Sviluppato da Fogo Games e pubblicato da Nuntius Games in sinergia con Vsoo Games, è uno sparatutto in terza persona in pixel art 2D con visuale isometrica che ci vede affrontare orde di zombie padroneggiando ben quattro personaggi diversi. Siamo quindi dinanzi all’ennesima pandemia ma con l’aggiunta di graffiti da dover realizzare in giro per la città. Noi abbiamo affrontato centinaia e centinaia di zombie su Nintendo Switch e questa è la nostra recensione!
Ghetto Zombies: Graffiti Squad tra zombie e graffiti
Ghetto Zombies: Graffiti Squad ha un incipit fumettoso che funge da introduzione a un gioco che della narrativa sembra quasi dimenticarsene tra un’orda e un’altra di zombie. Il che è un peccato visto che poteva cercare di differenziarsi dall’oceano di altri titoli che includono zombie. Ma tornando a noi, a spiccare subito a livello narrativo, seppur giusto per estetica, sono i quattro comprimari.
Parliamo di giovani ragazzi mutanti, due maschi e due femmine, che si differenziano come detto per estetica oltre che per abilità e statistiche. Una differenza quindi più ludica che narrativa visto che avremo ben pochi scambi da leggere. Il gioco, infatti, si piega velocemente al gameplay lasciando all’azione su schermo il ruolo di protagonista. Eppure qualche idea carina c’è: siamo davanti all’ennesima invasione di zombie con tanto di cittadini tramutati in mostri affamati di cervello…

Eppure, non tutto è perduto. Alcuni sono sopravvissuti e si stanno barricando in un quartiere con tanto di ricerche scientifiche in atto. Lo scopo? Cercare una cura. Per farlo però, c’è bisogno di raccogliere il DNA direttamente dagli zombie ambulanti. Ed ecco quindi che si manda all’azione proprio i quattro giovani protagonisti prima citati. Spetta a loro il compito di massacrare gli invasori, difendere la città e raccogliere DNA.
Ma non solo… perché non fare qualche bel graffito di tanto in tanto? Esatto, i protagonisti dovranno abbandonarsi all’antica arte di disegnare sui muri di città per attirare l’attenzione di nuove ondate di zombie da massacrare e progredire ulteriormente. Una meccanica inizialmente carina e folle, in linea con l’umorismo proposto dal titolo che no, non si prende praticamente mai sul serio, e che vede anzi negli zombie stessi un’ulteriore elemento umoristico. Tra pseudo mostri di Frankenstein in mutande bianche con cuoricini rossi a mostruosi colossi simili-Hulk, c’è un po’ di tutto in Ghetto Zombies: Graffiti Squad.

Uno sparatutto classico e caciarone
Ghetto Zombies: Graffiti Squad è uno sparatutto in terza persona 2D a due levette. Di quelli dove devi muoverti, puntare e sparare tutto manualmente. niente automatismi. In più, qui dovrai prestare molta attenzione ai tempi di ricarica delle armi, alcune decisamente molto lente. Essenziale quindi creare una build varia ma efficace per tutte le situazioni. Tale build la si costruisce cercando ed equipaggiando le giuste armi che sono un po’ le co-protagoniste del titolo.
Ci sono diverse bocche da fuoco con alcune davvero fuori di testa. Peccato che le hitbox non siano eccellenti, anzi. Alcune bocche da fuoco restituiscono un feedback impreciso e quasi scomodo che ti porterà ben presto a focalizzarti unicamente su quelle più precise e comode da utilizzare. Altro elemento essenziale con cui dovrai giostrarti, è l’hub di gioco. L’unica zona sicura. Questa la si ottiene in specifici checkpoint in cui oltre a salvare il gioco, potrai scendere in una sorta di bunker.

Qui troverai gli unici personaggi non giocanti con cui interagire anche se fungono da meri strumenti per potenziare o ricaricare armi, cambiare equipaggiamento o anche potenziare le tue statistiche. Qui potrai anche cambiare personaggio. Questi sono discretamente diversi tra loro soprattutto per specifiche abilità da attacco fisico ravvicinato a mosse difensive semi fantascientifiche. Durante le scorrazzate nel livello di gioco, invece, lo scopo è essenzialmente uno: sterminare zombie. Occhio però alle munizioni che si possono esaurire velocemente alimentando un livello di difficoltà da non prendere sottogambe.
Uccidere i nemici, oltre a farti sopravvivere, ti permette di accumulare valute di gioco da investire in bidoni d’immondizia in cui potrai recuperare energie vitale o nuove armi da equipaggiare. Per progredire, invece, dovrai darti ai graffiti. Questa pratica che richiede la pressione di un solo tasto, attira nuovi zombie ma sblocca anche degli zainetti in cui potresti trovare delle chiavi. Tali chiavi sono essenziali per aprire cancelli e sbloccare nuove aree d’esplorazione. Tutto ciò per un percorso lineare che ti porterà all’inevitabile boss di turno.
Ecco, Ghetto Zombies: Graffiti Squad è essenzialmente tutto qui. La longevità sfiora appena le 4-5 ore ma la ripetitività ludica emerge già dopo la prima ora. Questo avviene perché, essenzialmente, Ghetto Zombies: Graffiti Squad si gioca subito tutte le sue carte e, nonostante una buona varietà di nemici e un cambio di biomi, non avviene altro di significante, neanche sul piano narrativo che, come anticipato, si nasconde dietro lo stesso gameplay. Un peccato considerando il potenziale di base.

Grafica e sonoro
La grafica in pixel art scelta da Ghetto Zombies: Graffiti Squad è molto carina, nostalgica e funzionale all’esperienza. L’impatto generale è positivo e appaga nonostante una certa ripetitività tipica delle orde di zombie. Eppure, sono proprio i nemici ad attirare di più grazie anche al loro lato più “buffo”. Buona anche la cura al dettaglio degli ambienti che risultano uno scenario gradevole in cui dar libero sfogo alla devastazione. Buona anche l’interfaccia di gioco, intuitiva e pratica.
Il sonoro è gradevole e fa il suo dovere seppur senza mai brillare davvero per originalità o ritmo. Buoni gli effetti sonori. Per quanto riguarda le modalità offerte dall’ibrida Nintendo, entrambe si prestano bene per Ghetto Zombies: Graffiti Squad con quella portatile maggiormente consigliata in quanto ospita al meglio il mondo pixelloso oltre a sposarsi adeguatamente alla filosofia mordi e fuggi delle partite. Da segnalare, infine, la totale assenza della lingua italiana anche se c’è poco da leggere e quel poco è molto semplice da comprendere.
