Sviluppato da Black Tower Basament e pubblicato da Nordcurrent Labs, Defender of the Crown: The Legend Returns è uno strategico gestionale a turni molto accessibile e con tanto di piccoli minigiochi tutti a tema medievale. Si tratta anche, come da titolo, di un ritorno vero e proprio di una saga la cui nascita risale alla fine degli anni ‘80. Noi abbiamo provato questo nuovo capitolo su Nintendo Switch 2. Pronto a scoprire la nostra recensione e a difendere la corona?
Defender of the Crown: The Legend Returns un ritorno poco rivoluzionario
Prima di affrontare la narrazione di Defender of the Crown: The Legend Returns è bene capire di che tipo di prodotto si tratta. Parliamo di una sorta di collection al cui interno troviamo diversi titoli qui racchiusi in modalità. Ad esempio, nella modalità definita Retrò, troviamo il classico Defender of the Crown sviluppato per Amiga e qui riproposto in chiave 1:1 in tutto e per tutto. Un vero e proprio salto indietro nel tempo con tutti i pro e contro.
Per chi non lo sapesse, Defender of the Crown risale alla fine degli anni ‘80 e all’epoca contribuì a rivoluzionare il genere degli strategici cercando di dare all’esperienza di gioco un taglio più cinematografico e coinvolgente, sfruttando le tecnologie nuove dell’epoca. D’altro canto, sul versante ludico il titolo ha prestato il fianco, già all’epoca, a diverse critiche che andremo poi ad analizzare nel dettaglio nei successivi paragrafi.

Tornando alle modalità, abbiamo quella definita “Classica” che vede la stessa esperienza Retrò ma dal taglio grafico completamente rivisitato e aggiornato. In parole povere: stesso gioco ma con la grafica moderna. Un remake. Non solo, alcune meccaniche di gioco sono state leggermente ritoccate, le animazioni rese più fluide e c’è stata qualche operazione di “taglia e cuci” per cercare di rendere il tutto più omogeneo e attuale e sì, hanno rimosso parte delle sequenze con le fanciulle. Anche qui, pro e contro dell’originale si confermano, soprattutto sul versante ludico.
Altra modalità di gioco da segnalare è quella denominata “modalità Regno”. Si tratta dell’unico elemento realmente nuovo della collection, un titolo “inedito” ma sempre affine all’identità del titolo seppur piegato a meccaniche decisamente moderne. Eccoci quindi con mappe generate proceduralmente, dadi che alimentano l’elemento della fortuna, livelli di difficoltà personalizzabili e un’infrastruttura roguelite non originalissima ma che riesce a garantire una buona rigiocabilità. Il tutto risulta però come una sorta di bonus non proprio amalgamato bene con la filosofia ludica del gioco stesso.

Riassumendo, abbiamo una remastered, un remake e un piccolo bonus con regole ludiche nuove, tutto in un unico pacchetto che funge da celebrazione di un titolo di fine anni ‘80. Viene da sé che, chi non lo ha particolarmente amato al tempo, difficilmente potrebbe cambiare idea perché, come vedremo, non è cambiato poi molto e il titolo porta con sé l’inevitabile peso degli anni nonostante una nuova veste grafica. Detto ciò, diamo un’occhiata all’ambientazione e alla narrazione!
Defender of the Crown: The Legend Returns è ambientato in Inghilterra, epoca del buon Robin Hood, nel dettaglio, siamo nel periodo post Re Riccardo, in piena crisi di successione. Non essendoci un erede legittimo, i vari lord iniziano a farsi guerra tra loro. Le faide interne non sono però l’unico pericolo vista la pressione esterna dei normanni pronti a invadere il Regno. Noi potremo scegliere un lord e poi iniziare la nostra ascesa al potere in una serie di mosse a turni la cui durata complessiva ti sorprenderà in negativo per la brevità. Ma bando alle ciance e andiamo a vedere come si gioca a Defender of the Crown: The Legend Returns!

Uno strategico a turni troppo semplice
Defender of the Crown: The Legend Returns è uno strategico gestionale in 2D a turni, almeno per quanto riguarda la modalità Retrò e quella Classica, ossia le due ancorate al gioco originale e che sono il pacchetto principale dell’offerta. Come detto, sono praticamente lo stesso gioco salvo alcune modifiche tecniche nella versione remake. La partita inizia chiedendoci quale lord interpretare. Ognuno di questi ha determinate caratteristiche che vanno flebilmente a influenzare le nostre strategie.
Il compito, come ovvio, è quello di espandere i nostri domini fino ad ascendere alla conquista totale dell’Inghilterra. Per farlo, dovremo gestire, a turni, le nostre truppe e risorse, spostandoci di zona in zona. Ci saranno inevitabili scontri ma la strategia vincente permane quella quantitativa legata al numero di risorse in nostro possesso. Ciò va a confermare la fiacchezza strategica del titolo che presta il fianco alla complessità dei congeneri moderni.

Sì, la versione remake dell’originale ha modificato alcuni elementi cercando di rendere le varie attività leggermente più articolate. Parliamo nel dettaglio di assedi, salvataggi delle principesse e le giostre medievali. Tutte attività incluse nel nostro percorso di “dominio” che diventano però abbastanza velocemente ripetitività perdendo velocemente l’impatto “uao” iniziale legato soprattutto a differenze cinematiche con passaggi da terza a prima persona in base all’attività.
Il sistema rimane semplice e anche abbastanza criptico in alcuni casi, come la giostra medievale che non siamo riusciti a padroneggiare e gestire come avremmo voluto, oltre che ripetitivo. Gli scontri automatici, ad esempio, seppur più approfonditi nel remake, permangono abbastanza “asciutti” e lascia come tattica vincente sempre quella già citata dell’accumulo di risorse in meri termini quantitativi. Più hai, più vinci, vanificando la differenza iniziale tra i lord.

Ciò mina anche la longevità del titolo la cui run può essere completata, se si ha un minimo di esperienza nel genere, anche in un’ora. Per quanto riguarda la modalità Regno di Defender of the Crown: The Legend Returns, ossia l’elemento realmente inedito del pacchetto, qui le regole cambiano. Abbiamo tra le mani una sorta di deckbuilding roguelite con elementi procedurali. Il deck di carte sostituisce i territori ma lo scopo finale è lo stesso: conquistare l’Inghilterra. Per farlo, bisogna tirare dadi e giocare le carte che vanno a influenzare proprio i dadi stessi. Il vincitore è colui che alla fine delle carte, avrà il valore più alto.
Tra carte che possono modificare le regole dello scontro e altre in grado di creare quasi dei tranelli, i primi scontri in questa modalità riescono a dare una bella rinfrescata generale al titolo. Anche le attività, ossia i minigiochi d’assedio, ecc. mutano la loro forma e si adattano a queste nuove regole. Banalmente, l’assedio richiede di indovinare la sequenza di dadi partendo da un indizio mentre i tornei richiederanno lanci di dadi continui nel tentativo di schivare il numero uno.
Seppur molto diverse dal prodotto originale e quindi dalle prime due modalità di riferimento, Regno è tra i tre quello più coraggioso e ben riuscito. La modernità del gameplay, seppur semplice e inevitabilmente ripetitivo nel lungo termine, regala una buona rigiocabilità e incita ad approcciarsi più e più volte per azzardare diverse strategie, nonostante l’elemento casuale sempre presente.

Grafica e sonoro
Graficamente parlando, Defender of the Crown: The Legend Returns regala un buon mix. La cinematograficità dell’originale è ancora lì ma, nonostante il buon lavoro del remake, di sicuro non è ancora al passo coi tempi. La nostalgia è comunque inevitabile e l’impatto scenico è positivo. Anche il lavoro del remake, visibile soprattutto nell’interfaccia ora più intuitiva e immediata, funziona. Così come funziona la veste grafica per la modalità Regno, che coinvolge nella sua semplicità.
Il sonoro è in linea col passato. Non sorprende né risulta particolarmente memorabile ma svolge il suo compito da inizio alla fine risultando un buon accompagnatore, mai invadente o eccessivamente ridondante. Da segnalare infine la graditissima presenza dei sottotitoli in lingua italiana.
