Sviluppato da Nate Purkeypile e pubblicato da Dark Producto con l’edizione fisica curata da Tesura Game e disponibile sia in versione standard che in Collector’s Edition per PlayStation 5, The Axis Unseen è una sorta di hunting game con venature horror in prima persona 3D. Un titolo nato dalla mente e dalle mani di uno degli sviluppatori che hanno partecipato a Skyrim e Fallout e che qui porta una ventata di heavy metal e azione a tutto spiano. Pronto a scoprire la nostra recensione per PlayStation 5?
The Axis Unseen e una battuta di caccia fantasy e letale
Per capire The Axis Unseen bisogna partire per forza dal suo creatore che, come già anticipato, si tratta di uno degli sviluppatori di titoli di gran spessore quali Skyrim e Fallout 3 e 4. Figura anche in titoli del calibro di Metroid Prime 3, BloodRayne 2 e Starfield oltre a essere il direttore artistico di Fallout 76. Questo per dire che si tratta di un progetto in mano a un veterano del settore che ha portato, in questo caso specifico, una sua idea personale recuperando parte della propria esperienza videoludica.
E partendo dalla narrazione, emergono le prime riflessioni. The Axis Unseen non ha una trama specifica e univoca. Ci sono vaghi spunti da collegare e una sorta di lore da raccogliere di volta in volta, ma non abbiamo una storia precisa in cui immedesimarci. Il nostro stesso avatar è alquanto anonimo e l’assenza di individui con cui interagire, rende l’esperienza alquanto solitaria e decisamente separata dai titoli prima citati in termini di complessità narrativa.

Ed ecco quindi che The Axis Unseen diventa praticamente una sorta di stravagante simulatore di caccia solitaria dove siamo letteralmente gettati nel mondo di gioco, abbandonati a noi stessi e alla nostra curiosità. Il mondo di gioco è quindi parte viva e pulsante della storia di The Axis Unseen fatta di vere e proprie battute di caccia ma, soprattutto, di esplorazione. L’area di gioco è qualcosa di veramente vasto e immenso, la sensazione pad alla mano di esplorare qualcosa di mastodontico è reale e palpabile.
Purtroppo però, come già accennato, è un mondo quasi del tutto vuoto. Su carta e anche dal breve e non molto esaustivo tutorial, apprendiamo che si tratta di un luogo estremamente pericoloso. Sì, siamo noi i cacciatori ma la realtà è che ci vuole poco a capovolgere il ruolo e diventare una miserevole preda. Il motivo è semplice: le creature che popolano il mondo e che dovremo cacciare, sono tutte terribilmente fameliche e letali. Non per niente pescano a piene mani dal folklore europeo.

Dal bigfoot al lupo mannaro, con rispettive varianti, passando per trent e creature paludose fino ad alcune sinceramente mastodontiche e belle da vedere. Il bestiario di The Axis Unseen è abbastanza vasto ma richiede tempo e impegno per schiudersi e mostrare il meglio di sé. Come d’altronde anche il mondo di gioco è estremamente ripetitivo e vuoto salvo fugaci monumenti segnati da focolari luminescenti o intere colonne luminose.
Il paragone con Shadow of the Colossus non è quindi banale ma anzi è idoneo in quanto il nostro muoverci nel mondo di gioco sarà letteralmente dettato dalla nostra curiosità di inseguire determinati punti luminosi in un’avventura non lineare e scandita da continue scoperte e massacri di vario genere. A unire ogni spedizione c’è un unico hub centrale, connesso col mondo da strani portali che fungono da teletrasporto e in cui potremo recuperare e infoltire la nostra lore.
Tale lore è riempita da approfondimenti sulle creature uccise con tanto di statua marmorea a raffigurazione delle nostre gesta ma anche dei documenti che andremo a cercare in giro e che, con qualche verbosità di troppo, azzardono memorie e leggende dei precedenti cacciatori. Insomma, seppur sconnesso e a modo suo, The Axis Unseen ha una narrazione interna ma non è il vero motore che ci spinge ad andare avanti.

Essere un cacciatore
The Axis Unseen è un gioco d’azione in prima persona 3D ma è anche identificabile come una sorta di simulatore di caccia. Questo perché non basta puntare l’arco e scagliare la freccia ma bisogna prestare attenzione alla bandierina che indica la direzione del vento così come alle tracce sul terreno da seguire. In realtà, come detto, non siamo solo cacciatore… ma anche preda. Ecco quindi che dobbiamo prestare attenzione anche alle nostre di tracce quale odore (condizionato dal vento) e rumore (condizionato dai passi).
Il titolo ci suggerisce più volte di proseguire lentamente e di prestare attenzione al suolo. Banalmente un suolo fatto di pietre ci rende più veloce ma anche più rumoroso. Fare troppo rumore o iniziare a correre o abusare del salto/dash allerterà le creature che potranno così iniziare a puntarci già da ampie distanze. Ecco, data la mole del mondo di gioco, muoversi lentamente è sinceramente frustrante e lento.

Ti ritroverai così a correre e scoprirai che non è poi così pericoloso il mondo di gioco. O meglio, se ti circondano, bastano anche i nemici più fragili per farti le penne ma basta un minimo di studio del luogo per poter progettare vie di fuga in caso di necessità, sfruttando la stamina del personaggio e le sue abilità. Sì, perché non puoi correre all’infinito e no, non c’è un indicatore a schermo ad aiutarti.
The Axis Unseen sceglie di eliminare qualsivoglia elemento dell’interfaccia. Salute, proiettili, stamina, energia acquisita, tutto è direttamente integrato col nostro avatar attraverso simboli visibili sul nostro fedele arco e sulla nostra pelle, in particolare la mano sinistra. Ecco, questa integrazione di elementi senza numeri o quant’altro su schermo, migliora sicuramente l’immersività ma lo spaesamento delle prime ore è molto forte.
Privi di linee guida, in un mondo vasto e pericoloso, senza interfaccia e con un hub di gioco discretamente confusionario nei suoi elementi, ci si impiega del tempo per capire bene come vivere The Axis Unseen. Inoltre, il sistema di combattimento spicca per alcune cose ma non brilla su altre. Prima di tutto l’arco: si tratta dell’arma principale ed è legato alla fisica del gioco tra cui il vento e la morfologia stessa dei luoghi. Inoltre, le nostre frecce, di numero limitato, ritornano a noi quando ci avviciniamo, restando quindi impigliate nel luogo o nei nemici.

All’arco si sommano frecce particolari tra cui quelle incendiarie che possono dar vita a focolai decisamente imprevedibili ma appaganti. Oltre alle frecce, tra cui c’è anche quella ombra, inoffensiva ma utile per dar luce ma anche per spianare la strada fungendo da sorta di temporaneo drone, si somma un pugnale per attacchi ravvicinati e la magia. Quest’ultima è composta da una serie di incantesimi da reperire in giro e che, seppur limitati, possono offrire una buona variazione dell’esperienza offrendo anche una discreta strategia esplorativa.
Un esempio pratico, è la magia di rocca che crea una sorta di pilastro dal suolo utile per scalare pareti o creare alture temporanee per affrontare i nemici. Questi ultimi spiccano per varietà ma tale varietà si mostra nei rispettivi biomi che vanno prima scovati e, come detto, l’esplorazione di The Axis Unseen regala sì soddisfazioni ma richiede l’esplorazione di un mondo troppo ampio e troppo vuoto. Inoltre, il combattimento stesso mostra un’anima grezza e non sempre imprecisa aggravata da un impianto tecnico non sempre all’altezza.
D’altro canto, segnaliamo un livello di difficoltà molto personalizzabile e che intacca tanto l’aggressività quanto la potenza dei nemici partendo da una totale inoffensività fino al permadeath. Elementi questi che rendono l’accesso al gioco potenzialmente trasversale ma comunque non adatto a tutti considerando le sue particolarità esposte. Consigliamo quindi una prova.

Grafica e sonoro
Graficamente parlando, The Axis Unseen spicca per alcuni panorami e per una profondità innegabile. Buona anche l’elemento fantasy che mescola enormi scheletri a strutture tribali di vario genere. Purtroppo, un mondo tanto vasto se non viene ben caratterizzato, presta inevitabilmente il fianco a un vuoto che rischia anche di spiazzare, spaesare e rendere l’esplorazione più lenta e appesantita del previsto. Inoltre, smarrirsi è facilissimo, non essendoci mappa alcuna.
Da segnalare anche delle animazioni non proprio coerenti. I nemici spesso si muovono in modo scoordinato e la loro IA non è perfetta, limitandosi a correrci incontro e a incastrarsi in elementi ambientali anche invisibili. Insomma, non il massimo, soprattutto se pensiamo alla tensione che vorrebbe creare il titolo. In compenso, l’animo heavy metal del titolo emerge con forza grazie a una colonna sonora curata, varia e ben studiata.
L’impianto audio è quindi positivo salvo però per alcuni elementi ludici. I segnali acustici che dovrebbero avvisarci di esser stati individuati dai nemici e i rumori stessi di questi, spesso sono fuori fase, risultando o troppo lontani o troppo vicini rispetto alla posizione reale della creatura. Da segnalare infine la graditissima presenza dei sottotitoli in lingua italiana, utili soprattutto per i verbosi documenti opzionali, peccato che non tutto sia tradotto a dovere e in modo coerente.
