scrollarsi di dosso l’Arisen, sfruttare un dislivello o un avversario sbilanciato continua a produrre situazioni difficili da replicare in altri action RPG. La maggiore aggressività dell’espansione valorizza ancora di più queste caratteristiche.

Non arrivano nuove vocazioni, scelta che può lasciare un po’ di amaro in bocca, ma Dark Arisen preferisce approfondire quelle esistenti. Nuove abilità e potenziamenti ampliano le possibilità, mentre l’aumento a sei tecniche equipaggiabili, introdotto dagli aggiornamenti gratuiti del gioco base, rende le configurazioni molto meno sacrificate rispetto alle quattro abilità originarie.

Una parte importante della progressione passa attraverso le reliquie di Norgan. Nemici ed esplorazione permettono di ottenere oggetti da valutare prima di scoprirne completamente le caratteristiche. Il sistema rende nuovamente interessante cercare equipaggiamento dopo decine di ore, anche se introduce una componente casuale abbastanza marcata. Trovare una reliquia eccellente è gratificante; accumularne diverse poco utili può invece trasformare il sistema in una piccola lotteria.

Dragon’s dogma 2: dark arisen, la recensione (steam)

A questa struttura si aggiungono i dodici Riti Perduti, dungeon disseminati tra Vermund e Battahl. È una scelta intelligente perché impedisce all’espansione di confinare tutto il nuovo contenuto nel nord. Tornare nelle vecchie regioni significa affrontare sfide più strutturate, ottenere ricompense utili e riscoprire zone che molti giocatori avevano ormai smesso di frequentare.

I Riti non hanno tutti la stessa difficoltà: alcuni possono essere affrontati prima di Norgan, mentre altri mettono alla prova anche gruppi ben preparati. Così l’espansione si inserisce nella campagna senza sembrare soltanto un blocco post-game.

Gli Obelischi aggiungono un ulteriore livello di crescita, offrendo miglioramenti permanenti e versioni potenziate di alcune abilità. Il ciclo esplorazione, battaglia, reliquia, potenziamento funziona, anche se il nuovo equipaggiamento tende a rendere meno importanti diversi oggetti ottenuti nella campagna originale.

Merita una considerazione anche il viaggio rapido. Gli aggiornamenti gratuiti precedenti all’uscita di Dark Arisen hanno introdotto una Pietra del Trasporto eterna e più Portcrystal, rendendo gli spostamenti molto meno restrittivi. È una comodità enorme, soprattutto per muoversi tra le vecchie regioni e Norgan, ma attenua parzialmente quella filosofia basata sul peso del viaggio che rendeva Dragon’s Dogma 2 così particolare.

Dragon’s dogma 2: dark arisen, la recensione (steam)

Livello tecnico

Dragon’s Dogma 2 arrivò sul mercato con problemi prestazionali difficili da ignorare. Due anni di patch hanno però cambiato sensibilmente la situazione e Dark Arisen debutta insieme alla versione tecnicamente più solida del gioco vista finora.

Gli aggiornamenti hanno lavorato su frame rate, stabilità e sistema di salvataggio, ora decisamente meno punitivo. Su PC sono state ampliate anche le tecnologie di generazione dei fotogrammi, mentre su console il comportamento generale è più stabile rispetto al lancio del 2024. Restano situazioni particolarmente pesanti, ma il miglioramento complessivo è evidente.

Artisticamente Norgan è splendida. La neve modifica la lettura degli ambienti, le bufere nascondono i punti di riferimento e le creature emergono spesso dalla foschia quando il gruppo è già impegnato in altro. La direzione artistica sfrutta il clima come parte del gameplay, e alcune battaglie contro i nuovi mostri sono tra le più spettacolari dell’intero gioco.

Restano convincenti animazioni delle creature, fisica degli scontri e sonoro. Il doppiaggio mantiene il taglio teatrale della serie, mentre le Pedine continuano a riempire i viaggi di indicazioni e osservazioni.

L’aggiornamento pubblicato insieme all’espansione introduce inoltre la modalità Difficile, utilizzabile anche con personaggi esistenti. Per chi arriva a Norgan con un Arisen ormai potentissimo è una possibilità importante per mantenere alta la tensione, anche se si tratta di un’aggiunta gratuita e non di un contenuto esclusivo del DLC.

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