Originariamente sviluppato da Crystal Dynamic e recuperato da Aspyr che ne cura la trasposizione per Nintendo Switch 2, Rise of The Tomb Raider: 20 Year Celebration torna nella sua edizione definitiva con un pacchetto ancora più completo ed esaustivo dell’edizione che la vide sbarcare in casa Sony, contenente tutti i DLC usciti da dopo la pubblicazione a ora. In più, con l’aggiunta notevole dell’inedita modalità portatile. Noi abbiamo rivissuto le avventure della sempre iconica Lara Croft sulla nuova ibrida Nintendo e questa è la nostra recensione!
Rise of The Tomb Raider: 20 Year Celebration ora è accessibile a tutti
L’operazione principale di Rise of The Tomb Raider: 20 Year Celebration è innegabilmente quello di rendere il titolo finalmente disponibile a tutti, su qualsiasi console. Nel caso specifico, su Nintendo Switch 2. Questo si traduce in un’occasione sicuramente golosa per chi non ha mai avuto modo di giocarci. Tutti gli altri, non troveranno grandi motivazioni per riacquistare il titolo se non per viverla in modalità inedite come quella portatile, qui molto ben implementata con una fluidità che ci ha gradevolmente sorpreso.
Oltre ciò, il titolo ripresenta tutti i contenuti standard con l’aggiunta di ogni DLC precedentemente pubblicato. Tra questi abbiamo il DLC di “Baba Jaga: Il tempio della Strega” con le sue sfumature quasi da horror, “Il Risveglio della Fredda Oscurità”, “Legami di Sangue”, “L’incubo di Lara” e infine anche la modalità Stoicismo e Stoicismo Co-op. In più, sono presenti anche otto completi e sette armi come contenuti esclusivi che si aggiungono agli extra già visti altrove tra carte spedizione, livello di difficoltà Sopravvivenza Estrema, cinque modelli in-game classici per Lara e il completo invernale rivisitato di Tomb Raider III.

Un pacchetto sicuramente corposo che garantisce una longevità di tutto rispetto ma che, come già detto, potrebbe non essere abbastanza per chi ha già spolpato l’edizione originale con relativi contenuti aggiuntivi. Detto ciò, diamo una spolverata alla narrazione di Rise of The Tomb Raider: 20 Year Celebration. Parliamo, come detto, del secondo capitolo della trilogia reboot, pubblicato originariamente come esclusiva temporanea per console XBOX nel lontano 2015, sequel diretto di Tomb Raider del 2013 e prequel di Shadow of the Tomb Raider del 2018.
Parliamo quindi di un capitolo centrale, strettamente collegato al Tomb Raider che vedeva il reboot con protagonista una giovane e inesperta esploratrice vittima di un brutale incidente che ha dato poi il via a un percorso che l’ha resa quella che è ora in Rise of the Tomb Raider. Qui, infatti, Lara è alle prese con una vera e propria spedizione in quel di Kitez, una città perduta piena di misteri. Ed è quindi in Siberia, tra caverne e distese innevate che si svolge un’avventura di cui confermiamo la bontà sia in termini di longevità che di qualità di scrittura.
Il cast di personaggi riesce a emozionare e a coinvolgere, inclusa la nemesi, ossia la società segreta nota come Trinità, i cui agenti sono coloro che tenteranno di mettere i bastoni tra le ruote delle nostre spedizioni. Il tutto con al centro un artefatto misterioso che promette l’immortalità: la Sorgente Divina. La struttura narrativa lineare è abbastanza classica, perfettamente in linea con la tipologia del gioco e riesce a trascinare grazie a una buona messa in scena e soprattutto a buon ritmo, nonostante alcuni colpi di scena siano decisamente troppo “telefonati”.

Un gameplay ancora oggi solido
Rise of The Tomb Raider: 20 Year Celebration è un action adventure in terza persona 3D con un combat system che mixa combattimenti corpo a corpo e attacchi a distanza, con diverse bocche da fuoco. Prima di tutto, il titolo, da bravo sequel, recupera e migliora le basi del proprio prequel fortificandone soprattutto l’esplorazione. Ecco quindi che ci ritroviamo in ambienti più vasti e articolati con le tombe e le segrete che spiccano per complessità degli enigmi ambientali, decisamente più in linea con il mondo di Tomb Raider stessa.
Il combattimento è fluido e anche su Nintendo Switch 2 si comporta in modo semplice e immediato, nonostante qualche piccolo “ritardo” che non danneggia comunque l’esperienza complessiva del titolo. Presente nuovamente un sistema di potenziamenti e relativa personalizzazione con tanto di esperienza e risorse da raccattare in giro. Il crafting molto elementare ma pratico e coerente serve per l’equipaggiamento ma anche per potenziare le abilità stessa di Lara.
A potenziare invece la lore del gioco, abbiamo una serie di elementi opzionali da scovare in luoghi segreti con tanto di mappa che ci aiuta a tenere il punto di quanto svelato con successo. Insomma, e qui c’è il vero stupore di questa edizione, Rise of The Tomb Raider: 20 Year Celebration riesce a recuperare tutto e a riportarlo sull’ibrida Nintendo con una fedeltà quasi pari all’edizione originale che, ricordiamo, è uscita su Xbox 360, PlayStation 4 e Xbox One. Ecco, quella vastità e quella fluidità le ritroviamo anche in modalità portatile oltre che in doc ma ad alcuni compromessi che andiamo subito a svelare.

Grafica e sonoro
Graficamente parlando, non ci sono stati interventi specifici se non quelli necessari affinché il titolo potesse girare in modo quanto più fluido e fedele su Nintendo Switch 2. C’è riuscita? Sì. Ma ci sono dei compromessi tra cui i 30 FPS fissi a prescindere dalla modalità di gioco scelta. Questo permette di giocare senza grossi caricamenti o rallentamenti di sorta ma oggi tale limite è decisamente più visibile che in passato soprattutto se paragonati ad altri titoli che girano sulla stessa console.
Se a questo aggiungiamo l’innegabile peso del tempo, è palese che Rise of The Tomb Raider: 20 Year Celebration non spicchi molto per la veste grafica eppure, il titolo riesce comunque a sorprendere per vastità e per alcune scene veramente cinematografiche. La mole di elementi e la fluidità dei combattimenti si difendono entrambi molto bene, potenziati dal comparto sonoro che si conferma all’avanguardia. Infine, la presenza della lingua italiana non può che confortarci.
Nota extra per una piccola aggiunta a questa edizione, ossia la possibilità di utilizzare la modalità mouse, esclusiva Nintendo Switch 2. Il sistema, lo dobbiamo ammettere, ci ha sorpreso ma allo stesso tempo convinto in modo parziale. Tra tutte le modalità di gioco, è quella meno intuitiva e più legnosa, rendendo anche più complicato gestire la telecamera. Insomma, un peccato. Così come è un peccato la scelta di isolare l’utilizzo del giroscopio alla sola analisi e rotazione degli oggetti e non ad altre funzioni come la mira con l’arco.
